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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33372/2025 del 08/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Firenze che aveva confermato la sua condanna per il reato previsto dall'art. 22, commi 12 e 12-bis, d.lgs. n. 286/1998, a mesi nove di reclusione ed euro 25.000 di multa. Con unico motivo ha dedotto di non comprendere la lingua italiana e ha lamentato che gli atti a lui riferibili non sarebbero stati tradotti. La Corte di cassazione ha rilevato che la doglianza si limitava ad affermare un pregiudizio astratto, senza indicare quali atti non fossero stati tradotti né spiegare in che modo la mancata traduzione avesse inciso in concreto e attualmente sulle sue strategie difensive o sul suo interesse a ricorrere.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha applicato il principio secondo cui, quando si lamenta l'omessa traduzione di atti in favore dell'imputato alloglotto, occorre allegare e dimostrare un interesse a ricorrere concreto, attuale e verificabile, specificando quali atti siano stati omessi e quale pregiudizio illegittimo ne sia derivato. Poiché il ricorrente aveva dedotto solo un pregiudizio generico e non aveva indicato gli atti asseritamente non tradotti, è stata pronunciata l'inammissibilità con condanna al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 22, commi 12 e 12-bis, d.lgs. n. 286/1998

    norma incriminatrice posta a base della condanna confermata in appello; il contenuto precettivo non è ulteriormente esaminato nella decisione, che riguarda solo il profilo processuale della traduzione degli atti.

  • art. 3 c.p.p.

    richiamato implicitamente dal tema della traduzione degli atti per l'imputato alloglotto; la Corte ribadisce che l'eccezione richiede allegazione di un pregiudizio concreto e attuale.

  • art. 178 c.p.p.

    la mancata traduzione è trattata come nullità a regime intermedio, deducibile solo con allegazione di un interesse concreto, attuale e verificabile.

  • art. 180 c.p.p.

    richiamato in via implicita per il regime intermedio della nullità dedotta.

  • art. 591 c.p.p.

    base processuale della declaratoria di inammissibilità del ricorso per difetto di specificità del motivo.

  • art. 616 c.p.p.

    fondamento della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Chi deduce in cassazione l'omessa traduzione di sentenza o atti in favore dell'imputato alloglotto deve allegare in modo specifico quale atto non sia stato tradotto e deve indicare un pregiudizio concreto, attuale e verificabile.
  • La mera allegazione di un pregiudizio astratto o potenziale non è sufficiente a fondare l'interesse a ricorrere quando si eccepisce una nullità a regime intermedio per mancata traduzione.
  • L'omessa traduzione di atti non determina automaticamente l'accoglimento del ricorso: il giudice di legittimità verifica la concretezza dell'interesse dedotto e, in difetto di specificità, dichiara l'inammissibilità.
  • Il motivo di ricorso che censuri la mancata traduzione deve indicare in che misura la conoscenza tardiva o mancata dell'atto abbia inciso sulle strategie difensive dell'imputato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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