Cassazione Penale, Sentenza n. 46709/2023 del 21/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente contestava la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici (artt. 633-639-bis c.p.), sostenendo che la porzione di particella 933 prospiciente il fiume Tusciano fosse già di sua proprietà per acquisto a titolo derivativo o per accrescimento naturale (accessione fluviale ex art. 941 c.c.), e chiedeva la rinnovazione dell'istruttoria per dimostrare che l'incremento del fondo fosse antecedente al suo acquisto, con la conseguenza che le opere realizzate sarebbero legittime e non costituirebbero invasione di demanio pubblico. Inoltre censurava l'individuazione del momento consumativo del reato.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che la porzione di terreno in riva al fiume Tusciano rientri nel demanio idrico (art. 822 c.c.) e che, conformemente all'art. 823 c.c. e alla riserva finale dell'art. 941 c.c. ("salvo quanto è disposto dalle leggi speciali"), l'accessione fluviale non può produrre l'acquisto di beni demaniali. Ne consegue che le opere realizzate senza titolo abilitativo configurano occupazione arbitraria di area demaniale. La Corte ha inoltre confermato che il reato ha natura permanente e che il momento consumativo è la cessazione dell'occupazione illegittima, individuata nel sequestro preventivo del 12/07/2016; la richiesta di rinnovazione istruttoria è stata ritenuta superflua dato il quadro probatorio e la natura demaniale del fondo. Condanna alle spese processuali a carico del ricorrente.
Norme richiamate
Norme che disciplinano il reato di invasione di terreni o edifici; la fattispecie può avere natura permanente quando l'occupazione abusiva si protragga nel tempo.
ultimo inciso: "salvo quanto è disposto dalle leggi speciali"
La regola generale sull'accessione fluviale è limitata dalla riserva delle leggi speciali: per i beni demaniali (es. acque pubbliche) l'acquisto per accrescimento non opera se le leggi speciali lo escludono.
Elenca i beni del demanio pubblico, includendo i fiumi; tali beni appartengono al demanio pubblico e sono sottratti alla disponibilità privata.
Stabilisce che i beni demaniali sono inalienabili e non possono costituire oggetto di diritti privati, salvo quanto previsto dalle leggi che li riguardano.
Massime di principio
- Le porzioni di terreno che ricadono nel demanio idrico (rivi, fiumi, alvei) non possono essere acquisite per accessione fluviale quando le leggi speciali escludono tale effetto; occorre verificare la qualificazione demaniale prima di invocare l'acquisto per accrescimento.
- La costruzione di opere su area demaniale priva di titoli abilitativi configura occupazione arbitraria e integrazione del reato di invasione di terreni o edifici; il possesso o il titolo derivativo sul fondo contiguo non legittima l'ampliamento abusivo in area demaniale.
- Il reato di invasione ha natura permanente: il momento consumativo può essere individuato nella cessazione dell'occupazione abusiva (es. data del sequestro o della rimozione), rilevante ai fini dei termini di prescrizione.
- La richiesta di rinnovazione istruttoria in appello può essere respinta se lo stato probatorio è già chiaro e la questione decisiva riguarda la natura demaniale del bene, che rende irrilevanti gli accertamenti propri del diritto privato sulla proprietà.
- In situazioni analoghe è consigliabile: verificare immediatamente lo stato giuridico del fondo (demaniale o privato), acquisire eventuali titoli amministrativi prima di intervenire, e, se si contesta la qualificazione demaniale, promuovere azioni amministrative o giudiziali specifiche per l'accertamento della demanialità.
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