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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33398/2022 del 12/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale della libertà di Catanzaro che aveva respinto la richiesta di riesame avverso la conferma degli arresti domiciliari a carico di Daniele Lobello. Le accuse riguardano, tra l'altro, trasferimento fraudolento di valori (intestazioni societarie fittizie), autoriciclaggio e favoreggiamento reale nell'ambito dell'attività imprenditoriale della famiglia Lobello, con presunti legami con articolazioni 'ndranghetistiche. Il ricorrente deduce assenza di gravità indiziaria, vizio di motivazione sul dolo specifico di eludere misure di prevenzione patrimoniali, prescrizione di alcuni reati per fatti risalenti (2007-2009), e carenza di motivazione circa le esigenze cautelari e il pericolo di inquinamento delle prove.

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha respinto. La Corte ha confermato la valutazione del Tribunale del riesame circa la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in relazione alle intestazioni societarie fittizie e alle movimentazioni finanziarie (anche se tracciate) idonee a complicare l'individuazione della provenienza dei fondi; ha ritenuto corretta l'analisi della continuità e della protrazione delle operazioni fino a date successive (2016-2019) tali da escludere automaticamente la prescrizione invocata; ha condiviso la conclusione che dall'insieme probatorio (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, interdittive antimafia, ruoli e deleghe societarie) emergessero esigenze cautelari concrete, specie per il rischio di prosecuzione dell'attività delittuosa attraverso società riconducibili al gruppo e per il pericolo di inquinamento probatorio. Quanto all'autoriciclaggio, la Corte ha richiamato il principio per cui la condotta dissimulatoria deve essere successiva al reato presupposto e ha ritenuto comunque costituito un quadro indiziario idoneo.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    norma procedurale che disciplina il Tribunale adito per il riesame delle misure cautelari; utilizzata per inquadrare la competenza alla decisione impugnata

  • art. 512-bis cod. pen.

    reato di trasferimento fraudolento di valori: la Corte ribadisce che per la sua integrazione occorre individuare i beni/risorse trasferite, dimostrare la loro provenienza economica dal titolare reale e la finalità di eludere misure di prevenzione patrimoniali; non è sufficiente la mera disponibilità formale

  • artt. 34 e 34-bis D.L.vo 6 settembre 2011, n. 159

    richiamati come quadro normativo delle misure di prevenzione patrimoniali che il reato di cui all'art. 512-bis intende eludere; la sussistenza del rischio di applicazione di tali misure è rilevante ai fini della configurazione del reato

  • art. 273, comma 2, cod. proc. pen.

    norma processuale invocata in tema di prescrizione; la Corte ha ritenuto che il ricorso non fornisse elementi concreti per sostenere la prescrizione, atteso il proseguimento e la reiterazione di operazioni fino a date più tarde

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    riferimento normativo relativo ai motivi di cassazione; la censura sulla prescrizione è stata ritenuta generica e aspecifica

  • art. 648-ter1 cod. pen.

    richiamato in tema di autoriciclaggio/riciclaggio: la Corte osserva che la dissimulazione deve rendere più difficoltosa l'individuazione della provenienza illecita e che la tracciabilità delle operazioni non esclude automaticamente tale finalità

Massime di principio

  • Per il reato di trasferimento fraudolento di valori (art. 512-bis) occorre: a) individuare i beni o le quote societarie oggetto di fittizia intestazione; b) dimostrare, anche con mezzi indiziari, che le risorse impiegate provengono dal reale titolare; c) verificare la finalità di eludere misure di prevenzione patrimoniale. La sola disponibilità materiale non basta.
  • La provenienza tracciabile di somme o la modalità formale delle operazioni non esclude automaticamente la finalità elusiva: una serie di passaggi tra conti societari riconducibili allo stesso gruppo può comunque ostacolare l'individuazione della fonte e costituire indizio di elusione.
  • Nel valutare la prescrizione vanno considerati non solo gli atti costitutivi originali (es. 2007-2009) ma anche le successive operazioni e ampliamenti societari che possono protrarre nel tempo la rilevanza penale, con conseguente esclusione automatica della prescrizione se il fatto è stato "prorogato" da condotte successive.
  • Per l'autoriciclaggio è necessario che la condotta di dissimulazione sia successiva al delitto presupposto; non può coincidere con l'elemento materiale del reato originario se si vuole evitare duplicazioni della rilevanza penale.
  • Nelle misure cautelari il giudice può tener conto di elementi indiziari complessivi (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, interdittive antimafia, ruoli e deleghe societarie) per ritenere sussistenti esigenze cautelari: la presenza di società e patrimoni disponibili al soggetto indagato, anche se oggetto di sequestro parziale, può giustificare la persistenza del pericolo di reiterazione o di inquinamento probatorio.
  • Le censure generiche sulla mancanza di motivazione o sulla prescrizione necessitano di specificità e di indicazione di elementi concreti: la Cassazione respinge i ricorsi che non individuano chiaramente i punti di criticità della decisione impugnata.

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