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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2729/2025 del 22/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza di condanna pronunciata a seguito di rito abbreviato per omissione di statuizione sulle pene accessorie: in particolare l'interdizione dai pubblici uffici e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, in relazione alla condanna per plurimi delitti di concussione. Si è dedotto che tali pene accessorie devono essere applicate e determinate sulla base della disciplina previgente (lex mitior) e parametrate alla pena principale effettivamente irrogata dopo la diminuzione prevista per il rito abbreviato

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso in parte: ha ritenuto ammissibile e fondato il motivo relativo all'omessa statuizione sulle pene accessorie; ha stabilito che, poiché i fatti sono anteriori alla modifica del 2019, va applicata la disciplina previgente dell'art. 317-bis (lex mitior) e la durata delle pene accessorie deve essere determinata in misura temporanea, atteso che la pena principale, dopo la riduzione per il rito abbreviato, è risultata inferiore a tre anni (pena base per il più grave reato fissata in due anni e otto mesi). Ha quindi annullato la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Treviso - Ufficio G.i.p. per la determinazione concreta, ai sensi dell'art. 133 c.p., delle pene accessorie

Norme richiamate

  • art. 317-bis cod. pen. (formulazione previgente alla L. 9 gennaio 2019, n. 3)

    "[L]a condanna per i reati di cui agli articoli 314, 317, 319 e 319-ter importa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nondimeno, se per circostanze attenuanti viene inflitta la reclusione per un tempo inferiore a tre anni, la condanna importa l'interdizione temporanea"

    Applicazione della disciplina previgente (lex mitior) perché i fatti sono anteriori alla modifica; la pena accessoria deve essere temporanea se la pena principale concreta è inferiore a tre anni

  • art. 32-ter cod. pen.

    Riguarda l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione; la Corte ha ritenuto che, nella formulazione previgente utile al caso, questa pena accessoria vada applicata e determinata in misura temporanea

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri da utilizzare dal giudice per la determinazione in concreto della durata della pena accessoria (circostanze, gravità, personalità del reo, ecc.)

  • art. 37 cod. pen.

    La Corte esclude l'uso di una 'perequazione automatica' per fissare la durata della pena accessoria e richiama la determinazione concreta ai sensi dell'art. 133

  • art. 2, quarto comma, cod. pen.

    Principio della lex mitior: applicazione della normativa più favorevole all'imputato quando i fatti sono anteriori a successive modifiche peggiorative

  • art. 608 cod. proc. pen.

    Consente al pubblico ministero di proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza di condanna che abbia omesso la statuizione su pene accessorie non a durata fissa

Massime di principio

  • Il pubblico ministero può impugnare per cassazione la sentenza di condanna emessa con rito abbreviato quando questa omette di decidere su pene accessorie che non hanno durata predeterminata
  • Se i fatti sono anteriori a modifiche legislative peggiorative, si applica la lex mitior: va quindi valutata la disciplina previgente per stabilire natura e durata delle pene accessorie
  • La durata delle pene accessorie si determina in concreto in base ai criteri dell'art. 133 c.p.; non si può ricorrere a una mera perequazione automatica con riferimento ad altre misure
  • Nel rito abbreviato va considerata la pena principale concreta così come risultante dopo la diminuzione per il rito (e non la pena teorica o aumentata per continuazione) per stabilire se le pene accessorie debbano essere temporanee o perpetue
  • In caso di condanna per concussione, l'interdizione dai pubblici uffici e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione sono pene accessorie che devono essere esaminate e motivate dal giudice di merito; se omesse, ciò legittima l'annullamento con rinvio da parte della Cassazione

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