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Sentenza

Sentenza n. 640/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna (Sezione Seconda) n. 654/2022.

Giustizia amministrativa202302749

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Emilia Romagna che aveva respinto il ricorso contro il diniego comunale di riesame delle istanze di condono edilizio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente in primo grado aveva impugnato il provvedimento comunale di rigetto della richiesta di riesame delle istanze di sanatoria edilizia presentate ai sensi delle leggi n. 47/1985 e n. 724/1994. In appello ha dedotto: error in iudicando e difetto di istruttoria in relazione al parere della società gestore del servizio fognario, sostenendo l'irrilevanza della relativa relazione; erronea declaratoria di improcedibilità delle istanze di condono per carenze documentali; necessità di una valutazione unitaria delle istanze di condono; natura non essenziale e limitata degli abusi; nullità dell'atto per mancanza dell'oggetto e intervenuta usucapione dell'area interessata dall'acquisizione comunale. In particolare, l'appellante ha sostenuto di avere prodotto la documentazione necessaria e che gli interventi abusivi, considerati singolarmente, non fossero ostativi alla sanatoria. Ha inoltre dedotto la possibilità di accertare incidentalmente l'usucapione della particella interessata.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha rigettato l'appello e confermato la sentenza del TAR. Ha ritenuto infondate le censure relative all'area della Fossa Patara, rilevando che l'istruttoria comunale aveva accertato la permanenza della funzione di rete fognaria mista, con ricezione di acque meteoriche e reflue, e quindi l'inalienabilità delle aree interessate. L'usucapione della particella comunale non è stata ritenuta provata: non risultava dimostrato il possesso ventennale pacifico, continuo e indisturbato né l'animus rem sibi habendi; anzi, una relazione prodotta dallo stesso appellante confermava la consapevolezza della proprietà comunale, escludendo l'elemento psicologico necessario. È stata poi confermata la legittimità dell'esito negativo delle istanze per mancata integrazione documentale, poiché il termine di tre mesi previsto dall'art. 39, comma 4, della legge n. 724/1994 è perentorio e l'appellante non aveva ottemperato tempestivamente alla richiesta comunale. Il Collegio ha precisato che non era necessario stabilire se la documentazione richiesta fosse obbligatoria insieme all'istanza, poiché la questione riguardava documenti ulteriori richiesti dall'amministrazione durante l'istruttoria. Infine, il diniego è stato ritenuto legittimo anche in ragione della valutazione complessiva degli abusi: le opere dichiarate nelle diverse istanze erano funzionalmente collegate e avevano prodotto un organismo edilizio sostanzialmente diverso da quello originario. Non era quindi consentito considerarne atomisticamente i singoli elementi per sostenere la loro limitata rilevanza. L'appellante è stato condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 3.500 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 39, comma 4, l. n. 724/1994

    Il termine per l'integrazione documentale previsto dall'art. 39, comma 4, L. n. 724/1994 è perentorio.

    Il termine di tre mesi assegnato dall'amministrazione per integrare la documentazione necessaria alla definizione della domanda di condono è perentorio; la sua inosservanza legittima l'esito negativo dell'istanza.

  • art. 8 c.p.c.

    . . . usucapione sull'area in esame, accertabile in via incidentale dal giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 8 c.p.c.

    Il giudice amministrativo può procedere, ove rilevante, all'accertamento incidentale di una questione pregiudiziale concernente diritti; nel caso concreto, tuttavia, mancavano la prova del possesso utile e dell'animus rem sibi habendi.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Visto l'art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    La disposizione è richiamata in relazione alla trattazione dell'udienza di smaltimento dell'arretrato mediante collegamento da remoto; non incide sulla decisione di merito.

Massime di principio

  • Ai fini dell'integrazione documentale delle domande di condono edilizio, il termine di tre mesi previsto dall'art. 39, comma 4, della legge n. 724/1994 ha natura perentoria; la mancata ottemperanza alla richiesta dell'amministrazione entro tale termine legittima la definizione negativa dell'istanza, anche quando sia controverso se i documenti richiesti dovessero essere allegati originariamente alla domanda.
  • Nel valutare l'incidenza urbanistico-edilizia di una pluralità di opere abusive funzionalmente collegate, l'amministrazione deve procedere a una valutazione globale e unitaria, senza frazionare gli interventi in singoli elementi, quando l'insieme delle opere realizzi un organismo edilizio sostanzialmente diverso da quello originario.
  • L'accertamento incidentale dell'usucapione nel giudizio amministrativo presuppone la prova dei relativi elementi costitutivi, compresi il possesso utile e l'animus rem sibi habendi; la consapevolezza del privato circa la proprietà pubblica dell'area è incompatibile con tale elemento psicologico.
  • La permanenza della funzione di rete fognaria mista su un'area pubblica, risultante dall'istruttoria tecnica, può impedire l'alienazione dell'area e giustificare il rigetto di una richiesta di riesame connessa a istanze di condono edilizio.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioQualificazione degli interventiAppello
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaOnere della prova e principio dispositivo

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