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Cassazione Penale, Ordinanza n. 31980/2026 del 26/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione di merito con la quale è stata affermata la sua responsabilità per i reati di rapina e lesioni. Ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al rigetto della richiesta di riapertura dell'istruttoria dibattimentale per l'escussione di due testimoni; violazione di legge e vizio di motivazione quanto alla sussistenza dei reati contestati e alla valutazione della prova; nonché violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione riguardo al diniego delle circostanze attenuanti generiche e al trattamento sanzionatorio. La Corte ha rilevato che le doglianze reiteravano questioni già prospettate in appello e disattese, mirando a una rivalutazione del compendio probatorio e del merito, non consentita in sede di legittimità.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i motivi fossero diretti a ottenere una nuova valutazione delle prove e fossero reiterativi di censure già esaminate dalla Corte d'appello. Li ha inoltre considerati manifestamente infondati, poiché la sentenza impugnata aveva adeguatamente motivato sulla non necessità della rinnovazione istruttoria, sull'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa, corroborate da riscontri oggettivi e soggettivi, sulla sussistenza dei reati, sul diniego delle attenuanti generiche e sulla proporzionalità della pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 603 c.p.p.

    La rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale non è necessaria quando il compendio probatorio sia ritenuto esaustivo e adeguato alla piena ricostruzione dei fatti e alla valutazione della responsabilità.

  • art. 133 c.p.

    La commisurazione della pena deve rapportarsi alla gravità del fatto e agli altri indici previsti dalla disposizione; in cassazione non è censurabile una pena congruamente motivata, se non frutto di arbitrio o illogicità.

Massime di principio

  • È inammissibile in sede di legittimità il ricorso che, sotto la forma della violazione di legge o del vizio di motivazione, solleciti una rivalutazione del compendio probatorio o una lettura alternativa dei fatti già esaminati dai giudici di merito.
  • Sono inammissibili anche le censure meramente reiterative di doglianze già dedotte in appello e ivi disattese, quando non evidenzino effettivi errori di diritto o vizi motivazionali rilevanti ai sensi di legge.
  • La rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale può essere negata quando il giudice di merito ritenga il materiale probatorio già acquisito esaustivo e adeguato alla ricostruzione dei fatti e alla decisione sulla responsabilità.
  • Ai fini del giudizio di responsabilità, le dichiarazioni della persona offesa possono essere ritenute attendibili quando siano corroborate da riscontri oggettivi e soggettivi.
  • Nel motivare il diniego delle circostanze attenuanti generiche, il giudice non deve esaminare analiticamente ogni elemento prospettato dalle parti, essendo sufficiente il riferimento agli elementi ritenuti decisivi o comunque rilevanti; gli altri si intendono disattesi o superati.
  • Nel giudizio di cassazione è inammissibile la censura volta a ottenere una nuova valutazione della congruità della pena quando la sua determinazione non sia frutto di arbitrio o di un ragionamento manifestamente illogico.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProveRapinaLesioniCircostanze del reatoPena e commisurazione
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonioDelitti contro la personaParte generale

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