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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12762/2025 del 02/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva confermato, fatta eccezione per la somma di €7.130, il decreto di perquisizione e sequestro del 1 ottobre 2024: contestata l'assenza di fumus delicti in relazione alle ipotesi di corruzione e altri reati (artt. 318, 319, 326, 353 c.p.), la carenza motivazionale, la sproporzione e genericità del sequestro (in particolare di dispositivi informatici) e le modalità di acquisizione della messaggistica WhatsApp, con violazione delle norme sul trattamento della corrispondenza e dei dati (art. 125, 254 e 353 c.p.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato la motivazione del Tribunale di Milano per carenza analitica nella verifica del fumus delicti e per l'assenza di elementi concreti e indiziari che colleghino il ricorrente agli accordi corruttivi ipotizzati. Ha inoltre ritenuto illegittimo l'approccio non selettivo e 'omnicomprensivo' al sequestro dei dispositivi informatici in assenza di criteri di selezione, perimetrazione temporale e motivazione che giustifichi l'estensione della misura, e ha osservato criticità nelle modalità pratiche di acquisizione della messaggistica WhatsApp essendo risultata impossibile la selezione prevista dal decreto. Conseguentemente ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rimesso gli atti al Tribunale di Milano per un nuovo riesame conforme ai principi di diritto indicati.

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 318

    Articolo richiamato come possibile ipotesi di reato (corruzione per l'esercizio della funzione); la Corte rileva l'assenza di elementi concreti che colleghino l'indagato a un accordo corruttivo e richiede indizi specifici per ritenere configurabile il reato.

  • Codice penale, artt. 319 e 321

    Richiamati come fattispecie alternative (corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio); la decisione sottolinea la necessità che il decreto indichi elementi che consentano di ritenere astrattamente configurabile l'accordo corruttivo.

  • Codice penale, art. 326

    Richiamato in relazione ad ipotesi di abuso d'ufficio o analoghe condotte; la Corte richiede collegamento probatorio tra condotta e beni oggetto di sequestro.

  • Codice penale, art. 353

    Norma richiamata in tema di corrispondenza e comunicazioni; la Corte mette in guardia sulla corretta applicazione delle garanzie procedimentali quando si acquisisce messaggistica elettronica.

  • Codice di procedura penale, art. 125

    Richiamato come parametro processuale generale: la Corte valuta la legittimità del provvedimento alla luce dei principi di adeguata motivazione e proporzionalità.

  • Codice di procedura penale, art. 254

    Norma sulla corrispondenza e sulla relativa acquisizione; la Corte evidenzia che l'accesso ai contenuti dei dispositivi deve rispettare le garanzie previste per la corrispondenza, pena l'inutilizzabilità.

  • Codice di procedura penale, art. 353

    Richiamato in relazione alla tutela della segretezza delle comunicazioni e alle modalità di ispezione dei dispositivi; la Corte segnala che la distinzione prevista (es. messaggi già ricevuti/lettI) richiede comunque misure selettive e rispettose delle norme.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 170/2023

    Citate le linee interpretative che consentono, in certi casi, l'ispezione dei dispositivi e l'estrazione di copie di messaggi già inviati/lettI; tuttavia la Corte di Cassazione richiama che l'applicazione deve essere accompagnata da selezione e motivazione che evitino qualsiasi approccio esplorativo.

Massime di principio

  • Per ritenere sussistente il fumus delicti in sede di sequestro probatorio è necessaria una motivazione analitica: il giudice deve indicare elementi concreti e indiziari che colleghino il soggetto alle condotte rilevanti, non limitarsi a richiamare generiche relazioni o rapporti passati.
  • Il sequestro di dispositivi informatici può essere 'esteso e omnicomprensivo' solo se il pubblico ministero motiva specificamente perché è indispensabile tale estensione rispetto al tipo di reato, al ruolo dell'indagato e alla difficoltà di individuare a priori gli oggetti di prova.
  • Il decreto che dispone il sequestro di dati informatici deve indicare le specifiche informazioni oggetto di ricerca, i criteri di selezione del materiale, la perimetrazione temporale dei dati rilevanti e i tempi/procedure per la selezione e la restituzione dei dati non pertinenti.
  • La strumentalità del bene rispetto al reato va motivata con rigore: non basta l'astratta compatibilità del contenuto del dispositivo con le indagini; occorrono ragioni logiche e proporzionate che giustifichino la sottrazione alla disponibilità dell'indagato.
  • Le acquisizioni di messaggistica (es. WhatsApp) devono rispettare le garanzie di legge sulla corrispondenza; anche quando la Corte Costituzionale autorizza l'accesso a messaggi già inviati/lettI, l'esecuzione pratica richiede criteri selettivi e modalità forensi per evitare acquisizioni esplorative o illegittime.
  • Se la polizia giudiziaria non è in grado di operare la selezione prevista dal decreto (per es. impossibilità tecnica di isolare i dati rilevanti), la mera sottrazione integrale dei dispositivi e del loro contenuto rischia di essere illegittima e il sequestro va proporzionato o riformulato.

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