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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 06119/2026 del 13/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del 09/06/2025 della Corte d'appello di Napoli che aveva rigettato la richiesta di estinzione per decorso del tempo delle pene inflitte con sentenze del 22/05/2010 (irrevocabile 08/07/2010) e del 01/10/2010 (irrevocabile 04/04/2012) e aveva revocato la sospensione condizionale della pena su istanza del Procuratore Generale ai sensi dell'art. 168, primo comma, n. 2 cod. pen., a seguito di condanna intervenuta con sentenza del 17/10/2017 (irrevocabile 22/03/2019). Il ricorrente contestava soprattutto che il giudice dell'esecuzione avesse individuato quale ostacolo all'estinzione la sopravvenuta condanna per reato "della stessa indole" (reato oggetto della sentenza 17/10/2017, art. 628 c.p.) ritenendolo della stessa indole dei reati per cui erano state inflitte le pene (art. 73 DPR 309/1990). La difesa sosteneva l'insussistenza degli elementi di "medesima indole" (diversi tempi, luoghi e interessi tutelati) e richiamava il principio per cui la causa ostativa deve riguardare reati commessi dopo l'inizio del decorso del termine di estinzione (dopo l'irrevocabilità). Il Procuratore Generale in Cassazione invece aveva chiesto l'annullamento dell'ordinanza ritenendo che il giudice dell'esecuzione avesse applicato erroneamente l'art. 172 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che il dies a quo del termine per l'estinzione decorre dall'irrevocabilità della sentenza o, quando l'eseguibilità dipende da una condizione (es. revoca della sospensione condizionale), dalla data in cui la causa della revoca si è verificata/è stata definitivamente accertata. Nel caso concreto il termine è decorso dal 04/04/2012 (passaggio in giudicato della sentenza che ha permesso l'applicazione della continuazione e la rideterminazione della pena oltre il limite per la sospensione). La Corte ha inoltre escluso la causa ostativa prevista dall'art. 172 ultimo comma perché la condanna "sopravvenuta" riguardava un reato commesso il 24/01/2008, quindi antecedente alle irrevocabilità delle sentenze rilevanti, e la giurisprudenza interpreta la norma nel senso che l'ostacolo opera solo se il reato sopravvenuto è stato commesso dopo l'inizio del decorso del termine di estinzione. Di conseguenza la Corte ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e ritenendo che, alla data dell'istanza del ricorrente (2024), si fosse verificata l'estinzione per decorso del tempo delle pene richieste.

Norme richiamate

  • art. 172 cod. pen.

    Il termine per l'estinzione della pena decorre dall'irrevocabilità della sentenza; se l'esecuzione dipende da una condizione (es. revoca della sospensione), il decorso inizia dalla data in cui la condizione si è verificata/è stata definitivamente accertata. L'ultimo comma esclude l'estinzione solo se sopravviene una condanna per reati commessi dopo l'inizio del decorso del termine (dopo l'irrevocabilità).

  • art. 101 cod. pen.

    Riferimento ai criteri di 'medesima indole' dei reati: la Corte ricorda che l'indole può essere valutata in base ai motivi (es. lucro), ma questo requisito rileva solo se il reato sopravvenuto è stato commesso dopo l'inizio del decorso del termine.

  • art. 163 cod. pen.

    Norma sui limiti della sospensione condizionale della pena: richiamata nella valutazione che la continuazione aveva determinato una pena superiore ai limiti per la sospensione condizionale.

  • art. 168, primo comma, n. 2 cod. pen.

    Norma che consente al Procuratore Generale di richiedere la revoca del beneficio della sospensione condizionale; richiamata in relazione all'istanza che ha portato alla revoca del beneficio.

  • art. 99 cod. pen.

    Richiamato tra le disposizioni concernenti la continuazione e il cumulo delle pene nella valutazione dell'entità delle pene complessive.

  • art. 628 cod. pen.

    Articolo relativo al reato per cui è intervenuta la condanna del 17/10/2017; la Corte ha rilevato che, benché la condanna riguardasse reato della stessa indole secondo la valutazione, il fatto era stato commesso antecedentemente al dies a quo e quindi non opera come ostacolo.

  • art. 73 DPR n. 309/1990

    Norma sostanziale relativa ai reati per i quali erano state inflitte le pene iniziali (illeciti in materia di stupefacenti); considerata nella comparazione dell'indole dei reati.

Massime di principio

  • Il termine per l'estinzione della pena decorre dall'irrevocabilità della sentenza; se l'esecuibilità dipende da una condizione (es. revoca della sospensione condizionale), il decorso inizia dalla data in cui la causa della revoca si è verificata o è stata definitivamente accertata, non dalla data del provvedimento esecutivo.
  • L'ostacolo previsto dall'art. 172, ultimo comma (sopravvenuta condanna per reati della stessa indole), opera soltanto se il reato sopravvenuto è stato commesso dopo l'inizio del decorso del termine di estinzione (ossia dopo l'irrevocabilità della sentenza che fissa il dies a quo).
  • La valutazione della 'medesima indole' dei reati (art. 101) si concentra su elementi come motivi e finalità (es. lucro), ma anche se i reati sono ritenuti della stessa indole non possono precludere l'estinzione se sono stati commessi prima del dies a quo.
  • Nelle controversie sull'estinzione per decorso del tempo, è determinante fissare correttamente il dies a quo (irrevocabilità o data di verificazione della condizione) e verificare le date di commissione dei reati che si pretende siano ostativi.
  • Se permangono dubbi interpretativi o di fatto sulla decorrenza o sull'esistenza della causa ostativa, la questione può richiedere accertamenti del giudice dell'esecuzione; la Cassazione interviene però a chiarire i principi di diritto applicabili.

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