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Cassazione Penale, Ordinanza n. 39598/2025 del 10/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso investe un'ordinanza del tribunale che, in sede esecutiva, ha negato il riconoscimento della continuazione tra i reati indicati nell'istanza dell'interessato. La fattispecie concreta, per come emerge dal testo, riguarda più violazioni di legge commesse a distanza di tempo molto ampia (circa 14 anni), in luoghi diversi, con modalità esecutive differenti e senza coincidenza dei concorrenti. Il ricorrente contesta la valutazione del giudice dell'esecuzione, chiedendo sostanzialmente una lettura alternativa del compendio probatorio e il riconoscimento del vincolo della continuazione ex art. 81, secondo comma, cod. pen.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha ritenuto corretta l'ordinanza impugnata nel negare la continuazione, osservando che mancavano elementi idonei a dimostrare che, sin dal primo reato, fosse stata programmata anche la successiva condotta, pur nelle linee generali richieste dall'art. 81, secondo comma, cod. pen. La distanza temporale, la diversità dei luoghi, delle modalità esecutive e l'assenza di coincidenza dei concorrenti sono stati valorizzati come indici di autonome risoluzioni criminose. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle ammende, non essendo emersi elementi per escludere la sua colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    linee generali richieste dall'art. 81, secondo comma, cod. pen.

    La continuazione richiede che, già al momento del primo reato, sia desumibile un programma criminoso almeno nelle sue linee essenziali; in mancanza di tale programmazione unitaria, i fatti restano espressione di autonome risoluzioni criminose.

  • art. 616 c.p.p.

    condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende

    In caso di inammissibilità del ricorso, la Corte dispone la condanna alle spese processuali e, salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione, non basta la mera ripetizione di reati della stessa specie: occorre la prova di un previo disegno criminoso unitario, desumibile da elementi concreti e non meramente assertivi.
  • La notevole distanza temporale tra i reati, la diversità dei luoghi di consumazione, delle modalità esecutive e dei concorrenti sono indici fortemente ostativi alla configurabilità di un medesimo disegno criminoso.
  • Nel giudizio di legittimità non è consentito chiedere una nuova valutazione del compendio probatorio quando la motivazione del giudice di merito sia non manifestamente illogica e sorretta da argomentazioni congrue.
  • Il ricorso è inammissibile quando si limita a censure generiche o a prospettare una lettura alternativa dei fatti già esaminati dal giudice dell'esecuzione.
  • In caso di inammissibilità non dovuta a causa non imputabile al ricorrente, segue la condanna alle spese e al pagamento della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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