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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29319/2023 del 06/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riconoscimento del vincolo della continuazione tra due condanne: a) sentenza Corte d'appello di Milano 14/11/2007 (irrev. 30/12/2007) per reati di possesso di armi/munizioni (artt. 2 L. 895/1967 e 23 co. 3 L. 110/1975) commessi a Seregno il 10/06/2006; b) sentenza Corte d'appello di Milano 31/03/2015 (irrev. 06/04/2016) per reati connessi all'usura (art. 110 e 644 cod. pen.) commessi a Giussano nell'aprile 2006. Mancuso sosteneva che i reati, pur diversi, fossero frutto di un medesimo disegno criminoso volto a instaurare gli affari illeciti del clan Mancuso nel Nord Italia, data la contiguità spazio-temporale e la comune finalità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato che sussistesse il "medesimo disegno criminoso": la diversità tipologica delle condotte e dei beni giuridici protetti (possesso di armi vs usura) e la mancanza di una volizione unitaria e di una programmazione specifica degli ulteriori reati hanno giustificato la decisione del giudice dell'esecuzione. La corte ha ricordato che la mera vicinanza spazio-temporale e la generica finalità di favorire l'attività del clan non sono sufficienti per riconoscere la continuazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 co. 1 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 81, comma 2, cod. pen.

    Consente il riconoscimento della continuazione anche per violazioni di disposizioni diverse se commesse con "un medesimo disegno criminoso". Il giudice deve verificare la presenza di indicatori concreti che dimostrino tale disegno unitario.

  • art. 671, cod. proc. pen.

    Disciplina procedurale relativa al riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; rimanda ai criteri sostanziali dell'art. 81 co. 2 c.p. per la qualificazione della fattispecie.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso.

  • Giurisprudenza (criteri indicativi, es. Sez. U Sent. n. 28659/2017 e altre pronunce citate)

    Sez. U, Sentenza n. 28659 del 18/05/2017; Sez. 4 n. 25094 del 13/06/2007; Sez. 1 n. 37555 del 13/11/2015

    Per individuare il "medesimo disegno criminoso" occorre valutare indicatori come: omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e abitudini programmate di vita; è richiesta la prova che, al momento del primo reato, i successivi fossero programmati almeno nelle linee essenziali. La valutazione del giudice di merito, se adeguatamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione non dipende solo dalla vicinanza temporale o territoriale: tali elementi sono indici utili ma non decisivi.
  • La diversità dei beni giuridici protetti e delle modalità di commissione pesa contro il riconoscimento del "medesimo disegno criminoso"; reati di natura molto diversa richiedono altri elementi probatori forti per essere unificati.
  • Non è sufficiente una finalità generica (es. "favorire l'attività del clan"); bisogna dimostrare che sin dall'evento iniziale fossero programmati, almeno nelle linee essenziali, gli ulteriori reati.
  • La valutazione sulla sussistenza del disegno criminoso spetta principalmente al giudice di merito e la Cassazione non interviene se la motivazione è congrua e logica.
  • Per chi contesta la mancata continuazione, è strategico produrre elementi concreti di pianificazione unitaria (piani, comunicazioni, ruoli organizzativi, modalità ripetute e sistematiche) oltre alla mera contiguità spazio-temporale.

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