Cassazione Penale, Sentenza n. 26866/2022 del 12/07/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione avverso la conferma in appello della condanna per riciclaggio (art. 648 bis c.p.). Il difensore deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per mancanza della prova del reato presupposto (usura), richiamava la clausola di sussidiarietà in quanto il Parente era stato assolto dall'usura e sosteneva l'insussistenza del dolo del riciclaggio. Contestava inoltre la mancata considerazione della proporzione tra valore dell'immobile e prezzo di vendita e la determinazione della pena senza tener conto dello stato di incensuratezza e dell'età avanzata del ricorrente (art. 133 c.p.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha riqualificato la condotta nella fattispecie di intestazione fittizia (art. 12 quinquies D.I. 306/1992, oggi punita dall'art. 512 bis c.p.), ritenendo che tale riqualificazione non richiedesse nuova valutazione delle prove in quanto l'intestazione fittizia risultava pacifica e non contestata. Tuttavia ha annullato la sentenza senza rinvio perché il reato così qualificato si è estinto per prescrizione. Le statuizioni civili sono state confermate, essendo il danno direttamente correlato alla condotta di intestazione fittizia.
Norme richiamate
art. 648 bis cod. pen. (riciclaggio)
Norma originariamente contestata quale titolo di responsabilità. La Corte ha ritenuto che la condotta dovesse invece essere inquadrata come intestazione fittizia, quindi la qualificazione in riciclaggio è stata sostituita.
art. 12 quinquies D.I. 306/1992 (oggi art. 512 bis cod. pen.) (intestazione fittizia)
La Corte ha ritenuto applicabile questa fattispecie ai fatti accertati. La riqualificazione è stata possibile senza rimessione perché l'elemento fattuale rilevante (l'intestazione fittizia dell'immobile) era pacifico.
art. 133 cod. pen. (determinazione della pena)
Richiamata dal ricorrente per censurare la determinazione della pena che non avrebbe considerato l'assenza di precedenti e l'età avanzata. La Corte ha valutato la questione contestualmente alla riqualificazione e alla prescrizione.
art. 521 cod. proc. pen. (riqualificazione ex officio e poteri della Corte di Cassazione)
La Cassazione può procedere a riqualificazione anche d'ufficio lungo il processo, purché non richieda rivalutazione delle prove e sia garantito il contraddittorio sulle nuove qualificazioni.
art. 6 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (diritto ad un giusto processo, informazione sulla qualificazione delle accuse)
Richiamato per sottolineare il principio che l'imputato deve essere informato non solo dei fatti ma anche della loro qualificazione giuridica e deve poter esercitare una difesa efficace sulla nuova qualifica.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione può riqualificare d'ufficio la fattispecie contestata anche in sede di legittimità, ma solo se la nuova qualificazione non richiede una rivalutazione delle prove. Se invece è necessario riesaminare le prove, la Cassazione deve annullare con rinvio al giudice di merito.
- La riqualificazione è possibile solo se si garantisce il contraddittorio sulle nuove contestazioni circa la qualificazione; il diritto all'informazione sulla qualificazione giuridica deriva dall'art. 6 CEDU.
- Se il reato così qualificato è estinto per prescrizione la sentenza deve essere annullata senza rinvio per estinzione del reato, ma le statuizioni civili possono essere confermate se il danno è direttamente collegato alla condotta accertata.
- L'assoluzione dal reato presupposto non esclude automaticamente ogni responsabilità per condotte diverse direttamente contestabili (ad esempio intestazione fittizia): la clausola di sussidiarietà opera solo se la condotta di riciclaggio non è altrimenti dimostrata.
- Le censure sulla determinazione della pena per incensuratezza ed età devono essere valutate caso per caso e, se rilevanti, possono influire sul trattamento sanzionatorio ma non impediscono la riqualificazione né l'accertamento della prescrizione.
Testo integrale
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