Cassazione Penale, Sentenza n. 47364/2022 del 15/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Brescia che aveva parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di Brescia: contestazione della qualificazione dei fatti ai sensi dell'art. 30, comma 1, lett. e) e lett. b) della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (uso di rete non consentita e cattura di esemplari di avifauna), richiesta di riqualificazione ex art. 30 comma 1 lett. h), dedotta insussistenza delle fattispecie contestate, richiesta del riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità ex art. 131-bis c.p. e censura sul trattamento sanzionatorio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità e per la mancanza di argomentazione idonea a confutare il convincimento motivazionale della Corte d'appello. In particolare i primi motivi sono stati ritenuti generici e non hanno svolto una critica puntuale alle ragioni addotte dalla Corte distrettuale (che aveva motivato adeguatamente la qualificazione del pettirosso come specie particolarmente protetta e l'esclusione della medesima qualifica per i 7 fringuelli). È stata altresì confermata l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità, alla luce della pluralità di reati e di esemplari e dell'intensità del dolo (posizionamento della rete). La Corte ha ritenuto proporzionata la pena, determinata in misura prossima al minimo edittale tenuto conto della gravità e delle caratteristiche del fatto. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
La Corte ha applicato e interpretato gli artt. richiamati della legge 157/1992 ritenendo integrata la fattispecie relativa all'uso di reti non consentite (art. 30, comma 1, lett. e) e lett. b) per la cattura di esemplari) e ha distinto tra specie particolarmente protette (pettirosso) e altre specie (fringuelli), motivando la diversa qualificazione dei fatti.
Art. 131-bis cod. pen. (esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto)
La Corte d'appello ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità in presenza di pluralità di reati e pluralità di esemplari nonché per l'intensità del dolo (modalità di predisposizione della rete); la Cassazione ha ritenuto adeguata tale motivazione.
Principio del divieto di reformatio in peius
I giudici di merito hanno considerato che, a seguito dell'accoglimento dell'appello, non poteva essere inflitta una pena maggiore per effetto del divieto di reformatio in peius; la Cassazione ha richiamato tale principio nella valutazione della determinazione della pena.
Massime di principio
- In cassazione i motivi devono essere specifici: è necessario confutare puntualmente il fondamento logico e fattuale della motivazione della corte territoriale; censure generiche o ripetitive dell'appello sono inammissibili.
- La qualificazione di specie come "particolarmente protetta" rileva in modo decisivo nella determinazione del reato ambientale: occorre che il giudice di merito motivi con riferimento a caratteristiche tassonomiche e normative per distinguere tra specie protette e non.
- La causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.) è difficilmente riconoscibile se sussistono pluralità di reati, pluralità di esemplari e modalità di esecuzione che evidenziano un'intensità del dolo (es. uso e posizionamento di reti vietate).
- La determinazione della pena viene ritenuta legittima se adeguatamente motivata e riferita alla gravità del fatto e alle sue caratteristiche; la mera richiesta di mitigazione senza confutazione motivata è insufficiente.
- Il principio del divieto di reformatio in peius limita le possibili modifiche peggiorative della posizione del ricorrente in sede di riforma, e va considerato quando un'appello introduce ulteriori ricadute sanzionatorie.
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