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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 19717/2022 del 17/06/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento (contrattuale o coattivo) di servitù di passo pedonale e carrabile su due particelle (85 e 86) del fondo De Min e il risarcimento dei danni. Contestava inoltre la pretesa responsabilità risarcitoria di Giorgio Bianchet per un presunto inadeguato assistenza nella fase di rogito/preliminare. In appello le domande erano state respinte e la Corte di appello aveva ritenuto valida solo una servitù sul lato sud della proprietà De Min. In Cassazione Jez ha proposto molteplici motivi basati su omissione di motivazione, travisamento della prova, falsa applicazione di norme processuali e sostanziali (art. 360 nn. 3,4,5 c.p.c.; art.116 c.p.c.; norme del codice civile concernenti i contratti e le servitù), deducendo anche nullità della sentenza per parte manoscritta.

La decisione

La Corte di Cassazione, Seconda Sezione civile, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivi principali: la maggior parte delle censure attengono a valutazioni di fatto e di prova riservate al giudice del merito (ricostruzione non sindacabile in sede di legittimità); altri motivi sono inammissibili per mancata autosufficienza del ricorso (omessa indicazione precisa degli atti/processuali in cui le questioni erano state proposte) e per violazione del divieto di introdurre nuove questioni in Cassazione (es. passaggio coattivo e altre argomentazioni sollevate per la prima volta). La denuncia di nullità della sentenza per la parte manoscritta è stata ritenuta infondata: la mera difficoltà di lettura non determina nullità. È stata altresì rilevata la sussistenza dei presupposti per l'eventuale raddoppio del contributo unificato ai sensi dell'art.13 comma 1-quater DPR n.115/2002. Non si è provveduto sulla liquidazione delle spese processuali per mancata attività difensiva degli intimati.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c. (nn. 3, 4, 5)

    Norme che regolano i motivi di ricorso per cassazione: il giudice di legittimità non riesamina i fatti (limiti ai motivi n.3 e 4) e richiede specificità per l'omesso esame di fatti decisivi (n.5). La Corte ha ritenuto che molte censure fossero valutazioni di fatto o carenti di specificità e quindi inammissibili.

  • art. 116 c.p.c.

    Principio secondo cui la decisione deve avere adeguata motivazione e l'erronea valutazione delle prove è sindacabile solo nei casi previsti; la Corte ha ritenuto che i giudizi di valutazione probatoria fossero riservati al merito.

  • art. 112 c.p.c.

    Riguarda l'omessa pronuncia su questioni proposte: la Corte ricorda che per dedurre omessa pronuncia in Cassazione occorre che la questione sia stata formulata in modo puntuale e indicata nel ricorso con precisione degli atti in cui è stata proposta.

  • art. 1051 c.c.

    Norma sulle servitù coattive: la Corte ha ritenuto che l'applicazione della norma e la verifica delle condizioni (es. interclusione) erano valutazioni di fatto svolte dal giudice di merito, non sindacabili in Cassazione.

  • art. 1052 c.c.

    Passaggio coattivo a favore di fondo non intercluso: la Corte ha osservato che la questione è stata introdotta per la prima volta in Cassazione e pertanto inammissibile.

  • art. 1337, art. 1366, art. 1375 c.c.

    Norme relative alla buona fede nelle trattative e all'interpretazione del contratto; la Corte ha richiamato che il contratto definitivo sovrasta il preliminare salvo prova scritta che alcune pattuizioni del preliminare siano sopravvissute.

  • art. 2727 c.c.

    Regola la prova per atto pubblico o scrittura privata; richiamata nel contesto dell'onere di provare condizioni contrattuali su immobili.

  • art. 1079 c.c.

    Richiamato nella censura relativa alla servitù (atto del proprietario dominante e servitù); la Corte ha ritenuto la censura una rivalutazione di fatto non ammissibile in Cassazione.

  • art. 96 c.p.c.

    Disciplina delle conseguenze per lite temeraria e spese: la Corte ha ritenuto la relativa doglianza carente di autosufficienza e non adeguatamente documentata nel ricorso.

  • art. 13 DPR n. 115/2002 (comma 1-quater e 1-bis)

    Norme sul contributo unificato: la Corte ha dato atto che ricorrono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo dovuto dal ricorrente.

  • art. 1176 e art. 2230 c.c.

    Richiamati nelle censure a carico del professionista (Bianchet) circa l'operato professionale; la Corte ha considerato le lamentele come valutazioni di merito o carenti di specificità.

Massime di principio

  • In Cassazione non è possibile ottenere la revisione delle valutazioni di fatto e di prova compiute dal giudice di merito: tali questioni sono in linea di principio inammissibili se non atte a far emergere vizi di diritto.
  • I motivi fondati sull'omesso esame di fatti decisivi ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c. richiedono estrema specificità: va indicato il fatto storico omesso, la fonte (atto o parte della sentenza), come e quando è stato dedotto in giudizio e perché la sua considerazione avrebbe determinato un esito diverso.
  • Se le parti hanno stipulato un contratto definitivo che non riproduce integralmente il preliminare, il contratto definitivo prevale; per dimostrare la sopravvivenza di clausole del preliminare occorre prova scritta specifica secondo le regole sugli atti che riguardano beni immobili.
  • La mera difficoltà di lettura di porzioni manoscritte della motivazione non determina automaticamente la nullità della sentenza: la nullità richiede un vizio che impedisca il raggiungimento dello scopo della sentenza o altra previsione espressa.
  • Non possono essere introdotte in Cassazione questioni nuove che non siano state effettivamente e specificamente trattate nel thema decidendum del giudizio di merito: l'autosufficienza del ricorso impone l'indicazione puntuale degli atti in cui tali questioni sono state sollevate.
  • Per denunciare omessa pronuncia (art. 112 c.p.c.) è necessario che la questione sia stata proposta in modo rituale e inequivocabile in grado di consentire alla Cassazione di verificarne la ritualità e la decisività; la generica lamentela non è sufficiente.

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