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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 35834/2022 del 06/12/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Controversia relativa a un contratto del 29/09/2009 per fornitura, trasporto e posa in opera di pannelli sandwich per un complesso frigorifero (prezzo €2.780.000,00 + IVA, pagamento in 60 rate, offerta valida 30 giorni, fine lavori entro 60 giorni). Nel contratto era stata scritta a penna la clausola: "se per qualsiasi motivo la Marconi Freddo Europa S.r.l. decidesse di non realizzare l’opera, il presente contratto decadrà automaticamente". NAV SYSTEM ha chiesto in giudizio il pagamento di un indennizzo di €720.350,00 ai sensi dell'art. 1671 c.c. (recesso del committente) e €5.400 per materiale fornito e non restituito. La committente (ORLANDO MARCONI) aveva invece sostenuto che non era stata mai accettata formalmente l'offerta finanziaria e che, avendo deciso di far eseguire l'opera da terzi e contestando modifiche richieste su condizioni economiche, era operativa la clausola risolutiva.

La decisione

Tribunale di Forlì (sent. 21.04.2016 n.458): qualificazione del rapporto come appalto, esclusione dell'applicabilità dell'art. 1671 c.c., qualificazione della clausola come condizione risolutiva meramente potestativa (non nulla), rigetto della domanda di indennizzo ex art.1671, riconoscimento di €5.400 per materiale. Corte d'Appello di Bologna (sent. n.779/2020): conferma della qualificazione come appalto; conferma della clausola quale condizione risolutiva meramente potestativa valida (art.1355 c.c.), esclusione dell'applicabilità dell'art.1671 c.c.; assorbimento delle questioni di inadempimento e danni; rigetto delle eccezioni di falsità di procura; parziale riforma solo sulla ripartizione spese. Corte di Cassazione: il ricorso di NAV articolato in tre motivi è stato rigettato. La Cassazione ha ritenuto in parte inammissibile il primo motivo per mancanza di distinzione tra le ragioni delle due decisioni (principio della "doppia conforme"), e nel merito ha ritenuto congrua e non illogica l'interpretazione data dalla Corte d'Appello: la clausola attribuiva alla committente la libertà discrezionale di non realizzare l'opera (senza obbligo di indennizzo), la condotta delle parti (breve termine dell'offerta, mancata richiesta di esecuzione anche dopo tre anni) conferma l'operatività della clausola; i criteri di interpretazione contrattuale (artt.1362 ss. c.c.) sono stati correttamente applicati. La Cassazione ha altresì ritenuto legittima la revisione delle spese da parte della Corte d'Appello (appello incidentale implicito). Esito finale: ricorso rigettato; ricorrente condannato a rifondere le spese di Cassazione pari a €11.000 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 1671 cod. civ.

    Norma che disciplina il recesso del committente dall'appalto con obbligo di tenere indenne l'appaltatore per spese e lavori eseguiti e mancato guadagno; la Corte ha escluso l'applicabilità poiché le parti avevano validamente concordato una clausola di recesso/risoluzione che derogava alla disciplina legale e risultava operativa.

  • art. 1355 cod. civ.

    Disciplina della condizione potestativa: la giurisprudenza (richiamata dalla Corte) considera nulla solo la condizione potestativa sospensiva; la clausola in esame è stata qualificata come condizione risolutiva meramente potestativa valida ed efficace.

  • artt. 1362-1367 cod. civ.

    Principi di interpretazione del contratto (senso letterale, comportamento delle parti, buona fede, conservazione del contratto). La Corte d'Appello, pur senza citarli espressamente tutti, ha applicato correttamente tali criteri privilegiando la comune volontà e il comportamento complessivo delle parti per risolvere l'ambiguità della clausola.

  • art. 360 cod. proc. civ.

    Elenca i motivi di ricorso per cassazione (nullità, violazione di norme, motivazione), sui quali la Cassazione ha valutato l'ammissibilità e il merito dei tre motivi proposti dal ricorrente.

  • art. 348-ter cod. proc. civ. (principio della "doppia conforme")

    Regola che limita il sindacato della Corte di cassazione sugli stessi fatti e sulla stessa motivazione quando giudici di primo e secondo grado si siano conformemente pronunciati; applicata dalla Corte per dichiarare inammissibile parte del primo motivo del ricorso.

  • art. 23, comma 8-bis, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (modificato dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176)

    Norma procedurale applicata al rito della trattazione in camera di consiglio senza discussione orale, richiamata per modalità di trattazione del ricorso.

  • art. 112 cod. proc. civ.

    Richiamato nella doglianza incidentale in relazione all'omessa pronuncia su eccezioni sollevate; riguarda i poteri del giudice e la necessità di decidere le eccezioni rilevanti.

  • art. 343 cod. proc. civ.

    Regola relativa all'appello incidentale; la Corte ha ritenuto che la richiesta della resistente in appello configurasse adeguatamente un'appello incidentale in punto di spese, anche senza formula specifica.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1-quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art.1, comma 17)

    Richiamato nella parte finale della sentenza per attestare l'esistenza dei presupposti (probabilmente in tema di contributo unificato o rimborsi), come annotazione procedurale di chiusura.

Massime di principio

  • Una clausola pattizia che attribuisce alla committente la facoltà discrezionale di non far eseguire l'opera può essere valida se configurata come condizione risolutiva meramente potestativa: la nullità ex art.1355 c.c. riguarda soprattutto le condizioni sospensive meramente potestative, non automaticamente le risolutive.
  • La disciplina legale del recesso del committente (art.1671 c.c.) può essere derogata dalle parti mediante pattuizioni contrattuali valide; se la clausola derogatoria è operativa, il committente può recedere senza l'obbligo di indennizzo previsto dalla norma, salvo che la clausola stessa sia nulla o inefficace.
  • In caso di ambiguità contrattuale, i criteri di interpretazione (artt.1362 ss. c.c.) richiedono di valutare la comune intenzione delle parti e il comportamento successivo: termini brevi dell'offerta, modalità di pagamento e la mancata sollecitazione di esecuzione possono indicare che la controparte abbia inteso non dare efficacia definitiva all'accordo.
  • Il principio della "doppia conforme" limita l'esame in Cassazione: quando prima e secondo grado sono conformi su un punto, il ricorrente deve dimostrare la divergenza di motivazioni per rendere ammissibile il relativo motivo di cassazione.
  • Le contestazioni di nullità o di inesistenza di una procura o di firma (falsus procurator) devono essere adeguatamente articolate e provate nei gradi precedenti; la valutazione della legittimazione può essere confermata se risultano atti notarili e iscrizioni nel Registro delle Imprese che manifestano i poteri di rappresentanza.
  • Per ottenere la riforma delle spese in appello, non sono richieste formule sacramentali: è sufficiente che dalle deduzioni e conclusioni emerga chiaramente la volontà di ottenere la riforma (appello incidentale implicito).
  • È fondamentale, quando si impugna in Cassazione, indicare chiaramente le ragioni di fatto e di diritto che distinguono le decisioni dei due gradi di merito per evitare l'inammissibilità dei motivi fondati sull'art.360 n.5 (omessa pronuncia su fatto decisivo).

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