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Cassazione Penale, Ordinanza n. 38694/2025 del 01/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del tribunale che aveva respinto la sua istanza di riconoscimento della continuazione tra due sentenze definitive, chiedendo che i reati in esse giudicati fossero ricondotti a un medesimo disegno criminoso. Dalla motivazione dell'ordinanza emerge che i fatti riguardavano due estorsioni: in un caso la pretesa illecita sarebbe stata fondata su debiti derivanti da pregresse cessioni di droga; nell'altro, la condotta sarebbe stata posta in essere nei confronti della persona offesa per ottenere, per conto di terzi, il profitto di un reato di usura. La Corte rileva che il ricorso deduceva anche un asserito difetto di motivazione, ma le doglianze erano dirette soprattutto a ottenere una nuova valutazione del merito, senza indicare elementi concreti e specifici idonei a dimostrare una preventiva programmazione unitaria dei reati.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondati i motivi perché in contrasto con la giurisprudenza consolidata sui criteri di accertamento della volizione unitaria e perché l'ordinanza impugnata aveva motivato in modo puntuale e logico l'assenza del medesimo disegno criminoso, evidenziando la diversità delle modalità, del contesto e delle ragioni delle due estorsioni. Ha inoltre osservato che il ricorrente non aveva allegato elementi specifici e concreti, limitandosi a prospettare censure di merito non sindacabili in sede di legittimità. Ne è seguita la condanna al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La decisione presuppone il requisito del medesimo disegno criminoso per il riconoscimento della continuazione e ribadisce che esso richiede una preventiva programmazione unitaria, almeno nella linea essenziale, dei reati oggetto di richiesta.

  • art. 591 c.p.p.

    Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza delle censure e per il tentativo di ottenere una rivalutazione di merito non consentita in sede di legittimità.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione tra reati richiede che sia dimostrata una preventiva programmazione unitaria, anteriore al primo reato rilevante, almeno nella sua struttura essenziale.
  • La mera omogeneità dei titoli di reato o la contiguità temporale tra i fatti non è sufficiente a fondare il medesimo disegno criminoso, potendo al più indicare abitualità o serialità criminosa.
  • Chi invoca la continuazione ha l'onere di allegare elementi specifici e concreti, idonei a dimostrare il vincolo progettuale unitario; in mancanza, la domanda è infondata.
  • In sede di legittimità non è consentita una nuova valutazione del merito dei fatti, né può essere sindacata la motivazione quando il provvedimento impugnato abbia già esaminato in modo puntuale e logico le ragioni del rigetto.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MateriePena e commisurazioneImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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