Cassazione Penale, Sentenza n. 17318/2024 del 24/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Torino che, in accoglimento dell'appello del Pubblico ministero, aveva esteso il sequestro preventivo anche alla somma di 275.097,58 euro ritenuta profitto del reato. Caldo contestava la decisione sostenendo che il sequestro finalizzato alla confisca debba riguardare solo il vantaggio economico direttamente e immediatamente conseguito dall'autore del reato; le somme residue erano state percepite dalla clinica e dall'anestesista e non erano mai entrate nella sua disponibilità, per cui non costituivano profitto sequestrabile ai sensi dell'art. 240 cod. pen. e dell'art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso ritenendolo fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale di Torino. È stato dunque mantenuto il provvedimento originario del G.i.p. che aveva disposto il sequestro solo sulla somma effettivamente percepita dal ricorrente (107.220,00 euro) e ha escluso il sequestro delle ulteriori 275.097,58 euro, giacché la confisca diretta prevista dall'art. 240 cod. pen. può colpire solo il profitto effettivamente nella disponibilità dell'autore del reato e non somme risultanti nella disponibilità di terzi o coautori quando non vi sia un concreto accrescimento patrimoniale del ricorrente.
Norme richiamate
Reato con dolo specifico finalizzato a conseguire un indennizzo indebito; la norma delimita l'elemento soggettivo ma non autorizza, di per sé, la confisca di somme non entrate nella disponibilità dell'autore.
Disciplina la confisca diretta del profitto del reato; applicata dalla Corte per stabilire che la confisca diretta colpisce il valore effettivo dell'accrescimento patrimoniale dell'autore e non può essere estesa a somme non disponibili all'autore stesso.
art. 321, comma 2, Codice di Procedura Penale
Norma richiamata nel ricorso in relazione alla legittimità del provvedimento di sequestro in sede di riesame; il vizio denunciato è stato valutato alla stregua dei limiti alla materia del sequestro finalizzato alla confisca.
Richiamati come norme di collegamento alla fattispecie (concorso di persone e regimi di pena), contestualizzano il reato per il quale si è proceduto al sequestro ma non autorizzano l'estensione della confisca oltre il profitto effettivamente percepito dall'imputato.
Massime di principio
- La confisca diretta (art. 240 c.p.) può colpire solo il profitto effettivo che ha determinato un accrescimento patrimoniale dell'autore: non è possibile estenderla automaticamente a somme custodite o percepite da terzi o da coautori se non è dimostrata la loro effettiva disponibilità all'imputato.
- Occorre distinguere chiaramente tra confisca diretta e confisca per equivalente: quest'ultima, di natura sanzionatoria, può comportare forme di solidarietà patrimoniale tra più responsabili, ma trova applicazione solo nelle ipotesi e nei limiti previsti dalla legge.
- Nel sequestro preventivo finalizzato alla confisca, il giudice deve valutare la concreta relazione tra la condotta illecita e l'accrescimento patrimoniale dell'indagato; l'accertamento dell'origine delle somme e della loro disponibilità è rilevante per delimitare l'oggetto del vincolo.
- Per reati che richiedono dolo specifico (es. art. 642 c.p.) il profitto può comprendere somme ottenute tramite l'assicurazione, ma solo le quote effettivamente entrate nella disponibilità dell'autore possono essere direttamente confiscate.
- Quando i proventi sono stati incassati da terzi (clinica, professionisti), il Pubblico Ministero deve fornire elementi che dimostrino la riconducibilità e la disponibilità effettiva delle somme all'indagato prima di ottenere un sequestro finalizzato alla confisca sull'intero importo.
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