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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35476/2023 del 23/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava il decreto del 15/09/2022 con cui il Magistrato di sorveglianza di Milano aveva dichiarato, de plano, "non luogo a provvedere" sulla richiesta di trasmissione degli oggetti di sua spettanza (ai sensi dell'art. 83, comma 6, d.P.R. n. 230/2000) dopo il suo trasferimento. Contestualmente il detenuto aveva sporto querela per appropriazione indebita contro la direttrice del carcere per la mancata consegna di tutti gli oggetti, tra cui atti processuali ritenuti indispensabili per la difesa. Il ricorso denunciava violazione dell'art. 24 Cost., di varie norme del codice di procedura penale (tra cui art. 568 e art. 666, commi 2-4), nonché degli artt. 35 e 83 d.P.R. n. 230/2000, sostenendo che la decisione avrebbe inciso su diritti soggettivi del detenuto e che il Magistrato avrebbe dovuto esaminare il reclamo o trasmettere gli atti all'Autorità competente.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la qualificazione operata dal Magistrato di sorveglianza: la domanda del detenuto era stata considerata un "reclamo generico" ai sensi dell'art. 35, comma 1, n. 5, Ord. pen., volto alla tutela di un interesse alla corretta esecuzione della pena e non di un diritto soggettivo concreto e attuale. La Corte ha precisato che solo se dal reclamo emerge una lesione di un diritto soggettivo effettivo (o la prospettazione ne sia tale da renderla valutabile) il rimedio giurisdizionale di cui agli artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b) Ord. pen. è esperibile e il provvedimento è impugnabile. Nel caso concreto la richiesta era generica, con riferimenti astratti a "attività indispensabili per la difesa" non specificate, e pertanto non incidente su diritto soggettivo. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende, ritenendo non sussistenti le condizioni per escludere la responsabilità per il difetto di diligenza (richiamo alla sentenza della Corte Costituzionale n. 186/2000).

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 24

    Richiamato a sostegno della tutela giurisdizionale del diritto di difesa; la Corte valuta se il reclamo incida su un diritto soggettivo riconducibile alla garanzia del contraddittorio/difesa.

  • d.P.R. n. 230/2000, art. 83, comma 6

    Norma che disciplina la trasmissione dei beni di spettanza del detenuto in caso di trasferimento; la richiesta del detenuto si fondava su tale previsione, ma la sua genericità ha impedito di configurare un diritto soggettivo attuale tutelabile giurisdizionalmente.

  • Ordinamento penitenziario, art. 35 (reclamo) e art. 35-bis

    Distinzione tra reclamo generico ex art. 35 (tutela di un interesse alla corretta esecuzione della pena, non impugnabile) e rimedio giurisdizionale ex art. 35-bis quando è dedotta una lesione di diritto soggettivo concreto e attuale.

  • Ordinamento penitenziario, art. 69, comma 6, lett. b)

    Indica il rimedio giurisdizionale esperibile per la tutela di diritti del detenuto quando sussiste una lesione di diritto soggettivo; la Corte richiama la necessità di qualificare correttamente il reclamo per l'applicabilità di tale rimedio.

  • Codice di procedura penale, art. 127

    Richiamato quale disciplina del procedimento giurisdizionale in camera di consiglio; la Corte precisa che le procedure deformalizzate del reclamo generico non sono soggette alle norme processuali proprie del procedimento ex art. 127.

  • Codice di procedura penale, artt. 568 e 666, commi 2,3,4

    Norme procedurali richiamate dal ricorrente nella prospettazione; la Corte non ha ritenuto applicabile la disciplina processuale segnalata data la qualificazione del reclamo come generico.

  • Sentenza Sez. 1, n. 54117 del 14/6/2017 (Costa)

    Giurisprudenza di riferimento che chiarisce la distinzione tra reclamo generico e reclamo giurisdizionale; utilizzata per spiegare i criteri di qualificazione del reclamo e la necessità di verificare la sussistenza di un diritto soggettivo.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186 del 13/6/2000

    Criteri relativi all'esclusione di responsabilità per la proposizione del ricorso senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto non sussistenti gli elementi per applicare quella pronuncia a favore del ricorrente.

Massime di principio

  • Un reclamo proposto dal detenuto deve essere qualificato preliminarmente: se attiene a un mero interesse all'esecuzione corretta della pena (reclamo generico ex art. 35 Ord. pen.), non configura un diritto soggettivo e il relativo provvedimento non è impugnabile con il rimedio giurisdizionale.
  • Perché un reclamo sia tutelabile giurisdizionalmente (art. 35-bis e artt. correlati) è necessario che emerga una lesione concreta e attuale di un diritto soggettivo, ossia una correlazione diretta tra la condotta dell'Amministrazione penitenziaria e un pregiudizio effettivo del detenuto.
  • Formulazioni vaghe o generiche (es. riferimenti non specificati ad "atti necessari per la difesa") sono insufficienti a dimostrare l'esistenza di un diritto soggettivo leso; il ricorrente deve indicare con precisione gli oggetti/atti, il titolo della loro spettanza e come la loro mancata trasmissione abbia concretamente pregiudicato i suoi diritti.
  • Il Magistrato di sorveglianza ha l'obbligo di qualificare correttamente lo strumento azionato: in difetto di elementi che configurino un diritto soggettivo, il reclamo va trattato come generico e la procedura deformalizzata è legittima.
  • Se esiste una plausibile e specifica deduzione di lesione di diritto soggettivo, il detenuto deve invocare il rimedio giurisdizionale previsto dalla normativa penitenziaria (art. 35-bis, art. 69 e connessi) e il provvedimento sarà impugnabile; altrimenti è preferibile procurare prove specifiche (inventario dei beni, comunicazioni amministrative, documenti attestanti il contenuto degli atti mancanti) prima di adire la via giudiziaria.
  • Parallelamente, per fatti penalmente rilevanti (es. appropriazione indebita) può essere proposta querela alla Procura, ma la sussistenza e l'esito di quella azione non sostituiscono la necessità di una chiara qualificazione del diritto reclamato nel procedimento davanti al Magistrato di sorveglianza.

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