Cassazione Penale, Sentenza n. 35424/2023 del 23/08/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che aveva confermato la condanna per numerose violazioni del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (reati tributari). Le censure erano: (i) errata applicazione dell'art. 517 cod. proc. pen. invece dell'art. 518 cod. proc. pen. con riferimento a contestazioni suppletive (capi D1 e D2), sostenendo che si trattava di fatti nuovi e autonomi richiedenti il consenso dell'imputato o la restituzione degli atti; (ii) violazione dell'art. 525 cod. proc. pen. e nullità per il mutamento della persona del giudice e per il deposito di nuova lista testi; (iii) carenza di prova circa il riconoscimento di Furcas come amministratore di fatto delle società coinvolte (artt. 2, 5, 8 d.lgs. n.74/2000); (iv) mancata prova del dolo specifico a carico della Deidda con riferimento alle fatture contestate (art. 2 d.lgs. n.74/2000).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi manifestamente infondati e inammissibili. Ha ritenuto corretta la motivazione della Corte di appello che aveva qualificato le contestazioni suppletive come reati connessi ai sensi dell'art. 517 cod. proc. pen. per riconducibilità al medesimo disegno criminoso e all'identità dell'imputato e della societa coinvolta. Ha altresì ritenuto legittima l'ordinanza istruttoria del 23/10/2020 relativa all'art. 525, osservando che il giudice subentrato aveva adeguatamente motivato sulla non superfluità o sulla superfluità di determinate prove in conformità alla sentenza delle Sezioni Unite n. 41736/2019. Quanto ai profili di merito, la Corte ha confermato che la decisione di merito si fondava su ampi elementi documentali e dichiarazioni testimoniali che giustificavano il riconoscimento del ruolo di amministratore di fatto di Furcas e del dolo specifico di Deidda. Per tali ragioni i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (artt. 2, 5, 8)
Norme utilizzate per contestare i reati tributari (frode fiscale, impiego di fatture per operazioni inesistenti ecc.); la Corte ha ritenuto che la prova documentale e testimoniale fosse sufficiente per il riconoscimento della responsabilità e del dolo specifico.
codice di procedura penale - art. 517
Applicato per qualificare le contestazioni suppletive come reati connessi al capo B) in virtù della continuità e del medesimo disegno criminoso; la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione operata dalla Corte d'appello.
codice di procedura penale - art. 518
Richiamato dai ricorrenti come norma applicabile in caso di fatti nuovi; la Corte ha escluso la sua applicazione perché i fatti sono stati ritenuti connessi e non nuovi.
codice di procedura penale - art. 525
Disposizione sul procedimento istruttorio e sull'ammissibilità delle prove testimoniali dopo il subentro del giudice; la Corte ha ritenuto che l'ordinanza del 23/10/2020 fosse conforme ai criteri indicati dalle Sezioni Unite e ben motivata nella valutazione della superfluità o non superfluità delle prove.
codice di procedura penale - art. 616
Norma per la condanna al pagamento alla Cassa delle ammende in caso di dichiarazione di inammissibilità; la Corte ha disposto il versamento di euro 3.000,00.
sentenza Sezioni Unite della Cassazione n. 41736 del 30/5/2019
Criteri richiamati per valutare la legittimità dell'ordinanza istruttoria in caso di mutamento del giudice e di nuove richieste probatorie; la Corte di merito ha applicato tali criteri e la Cassazione ha ritenuto la valutazione congrua.
sentenza Corte costituzionale n. 186 del 13/6/2000
Richiamata in relazione alla valutazione che non sussisteva colpa nella determinazione della causa di inammissibilità del ricorso; ha effetti sulla decisione di comminare la sanzione pecuniaria.
Massime di principio
- Contestazioni suppletive possono essere trattate come reati connessi (art. 517 c.p.p.) quando risultano riconducibili al medesimo disegno criminoso, alla stessa persona e a soggetti o società collegati; non è automatica l'applicazione dell'art. 518 (fatti nuovi) se esiste continuità soggettiva e oggettiva.
- Il subentro del giudice e il deposito di nuove liste testi non determinano automaticamente nullità: il giudice deve motivare sull'utilità o superfluità delle prove alla luce di quanto già acquisito, conformandosi ai principi indicati dalle Sezioni Unite (es. sent. n. 41736/2019). Una motivazione adeguata evita l'annullamento per violazione dell'art. 525 c.p.p.
- Il riconoscimento del ruolo di amministratore di fatto può fondarsi su un insieme di elementi documentali e dichiarazioni testimoniali; la mera attività commerciale non esclude di per sé l'attribuzione di funzioni gestorie se emergono prove concrete di partecipazione alla gestione aziendale.
- Il dolo specifico può essere ricostruito anche mediante prove indirette e dalla convergenza di elementi oggettivi (ruoli, firme su documenti e assegni, operazioni economiche) e testimonianze; la valutazione rimane di merito e richiede un'effettiva contestazione puntuale nel ricorso per essere sindacabile in Cassazione.
- Ricorsi generici, privi di confronto puntuale con la motivazione di merito o che ripropongono valutazioni di fatto senza argomentazioni giuridiche specifiche sono facilmente dichiarati inammissibili; il motivo deve indicare i passaggi logici e le parti della motivazione contestate.
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