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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28694/2022 del 20/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Roma che, accogliendo l'eccezione difensiva ai sensi dell'art. 550, comma 3, c.p.p., aveva ritenuto che per il delitto di furto in abitazione (art. 624-bis c.p.) dovesse celebrarsi l'udienza preliminare e aveva trasmesso gli atti al Pubblico Ministero per la richiesta di rinvio a giudizio. Il ricorrente ha dedotto la violazione dell'art. 550 c.p.p., sostenendo che per il furto in abitazione debba procedersi con decreto di citazione diretta a giudizio (e quindi che l'ordinanza fosse abnorme). La Cassazione ha esaminato la questione alla luce delle modifiche legislative intervenute (legge n.103/2017 e legge n.36/2019), del principio tempus regit actum e della giurisprudenza consolidata, valutando se l'azione penale esercitata con citazione diretta fosse legittima nonostante le variazioni del minimo edittale intervenute nel tempo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso del Procuratore e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Roma per il giudizio. Il Collegio ha ritenuto che l'azione penale fosse stata correttamente esercitata mediante decreto di citazione diretta a giudizio e che l'ordinanza del giudice monocratico avesse determinato una indebita regressione/stasi del procedimento (atto abnorme) non sanabile, procedendo quindi all'annullamento senza rinvio e rimettendo gli atti al Tribunale per il prosieguo del giudizio.

Norme richiamate

  • art. 624-bis cod. pen. (furto in abitazione)

    Il reato contestato; la giurisprudenza di questa Corte ha storicamente considerato che per tale fattispecie si proceda con citazione diretta ai sensi dell'art. 550 c.p.p., nonostante l'assenza di esplicita menzione nell'art. 550, per ragioni di coerenza tipologica e di organizzazione delle risorse giudiziarie.

  • art. 550 cod. proc. pen.

    Stabilisce i casi di esercizio dell'azione penale con decreto di citazione diretta. La Corte ha ribadito che il rinvio alla pena massima (limite di quattro anni) va valutato con riferimento alla normativa vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (principio tempus regit actum), ma ha altresì richiamato l'orientamento che consente di interpretare l'elenco dei reati in senso funzionale/organizzativo per comprendere anche il furto in abitazione.

  • art. 625 cod. pen. (furto aggravato)

    Richiamato come parametro tipologico nell'art. 550 c.p.p.; in precedenza la coincidenza della pena edittale tra furto aggravato e furto in abitazione era stata utilizzata per ritenere applicabile la citazione diretta anche al 624-bis, ma tale argomento è venuto meno dopo modifiche normative successive.

  • legge 23 giugno 2017, n. 103

    Intervento normativo citato per ricostruire l'evoluzione legislativa; la Corte ha considerato l'effetto delle modifiche intervenute nel 2017 sul regime edittale e sulla interpretazione giurisprudenziale.

  • legge n. 36 del 2019

    Ha aumentato la pena edittale per il delitto di furto in abitazione (fino a sette anni), incidendo sulla valutazione circa l'applicabilità dell'art. 550 c.p.p. sulla base del criterio della pena massima vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale.

  • principio tempus regit actum (diritto processuale)

    Il Collegio ha richiamato il principio secondo cui, in tema di esercizio dell'azione penale con citazione diretta, il riferimento alla pena massima prevista dall'art. 550 c.p.p. va fatto alla normativa vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale.

Massime di principio

  • La qualificazione della forma di esercizio dell'azione penale (citazione diretta vs. rito da udienza preliminare) va valutata rispetto alla normativa processuale vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale (principio tempus regit actum).
  • La mancata menzione esplicita di una fattispecie nell'art. 550 c.p.p. può essere superata da interpretazioni giurisprudenziali che, per ragioni tipologiche o di organizzazione delle risorse giudiziarie, estendono l'applicabilità della citazione diretta ad analoghe fattispecie di furto.
  • Variazioni del trattamento sanzionatorio nel tempo (aumenti del massimo edittale) possono incidere sul regime procedurale applicabile: se al momento dell'esercizio dell'azione penale la pena supera i limiti richiamati dall'art. 550, la citazione diretta può risultare non consentita, salvo che la giurisprudenza non riconosca una interpretazione estensiva per motivi di funzionalità.
  • Un provvedimento del giudice che disponga la restituzione degli atti al P.M. imponendo comportamenti 'contra legem' (ad es. chiedere il rinvio a giudizio quando l'azione è stata esercitata con citazione diretta legittima) può essere considerato atto abnorme e cassabile perché determina stasi o regressione del procedimento.
  • Se la Corte di legittimità annulla un provvedimento per abnormità che crea stallo processuale, l'orientamento è spesso per l'annullamento senza rinvio quando la situazione di stallo rende inefficace un rinvio ad altro giudice e si impone il prosieguo del giudizio di merito.
  • In casi simili è opportuno verificare con attenzione la data di consumazione del reato, la data di esercizio dell'azione penale e le modifiche normative intervenute nel frattempo per definire correttamente la forma di esercizio dell'azione penale.

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