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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27400/2023 del 22/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Sicali impugnava l'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo di tutte le autovetture intestate alla "Friends Car autonoleggi srl" (417 veicoli al momento del sequestro) e della somma di circa euro 238.000, contestandogli il reato di truffa continuata e aggravata ai danni dell'Erario per aver costituito una società fittizia finalizzata a ottenere un indebito risparmio di imposta (omesso versamento dell'imposta di bollo regionale). Il ricorrente deduceva: mancata, contraddittoria o illogica motivazione sul fumus commissi delicti, non valutazione degli elementi difensivi (in particolare la documentazione di vendita di 180 autovetture), omissione di motivazione sul periculum in mora relativo al sequestro per equivalente, mancata verifica dell'assenza di beni confiscabili ai sensi degli artt. richiamati e mancata motivazione in ordine alla limitazione del sequestro alla quota di proprietà dell'indagato.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso in cassazione inammissibile. Ha ritenuto che il riesame avesse adeguatamente motivato il fumus commissi delicti richiamando gli elementi sintomatici della fittizietà della societa' (assenza di sede, personale, utenze, intestazione fittizia di numerosi veicoli) e la strumentalizzazione per ottenere un risparmio d'imposta. Quanto alle vendite di 180 autovetture, il tribunale osservava che tali trasferimenti non risultavano annotati al PRA e che i documenti di circolazione di tali vetture erano stati rinvenuti presso soggetti terzi (Puglisi autosalone), circostanza coerente con l'impostazione accusatoria. Sul periculum in mora il giudice ha ritenuto soddisfatto l'onere motivazionale minimo, trovandosi elementi concreti che facevano ritenere il rischio di dispersione/occultamento del profitto del reato; ha inoltre spiegato che la confisca pro quota rispetto a beni in comproprietà con coniuge estraneo non impedisce la misura cautelare e che il terzo estraneo ha titolo ad impugnare. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    La Corte ricorda che il ricorso per cassazione contro ordinanze di riesame è ammesso solo per violazione di legge; pertanto non sono sindacabili in Cassazione i vizi puramente logici o di merito della motivazione salvo che non siano così gravi da configurare violazione di legge.

  • art. 640 quater cod. pen.

    Rilevante quale norma penale richiamata per la fattispecie di truffa aggravata ai danni dell'Erario; collegata alla possibilità di applicare la confisca dei profitti del reato, anche per equivalente, se ne ricavano gli elementi per il sequestro cautelare.

  • art. 322 cod. pen.

    Richiamato dal tribunale con riferimento alle misure di confisca obbligatoria dei beni costituenti profitto o prezzo del reato; nella motivazione il giudice ha ritenuto che gli elementi fattuali giustificassero il vincolo cautelare sul profitto.

  • art. 322 ter cod. pen.

    Citato dal ricorrente nella contestazione sulla mancata verifica dell'inesistenza di beni confiscabili; la Corte ha ritenuto le censure generiche e non idonee a dimostrare l'erroneità della motivazione del riesame.

  • art. 321 comma 2 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alle modalità del sequestro; il giudice del riesame è stato ritenuto avere adeguatamente considerato la possibilità del sequestro per equivalente in presenza degli indizi di dispersione/occultamento del profitto.

  • art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen.

    Richiamato a titolo di principio limitativo: i vizi di mera illogicità o contraddittorietà della motivazione non costituiscono automaticamente vizio di legge sindacabile in Cassazione, salvo che la motivazione sia del tutto mancante o irragionevole.

  • Sezioni Unite n. 36959/2021 (giurisprudenza)

    Richiamata dal ricorrente; la Corte osserva che il richiamo ai principi di tale pronuncia non è stato sorretto da una esposizione concreta degli elementi che, secondo il ricorrente, avrebbero infirmato la motivazione del riesame.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro ordinanze di riesame è ammesso solo per violazione di legge: questioni di merito sulla valutazione degli elementi probatori e sulla logica motivazionale sono normalmente non sindacabili.
  • Per il fumus commissi delicti, il giudice può fare affidamento su elementi sintomatici (società senza sede, personale o utenze, intestazione massiva di beni a terzi, rinvenimento di documenti presso soggetti terzi) anche se sussistono atti di vendita formali; l'assenza di annotazioni al PRA può rafforzare il sospetto di fittizietà.
  • Il periculum in mora ai fini del sequestro può essere riconosciuto con una motivazione minimale che indichi il rischio di dispersione o occultamento del profitto, soprattutto davanti a un modus operandi fraudolento.
  • Il sequestro per equivalente è ammissibile quando risultano elementi che rendono probabile l'impossibilità di una confisca diretta del profitto; la difesa deve fornire elementi specifici per dimostrare la possibilità di confisca diretta o l'inesistenza di beni confiscabili.
  • La comproprietà con coniuge estraneo al reato non impedisce la confisca pro quota; il coniuge o altro terzo estraneo ha titolo autonomo a proporre impugnazione per tutelare la propria quota.
  • Per contrastare efficacemente provvedimenti di sequestro cautelare su profitti di reato occorre proporre prove concrete e documentali (es. annotazioni al PRA, titolarità reale dei beni, accertamenti patrimoniali) e non deduzioni generiche.

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