Cassazione Penale, Sentenza n. 35866/2023 del 28/08/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 15/07/2009 - 15/06/2010; Pagano era stato indagato per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. ed è stato poi assolto il 4/07/2016 (irrevocabile 17/11/2016). Il ricorrente censurava l'ordinanza di rigetto della Corte territoriale sostenendo che quest'ultima aveva violato il principio di diritto della Cassazione circa l'impossibilità di ritenere utilizzabili elementi indiziari già neutralizzati dall'assoluzione e l'obbligo di inquadrare le condotte dell'imprenditore venuto in contatto con ambienti mafiosi alla stregua di imprenditore vittima piuttosto che colluso. Contestava inoltre la valutazione dei rapporti e dei pagamenti verso i cugini Diana (Mario e Raffaele), la mancata considerazione della lettera minatoria e degli elementi che avrebbero dimostrato la sua condizione di vittima, e sosteneva che la sua mancata denuncia iniziale era dovuta alla paura per ritorsioni, non ad un comportamento colposo o doloso riconducibile alla sua detenzione cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di Appello avesse esercitato correttamente il suo potere ricognitivo e valutativo nella sede di riparazione, svolgendo un'istruttoria autonoma e valorizzando fatti giudizialmente accertati che non erano stati efficacemente smentiti dal ricorrente. La Cassazione ha ricordato i principi secondo cui il giudice della riparazione può utilizzare elementi indiziari già emersi nel giudizio di cognizione, a meno che siano stati dichiarati definitivamente inutilizzabili, e che l'assoluzione non equivale automaticamente a riconoscimento dello status di vittima. Ha altresì richiamato la rilevanza, nella valutazione della colpa grave, della condotta processuale reticente dell'indagato e ha condiviso la valutazione della Corte territoriale circa i rapporti opachi e i comportamenti circospetti di Pagano con soggetti legati al clan. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato infondato e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
Reato per il quale Pagano era indagato; richiamato come contesto fattuale della detenzione cautelare e delle indagini.
art. 314 cod. proc. pen. (modificato dall'art. 4, comma 1, lett. b), d.lgs. 8/11/2021, n.188)
La modifica è richiamata in relazione alla verifica della condotta processuale dell'indagato: il comportamento reticente tenuto in sede di interrogatorio, se causalmente rilevante per la misura cautelare, può incidere sulla configurabilità della colpa grave ostativa alla riparazione.
Sez. 4, n. 41396 del 15/09/2016 (Piccolo)
Principio secondo cui il giudice della riparazione deve svolgere un'istruttoria e una motivazione autonome rispetto al processo penale e può valutare gli elementi indiziari, salvo che essi siano stati dichiarati inutilizzabili.
Sez. 4, n. 19180 del 18/02/2016 (Buccini)
Giurisprudenza conforme che conferma i limiti e le modalità della utilizzazione degli elementi indiziari in sede di riparazione.
Sez. U, n. 43 del 19/12/1995 (Samataro)
Richiamata per il principio che il giudice deve decidere in base a dati di fatto certi, ossia elementi accertati o non negati.
Sez. 4, n. 30056 del 30/06/2022 (D.)
Conferma la rilevanza della condotta reticente dell'indagato in sede di interrogatorio ai fini dell'accertamento della colpa grave nella domanda di riparazione.
Sez. 4, n. 2145 del 13/01/2021 (Calzaretta)
Esempio di rigetto della riparazione per ingiusta detenzione sulla base della valutazione di rapporti economici con soggetti collegati a cosche mafiose che integrano colpa grave dell'imprenditore.
Massime di principio
- Il giudice della riparazione esercita un giudizio autonomo: può selezionare e valutare circostanze di fatto emerse nel procedimento penale anche se l'imputato è stato poi assolto, salvo che gli elementi siano stati dichiarati inutilizzabili.
- L'assoluzione penale non determina automaticamente lo status di "vittima" rispetto alla richiesta di riparazione; occorre valutare se, alla luce di tutti gli elementi, la condotta dell'imprenditore sia stata imposta (vittima) o abbia concorso con dolo o colpa grave alla propria esposizione al rischio
- Elementi quali rapporti opachi con soggetti mafiosi, pagamenti sospetti, incontri circospetti e presenza occulta di terzi in società imprenditoriali possono integrare colpa grave e giustificare il rigetto della domanda di riparazione se non efficacemente smentiti
- La condotta processuale reticente o ambigua (es. omissione di comunicare elementi rilevanti, mancata produzione di documenti o di denunce) può essere valutata negativamente e considerata nella verifica della colpa grave ostativa al diritto alla riparazione
- Per ottenere riparazione conviene documentare tempestivamente e in modo formale minacce, denunce, lettere intimidatorie e ogni elemento che provi la condizione di costrizione o di vittima, oltre a produrre nelle fasi processuali precedenti gli atti probatori rilevanti
- Se sussistono pronunce giudiziali passate in giudicato che riconoscono il ruolo di vittima o la liceità di determinate richieste, esse devono essere valorizzate e allegate, perché hanno peso significativo nella valutazione complessiva del giudice della riparazione
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