Cassazione Penale, Sentenza n. 15463/2022 del 20/04/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore impugnava la sentenza di assoluzione resa in appello per il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.), sostenendo violazione di legge e censurando la valutazione delle prove da parte della Corte d'Appello. In particolare il ricorso lamentava che la Corte avrebbe operato una valutazione parcellizzata delle prove e non una valutazione unitaria che, secondo il ricorrente, dimostrerebbe la partecipazione di Giambalvo all'associazione mafiosa: incontri con il latitante Matteo Messina Denaro, partecipazione a riunioni con esponenti mafiosi e imprenditori locali (Nicolò Clemente), coinvolgimento in un progetto imprenditoriale con il benestare di Messina Denaro e l'intervento del politico Paolo Ruggirello, organizzazione di incontri volti a individuare candidati elettorali con la partecipazione di soggetti già condannati per mafia (Vincenzo La Cascia, Filippo Sammartano), contatti con il pregiudicato mafioso Carmelo Salerno e conoscenza di esponenti apicali dell'associazione; tutto cioè stato addotto quale prova di un rapporto privilegiato e di un inserimento organico nell'associazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 608, comma 1-bis, c.p.p., il pubblico ministero in Cassazione contro una sentenza di appello che conferma un'assoluzione possa dedurre soltanto vizi di diritto (violazione di legge) e non contestare la valutazione di merito o proporre una diversa valutazione delle prove. Poiché il ricorso del Procuratore mirava essenzialmente a una rilettura e a una diversa valutazione degli elementi di fatto e della motivazione della Corte d'Appello, il motivo non era consentito e il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Norme richiamate
Norma che disciplina il reato di associazione di tipo mafioso; dal testo emerge che il pubblico ministero riteneva sussistenti gli elementi fattuali di partecipazione del ricorrente all'associazione mafiosa, ma la Cassazione non è entrata nel merito della accertamento dei fatti.
art. 608, comma 1-bis, cod. proc. pen.
Ai sensi dell'art. 608 comma 1 bis cod. proc. pen. il pubblico ministero può impugnare la sentenza di appello che conferma la decisione assolutoria di primo grado deducendo solo il vizio di violazione di legge.
La Corte ha applicato questa norma per stabilire il perimetro dell'impugnazione del pubblico ministero in Cassazione: sono ammissibili solo censure di diritto; le contestazioni che richiedono una nuova valutazione delle prove o della motivazione di merito sono inammissibili.
Massime di principio
- In Cassazione contro una conferma di assoluzione in appello il pubblico ministero può proporre censure solo di diritto (violazione di legge) e non una rivalutazione del fatto o delle prove.
- Se il ricorrente in Cassazione si limita a contestare la motivazione o a proporre una diversa lettura unitaria delle prove, il ricorso rischia l'inammissibilità percheé sottratto alla cognizione della Corte di legittimità.
- Per incidere validamente in Cassazione su una sentenza assolutoria occorre individuare e dimostrare un errore di diritto, una contraddizione logica nella motivazione riferibile all'applicazione della norma, o un vizio formale/di diritto concreto e non solo contestare l'apprezzamento probatorio.
- La scelta del rito (es. abbreviato) non elimina i limiti dell'impugnazione in Cassazione: le questioni di fatto decise con rito abbreviato restano soggette agli stessi limiti di sindacato di legittimità.
- Per le parti civili che chiedono ristoro, l'inerzia di un ricorso del P.M. per inammissibilità mantiene l'efficacia dell'assoluzione pronunciata in appello; eventuali rimedi devono fondarsi su questioni di diritto specifiche.
Testo integrale
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