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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11938/2023 del 21/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la conferma della condanna per associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) e plurimi episodi di estorsione (tentata e consumata, aggravata dalle modalita mafiose). Ha dedotto: (1) vizio di motivazione e contraddittorieta nella valutazione degli indizi ex art. 192 c.p.p., sostenendo che le intercettazioni sono state usate in modo contraddittorio sia per provare interessi nella droga sia per l'appartenenza a mafia, e che alcune dichiarazioni di collaboratori non avrebbero menzionato Scalia; (2) errore nella qualificazione dell'aggravante dell'associazione armata ex art. 416-bis comma 4, lamentando che la Corte non avrebbe adeguatamente motivato sulla concreta e attuale disponibilita di armi; (3) duplicazione delle contestazioni relative a estorsioni (capi 3,4,10,11), censurando la qualificazione di fatti sia tentati sia consumati per il medesimo episodio e sostenendo che le richieste contestate avevano lo stesso oggetto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto impropria e non specifica la censura sulla presunta violazione dell'art. 192 c.p.p., osservando che tale vizio puo essere dedotto in cassazione solo nei termini della lett. e) dell'art. 606 c.p.p. e che la motivazione della Corte d'appello risultava congrua e priva di contraddizioni, avendo valorizzato collaboratori (Vinciguerra e Sciacca) con riconoscimenti fotografici, dichiarazioni di imprenditori, intercettazioni e frequenti controlli su strada. Sul secondo motivo ha rilevato la manifesta infondatezza e aspecificita della doglianza: la Corte d'appello aveva motivato la disponibilita di armi con le dichiarazioni di Vinciguerra e con una intercettazione del 9 luglio 2016 che faceva espresso riferimento a una pistola, nel periodo di contestata partecipazione di Scalia. Sul terzo motivo ha dichiarato l'inammissibilita perche la censura verte su valutazioni di merito e ricostruzioni fattuali che in cassazione sono insindacabili se sorrette da motivazione congrua (la Corte d'appello aveva ritenuto autonome le estorsioni in ragione di diverso contesto temporale, modalita e oggetto delle richieste). Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende per colpa nella determinazione della causa di inammissibilita.

Norme richiamate

Massime di principio

  • In cassazione non e possibile limitarsi a ripetere le stesse argomentazioni gia valutate e respinte in appello; i motivi devono essere specifici e confrontarsi puntualmente con la motivazione della corte di merito
  • Le censure attinenti ai canoni interpretativi degli indizi (art. 192 c.p.p.) possono essere dedotte in cassazione solo nei termini dell'art. 606 lett. e) c.p.p., cioe come mancanza, contraddittorieta o manifesta illogicita della motivazione risultante dal testo
  • Per contestare l'aggravante dell'associazione armata e necessario dimostrare l'assenza di elementi concreti e attuali sulla disponibilita di armi; d'altro canto, dichiarazioni di collaboratori attendibili e intercettazioni che fanno riferimento a armi possono essere ritenute idonee a fondare l'aggravante
  • La questione della duplicazione di reato (tentato vs consumato) e in genere una valutazione di merito: la Cassazione non sindaca ricostruzioni fattuali alternative se la corte di merito ha motivato congruamente sulla separazione degli episodi (diverso tempo, oggetto, modalita)
  • Un ricorso che non mostra una chiara correlazione tra cio che si contesta e la motivazione della sentenza impugnata e destinato a essere dichiarato aspecifico e quindi inammissibile
  • Per ottenere successo in cassazione e fondamentale proporre censure di diritto ben circostanziate o dimostrare palesi vizi della motivazione del giudice di merito, non una semplice diversa lettura delle prove

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