Cassazione Penale, Sentenza n. 8139/2023 del 23/02/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'Appello di Ancona che lo ha dichiarato colpevole del reato di minaccia grave (art. 612 c.p., comma 2). Sostiene che la frase attribuita non integra la forma aggravata della minaccia ma al più quella semplice (comma 1) e che tale minaccia sarebbe stata rivolta alla sola sig.ra Papa Natalia, che non ha sporto querela. Chiede, in via principale, l'assoluzione perché il fatto non sussiste; in subordine la declaratoria di improcedibilità per mancanza di querela; in ulteriore subordine il rinvio per supplemento di istruttoria per accertare le circostanze contestuali che giustificherebbero l'aggravante e per determinare la pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il ricorrente abbia estrapolato parti della motivazione di primo grado e dato un'interpretazione generica e non puntuale della decisione di merito. La Corte ha confermato che la minaccia era evidentemente diretta al figlio-debitore (Raccichini) anche se non presente, e che la madre convivente proprietaria dell'immobile era comunque ricavabile come destinataria effettiva della minaccia (minaccia di incendiare la casa). La Corte ha richiamato il principio secondo cui la minaccia non deve essere pronunciata necessariamente in presenza della persona offesa e che va valutato il contesto insieme al tenore delle espressioni. Per legge, a seguito dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 612 cod. pen. (comma 1 e comma 2)
La Corte ha ritenuto applicabile la fattispecie della minaccia grave in relazione al tenore della minaccia (incendio della casa) e al contesto, valutando che il destinatario effettivo poteva essere anche una persona non presente quando la minaccia fu pronunciata (il figlio-debitore) e che la minaccia produceva un concreto effetto intimidatorio anche sulla madre convivente.
Applicato per gli effetti dell'inammissibilità del ricorso: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 convertito dalla legge n. 176/2020
Richiamato per precisare che il ricorso è stato trattato senza l'intervento delle parti, con conclusioni scritte.
art. 339 cod. pen. (richiamato dall'istante)
Citato dal ricorrente come possibile riferimento alle aggravanti ma la Corte non ha ritenuto applicabile tale disciplina rispetto alle circostanze valutate; è stato menzionato come assunto difensivo senza trovare accoglimento.
Massime di principio
- Un ricorso in Cassazione che si limiti ad estrapolare parti della motivazione di merito e ad avanzare censure generiche è spesso dichiarato inammissibile: le doglianze devono essere specifiche e ben riferite al contenuto motivazionale
- Ai fini dell'integrazione del reato di minaccia grave, rilevano non solo le parole testuali ma anche il contesto e gli antecedenti: la gravità si valuta con riferimento all'effetto intimidatorio complessivo
- La minaccia può essere efficacemente diretta anche verso un soggetto non presente al momento della pronuncia, quando risulti evidente che il messaggio era destinato a quel soggetto (es. tramite interlocutori o persone interposte)
- La mancata querela di una delle persone potenzialmente offese non esclude automaticamente l'applicabilità dell'art. 612 se la minaccia è configurabile anche nei confronti di altri destinatari che abbiano interesse e che abbiano posto in moto l'azione penale
- Se il ricorso è dichiarato inammissibile per profili di colpa si possono imporre sanzioni economiche oltre alle spese processuali (es. versamento alla cassa delle ammende)
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