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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37066/2022 del 30/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso per cassazione, proposto dal difensore dell'imputato, impugnava la sentenza della Corte d'appello di Ancona del 10/05/2021 (che aveva confermato la responsabilità per minaccia aggravata e lesioni e sostituito la pena detentiva con una multa di euro 20.000) con cinque motivi: 1) vizio di motivazione e errata valutazione dell'attendibilità dei testi (si chiedeva una diversa valutazione tra il teste Maurizio Morosi e Bekim Bitick); 2) violazione di legge per mancata dimostrazione dell'uso dell'arma (bastone) e quindi assenza delle aggravanti; 3) mancato riconoscimento della legittima difesa, anche putativa; 4) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti della provocazione e del risarcimento integrale del danno; 5) mancata concessione della sospensione condizionale della pena e di altri benefici. La Procura generale aveva chiesto l'inammissibilità del ricorso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i primi tre motivi fossero lamentele meramente riespositive e generiche, volte a ottenere una diversa valutazione della prova testimoniale (cosa non consentita in cassazione salvo specifiche e circostanziate censure di travisamento della prova), senza confrontarsi con le ragioni espresse dalla Corte territoriale circa l'inattendibilità del teste BITICK. Ha escluso la fondatezza del motivo relativo alle attenuanti (provocazione e risarcimento), osservando che la Corte d'appello ha valutato la transazione e la documentazione medica e ha rilevato che non risultava l'integrale ristoro del danno. Ha inoltre respinto il motivo sui benefici, rilevando l'esistenza di una precedente condanna irrevocabile per minaccia (2009) che legittimamente ha impedito la concessione della sospensione condizionale; la Corte ha richiamato che la mancata menzione ex art. 175 cod. pen. si applica solo alla prima condanna. Ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende per colpa nell'impugnazione.

Norme richiamate

Massime di principio

  • In Cassazione le censure meramente dirette a ottenere una diversa valutazione della prova testimoniale sono inammissibili: occorre dimostrare puntualmente il travisamento della prova o contraddizioni evidenti nella motivazione della corte di merito
  • Per l'applicazione di aggravanti (come l'uso di un'arma) è necessario che la circostanza sia provata in modo concreto; semplici affermazioni discordanti fra testi, se non valorizzate con elementi obiettivi, non bastano a invertire la valutazione del giudice di merito
  • La legittima difesa (anche putativa) richiede che siano accertati oggettivamente i presupposti della reazione e la percezione dell'imputato; in sede di cassazione non è possibile una nuova ricostruzione fattuale senza specifiche e gravi ragioni
  • Per far valere l'attenuante del risarcimento del danno bisogna dimostrare l'integrale soddisfazione del danno prima o contestualmente alla remissione della querela; una transazione non prova automaticamente l'integrale ristoro
  • La concessione di benefici (sospensione condizionale, ecc.) dipende anche dall'esistenza di precedenti penali: prima di censurare il diniego in sede di impugnazione, va verificata la natura e l'efficacia delle condanne pregresse nel casellario
  • Ricorsi manifestamente infondati o che prospettano solo un diverso apprezzamento dei fatti possono comportare la condanna del ricorrente alle spese e al pagamento in favore della Cassa delle ammende

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