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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49239/2022 del 27/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugnava l'ordinanza del 8.8.2022 che aveva confermato la custodia in carcere per Leandro, gravemente indiziato di concorso nel trasporto di partite di cocaina (2 kg e 1 kg) quali corriere per conto di Paolo Nirta nell'ambito di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti riconducibile a Giuseppe Mazzeo e Giuseppe Castorino. Il ricorrente deduceva: 1) insufficienza e carenza di riscontri indiziari rispetto ai due viaggi, con particolare riferimento al mancato sequestro in entrambi i casi e all'interruzione dell'attività di pedinamento per il primo episodio; 2) che le intercettazioni non dimostravano la natura della sostanza (potrebbe trattarsi di droghe leggere) e che esisteva una versione alternativa fornita dall'indagato; 3) la mancata sussistenza delle esigenze cautelari, essendo gli incarichi occasionali, l'indagato incensurato e non provato come "uomo di fiducia" del Nirta; 4) l'irragionevolezza della custodia in carcere rispetto a misure meno afflittive come gli arresti domiciliari con controllo ai sensi dell'art. 275-bis c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibili, in gran parte, i motivi che impugnavano la consistenza degli indizi ritenendo che la valutazione del contenuto delle intercettazioni, delle riprese video e dell'insieme probatorio fosse questione di merito sottratta a revisione se non per manifesta illogicità. Ha però accolto il quarto motivo nell'esame di diritto, ritenendo irragionevole la misura cautelare massima (custodia in carcere) in relazione alla specifica attività di corriere, che comporta spostamenti e può essere monitorata con misure meno afflittive; di conseguenza l'ordinanza è stata annullata limitatamente alla scelta della misura e la causa è stata rinviata al Tribunale di Messina per nuovo giudizio sulla misura cautelare. Tutti gli altri motivi sono stati dichiarati inammissibili.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma che sanziona il traffico illecito di sostanze stupefacenti; nell'ordinanza è invocata quale fattispecie base per l'accusa di trasporto e cessione di cocaina.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma relativa alle misure cautelari personali; contestata in relazione alla modalità con cui sono stati valutati i gravissimi indizi di colpevolezza.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Prevede i motivi per l'applicazione delle misure cautelari, fra cui il pericolo di reiterazione del reato; la Corte ha richiamato la giurisprudenza che consente una valutazione prognostica basata su elementi concreti e sul contesto socio‑ambientale.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Disciplina la scelta della misura cautelare e la proporzionalità della stessa; il ricorso sosteneva che la custodia in carcere fosse irragionevole rispetto ad alternative meno afflittive.

  • art. 275‑bis cod. proc. pen.

    Prevede specifiche procedure di controllo (es. arresti domiciliari con strumenti elettronici); la difesa aveva invocato questa misura come adeguata al caso mentre la Corte ha ritenuto che il Tribunale non aveva adeguatamente motivato l'inidoneità di tali misure.

  • art. 309, comma 7 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per la competenza al rinvio: la Corte ha annullato parzialmente e rinviato al Tribunale di Messina per nuovo giudizio sulla misura.

  • Legge 16 aprile 2015, n. 47 (modifica art. 274 c.p.p.)

    Modifica richiamata per l'interpretazione dell'art. 274 in tema di attualità del pericolo di reiterazione: non è necessaria la previsione di una specifica occasione delinquere ma una prognosi fondata su elementi concreti.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione in materia cautelare è limitato: non si riesaminano i fatti o la diversa valutazione delle prove salvo che non emerga una manifesta illogicità o violazione di norme; la valutazione delle intercettazioni e della decodificazione del linguaggio resta in primo luogo competenza del giudice di merito.
  • La gravità indiziaria per misure cautelari può fondarsi su elementi indiziari compositi (intercettazioni, videoriprese, osservazioni di PG, perquisizioni), purché la motivazione del giudice mostri congruenza logica e adesione ai criteri giuridici.
  • La qualificazione della sostanza e la natura delle conversazioni "parlate" sono, di norma, questioni di fatto: la difesa può proporre interpretazioni alternative, ma ai fini del sindacato di legittimità occorre dimostrare manifesta illogicità nella valutazione del giudice.
  • La prognosi di pericolosità e il pericolo di reiterazione vanno valutati in concreto considerando ruolo, professionalità, rapporti con fornitori e quantitativi coinvolti; l'incensuratezza è un elemento che può essere superato da indizi di elevata pericolosità concreta.
  • La scelta della misura cautelare deve rispettare il principio di proporzionalità: attività che comportano spostamenti sul territorio possono rendere praticabili misure meno afflittive (arresti domiciliari con controlli elettronici) se il giudice dimostra l'impossibilità di tali misure è necessario motivare con elementi concreti.
  • In casi simili, un'accoglienza parziale del ricorso (annullamento limitato alla misura e rinvio) è frequente quando la Corte verifica che il quadro indiziario sia sufficiente a giustificare una misura cautelare, ma che la misura adottata sia stata motivata in modo contraddittorio o sproporzionato.

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