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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3108/2024 del 24/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La banca impugnava l'ordinanza che aveva rigettato le istanze di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo di crediti d'imposta relativi al "Superbonus 110%" (circa 27 milioni di euro) acquistati dalla banca come cessionaria. Denunciava violazione di legge in quanto, secondo la ricorrente, i crediti acquisiti in buona fede non sarebbero sequestrabili ai sensi dell'art. 121 d.l. 34/2020 (che limiterebbe la responsabilità del cessionario all'uso irregolare del credito) e contestava altresì la mancanza del periculum in mora, essendo possibile recuperare le somme o utilizzare altri rimedi economici.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha confermato che i crediti d'imposta oggetto del Superbonus possono essere considerati "cose pertinenti al reato" e pertanto sequestrabili ai fini impeditivi ex art. 321 c.p.p., anche se intestati a terzi cessionari e indipendentemente dalla loro condizione soggettiva. La Corte ha ritenuto infondata la tesi che la cessione crei un nuovo diritto del cessionario immune da eventuali vizi dell'origine; ha inoltre affermato che le disposizioni di controllo e responsabilità previste dall'art. 121 d.l. 34/2020 non derogano alla disciplina generale del sequestro preventivo. Ha infine rigettato la censura sul periculum in mora, ritenendo concreto il pericolo derivante dalla libera disponibilità dei crediti e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.l. 19 maggio 2020, n. 34 (cd. decreto "Rilancio"), art. 121

    I fornitori e i soggetti cessionari rispondono solo per l'eventuale utilizzo del credito d'imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito d'imposta ricevuto.

    Il Tribunale e la Corte hanno ritenuto che tale disciplina non deroga alla normativa processualpenale sul sequestro preventivo: il credito rimane "cosa pertinente" al reato e quindi sequestrabile, non essendovi trasformazione del diritto alla detrazione in un titolo immune da eventuali vizi originari.

  • d.l. 19 maggio 2020, n. 34, art. 119

    Richiamato nel ricorso come parte della disciplina del Superbonus; la Corte non ha considerato che tali norme escludano la pertinenzialità dei crediti rispetto al reato.

  • codice di procedura penale, art. 321, comma 1

    Stabilisce i presupposti del sequestro preventivo impeditivo: occorre il nesso di pertinenza tra cosa e reato e il periculum in mora. La Corte ha confermato che il requisito di pertinenzialità è soddisfatto anche per crediti ceduti e che il periculum può ricondursi alla libera utilizzazione dei crediti da parte del cessionario.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 7 e Protocollo addizionale n. 1, art. 1

    Richiamati nel ricorso come profili di illegittimità; la Corte non ha ritenuto sussistere violazione dei suddetti principi rispetto al sequestro preventivo dei crediti.

  • Circolare Agenzia delle Entrate n. 24/E dell'8/8/2020

    "I fornitori e i soggetti cessionari rispondono solo per l'eventuale utilizzo del credito d'imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito d'imposta ricevuto. Pertanto, se un soggetto acquisisce un credito d'imposta, ma durante i controlli ... il cessionario che ha acquistato il credito in buona fede non perde il diritto ad utilizzare il credito d'imposta."

    La Corte osserva che si tratta di un'interpretazione amministrativa non vincolante e che non impedisce al giudice penale di applicare la disciplina del sequestro preventivo; inoltre l'Agenzia stessa ha assunto successivamente posizioni meno favorevoli ai cessionari (cfr. circolare 23/E/2022).

  • Circolare Agenzia delle Entrate n. 23/E del 23/6/2022

    Richiamata per sottolineare che l'Amministrazione ha adottato successivamente un orientamento che non riconosce automaticamente la legittimità dell'utilizzo di crediti poi dissequestrati, rafforzando la possibilità di contestazione e recupero.

Massime di principio

  • I crediti d'imposta derivanti dal Superbonus possono essere qualificati come "cose pertinenti al reato" e essere sottoposti a sequestro preventivo anche se intestati a terzi cessionari e anche se acquisiti in buona fede.
  • La disciplina speciale del Superbonus (art. 121 d.l. 34/2020) non elimina l'applicabilità delle regole processualpenali sul sequestro: la responsabilità amministrativa o fiscale del cessionario non impedisce il sequestro cautelare della cosa pertinente al reato.
  • Per il sequestro impeditivo è sufficiente il nesso di pertinenza tra il credito e il reato e la sussistenza del periculum in mora legato alla libera disponibilità del credito (rischio di ulteriore utilizzazione, aggravamento del danno o dispersione della garanzia), non è necessario che il terzo sia l'autore del reato.
  • Le circolari dell'Agenzia delle Entrate non vincolano il giudice penale; orientamenti amministrativi favorevoli al cessionario non impediscono comunque l'adozione di misure cautelari penali.
  • In situazioni analoghe la difesa del cessionario dovrebbe mirare a documentare la concreta assenza di periculum in mora (es. blocco operativo del credito, impossibilità di utilizzo immediato, procedure amministrative che impediscono la monetizzazione) e provare la buona fede e la serietà dell'acquisto, pur avendo consapevolezza che ciò potrebbe non essere decisivo a fronte del requisito di pertinenzialità.

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