Cassazione Penale, Sentenza n. 31664/2025 del 22/09/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza di appello con due motivi: (1) vizio di motivazione e travisamento della prova sulla penale responsabilità, contestando la credibilità del collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano (sostenendo preesistente animosità e possibile calunnia), la discordanza tra le versioni dei collaboratori e la non idoneità delle dichiarazioni di Valentino Marrazzo a confermare le accuse; (2) violazione dell'art. 577, n. 3) c.p. e vizio di motivazione sull'aggravante della premeditazione, per mancata precisazione del lasso temporale tra fase deliberativa ed esecutiva dell'omicidio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza di condanna all'ergastolo per concorso nell'omicidio premeditato di Pietro Scelzo. Sul primo motivo ha ritenuto la motivazione di merito adeguata: i collaboratori (Cavaliere, Rapicano, Marrazzo) sono stati valutati credibili e le loro dichiarazioni ritenute convergenti e corroborate da elementi di contesto; le discrepanze tra versioni sono state giudicate non decisive e spiegate dalla corte d'appello. Sul secondo motivo la Corte ha dichiarato l'inammissibilità perché la questione della premeditazione non era stata dedotta con appello corrispondente. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. (decisione dell'11/06/2025).
Norme richiamate
art. 577 cod. pen. (n. 3 - premeditazione)
La censura sull'aggravante della premeditazione è stata ritenuta inammissibile in Cassazione perché tale profilo non era stato dedotto con motivo corrispondente in appello; la Corte non è quindi entrata nel merito della valutazione temporale tra deliberazione ed esecuzione
Norma che consente alla Corte di Cassazione di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali; la condanna è stata pronunciata a carico di Ingenito
Giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione (criteri per valutare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia)
La sentenza applica i principi consolidati: valutare la credibilità soggettiva (personalità, condizioni di vita, motivi), l'attendibilità del narrato (spontaneità, precisione, coerenza, costanza) e la convergenza autonoma e indipendente delle dichiarazioni; discrepanze circostanziali tra collaboratori non escludono automaticamente l'attendibilità se spiegabili e non decisive
Massime di principio
- La Corte di Cassazione valuta in primo luogo la correttezza procedurale: questioni non sollevate con motivo corrispondente nei gradi precedenti possono essere dichiarate inammissibili in cassazione
- Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia richiedono un esame articolato della credibilità soggettiva e dell'attendibilità del contenuto; la convergenza di più collaboratori e riscontri di contesto rafforzano il valore probatorio
- La presenza di antecedenti rapporti di ostilità tra teste e imputato non determina automaticamente l'inattendibilità del dichiarante: il giudice valuta la portata e le prove di tale animosità e se queste giustifichino l'ipotesi di calunnia
- Discrepanze tra versioni dei collaboratori su elementi secondari non sono necessariamente decisivi: se le divergenze riguardano circostanze non essenziali e possono essere plausibilmente spiegate, la prova rimane utilizzabile
- In procedimenti complessi con più collaboratori, la decisione si fonda sulla valutazione complessiva e sulla convergenza delle prove, non su singole incoerenze isolate
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