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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34990/2025 del 27/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Hassnoun è stato ritenuto responsabile dei delitti di minaccia continuata e di percosse in danno di Cristina Baù (fatti del 8/09/2022). In primo grado il GdP ha riconosciuto la recidiva reiterata specifica infraquinquennale e, in bilanciamento con le attenuanti generiche, lo ha condannato a euro 600,00 unificando i reati per continuazione. L'appello è stato convertito in ricorso per cassazione; il ricorrente ha dedotto tre motivi: (1) contestazione della valutazione della credibilità della persona offesa e dell'integrazione del delitto di minaccia; (2) mancato riconoscimento dell'attenuante della provocazione; (3) eccessività della pena e mancata motivazione nel diniego di esclusione della recidiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo per la mancata motivazione del diniego di esclusione della recidiva. Ha respinto i primi due motivi: la valutazione della prova e della credibilità della persona offesa era congrua e riscontrata anche da altre fonti (polizia giudiziaria e video) e il diniego dell'attenuante della provocazione non era viziato. Sul terzo motivo, la Corte ha ritenuto non sindacabili in sede di legittimità le valutazioni discrezionali sulla pena base e sulla continuazione, ma ha accolto la censura relativa alla recidiva perché il giudice di merito non ha fornito una motivazione specifica e individualizzata ai sensi della giurisprudenza consolidata sull'art. 99 c.p. Pertanto la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al punto relativo alla recidiva e rinviata al Giudice di Pace di Torino per nuovo giudizio; per il resto il ricorso è stato rigettato.

Norme richiamate

  • art. 612 cod. pen.

    La fattispecie di minaccia può intendersi integrata anche quando il comportamento sia oggettivamente idoneo a creare timore tale da turbare o diminuire la libertà psichica della vittima, senza necessità che questa si sia effettivamente sentita intimidita.

  • art. 99 cod. pen.

    L'applicazione della circostanza aggravante della recidiva richiede una motivazione specifica e individualizzata, che valuti concretamente la riprovevolezza e la pericolosità del reo oltre il mero riscontro formale dei precedenti.

  • art. 37 d.lgs. n. 274/2000

    Norma che consente la conversione dell'appello in ricorso per cassazione; applicata per ammettere il procedimento di legittimità.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regole di enunciazione dei motivi in cassazione; la Corte ha esaminato i motivi entro i limiti di motivazione richiesti.

  • Giurisprudenza (Sez. U. n. 35738/2010, Calibé e altre pronunce citate)

    Sez. U. n. 35738 del 27/05/2010; Sez. U. n. 32318 del 30/03/2023; Sez. U. n. 5859 del 27/10/2011

    Richiamata per il principio che l'applicazione della recidiva necessita di motivazione individualizzante: valutare natura dei reati, grado di offensività, distanza temporale, omogeneità dei fatti, occasionalità della ricaduta e altri parametri personali.

Massime di principio

  • La valutazione della credibilità della vittima e l'apprezzamento delle prove sono di regola riservati al giudice di merito e non sono rivedibili in Cassazione se la motivazione è completa e congrua.
  • Il reato di minaccia (art. 612 c.p.) si configura anche quando il comportamento sia oggettivamente idoneo a generare timore nella vittima, non essendo necessario che questa dichiari di essersi effettivamente intimidita.
  • L'attenuante della provocazione richiede un'analisi concreta e motivata: il solo stato d'ira evocato dal ricorrente non è sufficiente senza prova e confronto critico con la decisione di merito.
  • L'applicazione della recidiva aggravante richiede una motivazione specifica e individualizzante; il mancato rispetto di questo obbligo motivazionale costituisce vizio rilevabile in Cassazione e può comportare l'annullamento parziale e il rinvio.
  • In sede di cassazione le censure sulle determinazioni del trattamento sanzionatorio (pena base, applicazione di aumenti per continuazione) sono difficilmente accolte salvo vizi di motivazione o violazioni di legge; invece vizi formali o di insufficiente motivazione su circostanze aggravanti/attenuanti sono sindacabili.

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