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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13028/2026 del 09/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in cinque motivi: 1) deduzione di sovrapposizione logica tra il reato di ricettazione (capo 45) e il porto di arma (capo 46), sostenendo che la ricezione e il porto coinciderebbero materialmente; 2) contestazione della gravità indiziaria del capo 45) per mancanza del dolo (anche eventuale) e del dolo specifico di profitto, con l'affermazione che l'arma fosse ritenuta a salve e che la consegna fosse finalizzata solo a pulirla; 3) censura degli elementi a sostegno dei capi 46), 47) e 48), in quanto l'arma sarebbe stata ricevuta smontata e per sola riparazione, quindi non rappresenterebbe pericolo per la pubblica incolumità; 4) contestazione dei capi 50) e 51) per insufficienza probatoria, dubitando che i rumori intercettati dimostrino la funzionalità dell'arma e che la cessione sia stata perfezionata; 5) richiesta di revoca della misura cautelare per cessazione delle esigenze cautelari, atteso che l'indagato si sarebbe trasferito in provincia di Ravenna e avrebbe un lavoro stabile.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha respinto i motivi sostanziali come manifestamente infondati o inammissibili. In sintesi: il Tribunale di merito ha correttamente qualificato due reati distinti (ricettazione ex art. 648 c.p. e porto di arma), ritenendo che la ricezione si consumi nel luogo della consegna e che il porto inizi dal momento in cui l'agente acquisisce la disponibilità dell'arma e la detenga durante il tragitto; la gravità indiziaria per ricettazione è stata ritenuta sussistente anche ai fini del dolo eventuale, alla luce del contesto di plurimi passaggi di armi e della rilevanza criminale del cedente (Ferrara) e dei rapporti sinallagmatici tra i due; le censure fondate su valutazioni probatorie (intercettazioni, stato dell'arma, rumori di fondo, riconsegna smontata) sono state considerate questioni di merito sottese a valutazione fattuale e non censurabili in cassazione salvo manifesto travisamento, mentre il Tribunale ha logicamente ritenuto che l'arma fosse riparabile e poi funzionante; il pericolo di reiterazione delle condotte è stato confermato nonostante il trasferimento dell'indagato, perché il rischio riguarda delitti della stessa specie e non è escluso da mera variazione di residenza. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente per censurare il provvedimento impugnato; la Corte la utilizza per valutare la fondatezza delle censure di diritto, ritenendo però che molte delle questioni sollevate siano valutazioni di fatto non sindacabili in cassazione

  • art. 649, cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente nel primo motivo ma ritenuto non pertinente dal giudice; la Corte osserva che il richiamo non incide sulla distinzione tra ricezione e porto

  • art. 648, cod. pen. (ricettazione)

    La ricettazione può integrare il dolo anche nella forma del dolo eventuale quando l'agente rappresenti la concreta possibilità che la cosa provenga da reato e accetti il rischio; nel caso la Corte conferma che, sul piano indiziario, tale elemento può ritenersi acquisito

  • art. 273, cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione ai reati di detenzione/porto di arma; la Corte ritiene che le intercettazioni e gli elementi raccolti siano compatibili con la configurabilità dei reati contestati

  • art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Disciplina la sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione); la Corte condivide la valutazione del Tribunale che tali esigenze permangono nonostante il trasferimento dell'indagato

  • art. 616, cod. proc. pen.

    Applicata per disporre la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria per il ricorso dichiarato inammissibile, in assenza di assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità

  • art. 379, cod. pen.

    Citato dalla difesa come possibile qualificazione alternativa del fatto; la Corte non accoglie tale prospettazione, ritenendo più coerente la ricostruzione di ricettazione e porto con il quadro probatorio

Massime di principio

  • La ricezione di una cosa proveniente da reato e il porto della stessa possono configurare due reati distinti: la ricettazione si consuma al momento della ricezione, mentre il porto si protrae fin quando l'agente mantiene la disponibilità e la detenzione dell'arma anche nel tragitto verso altro luogo
  • Il dolo nella ricettazione può essere ricostruito anche come dolo eventuale quando le circostanze indicano che l'agente ha rappresentato e accettato il rischio della provenienza delittuosa; non è richiesto sempre un elemento di certezza della provenienza
  • Le valutazioni sulle intercettazioni, sul linguaggio criptico e sulla funzionalità tecnica dell'arma sono questioni di fatto rimesse al giudice di merito e difficilmente sindacabili in cassazione se fondate su motivazione non manifestamente illogica
  • La riconsegna di un'arma smontata non esclude la configurabilità del reato se dal complesso probatorio emerge che essa era comunque riparabile e che il risultato operativo (arma funzionante) è stato ottenuto o testé verificato
  • Il trasferimento di residenza non elimina automaticamente il rischio di reiterazione: il pericolo va valutato in termini di possibilità di commettere delitti della stessa specie anche in contesti diversi e con altri soggetti
  • In cassazione sono ammissibili i motivi che denunciano violazioni di norme e vizi di motivazione (carenza, contraddittorietà, manifesta illogicità); censure che si risolvono in una diversa valutazione dei fatti sono in genere inammissibili

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