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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33399/2023 del 31/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico. L'imputazione riguarda il trasporto di ingente quantitativo di cocaina (537 kg). Dangeli sosteneva che si trattava di un episodio isolato, che non apparteneva ad alcun sodalizio criminoso, che era stato licenziato come autotrasportatore e non poteva più accedere al porto di Gioia Tauro, e che il Tribunale del riesame aveva motivato in modo congetturale e privo di concretezza il pericolo di reiterazione, omettendo di considerare l'idoneità delle misure alternative (arresti domiciliari con braccialetto e divieto di comunicazione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato la sussistenza del pericolo concreto e attuale di reiterazione, richiamando la gravità del fatto (trasporto di 537 kg di cocaina), il contesto socio-relazionale di elevato spessore criminale e la possibilità che l'indagato potesse comunque svolgere attività illecite diverse (intermediazione, detenzione o cessione di droga) anche in caso di arresti domiciliari. La Corte ha altresì ritenuto irrilevante la decorrenza del tempo in relazione alla particolare gravità del fatto e alla presumibile pena. Ha escluso la validità delle censure sulla genericità e sull'eccessiva congetturalità della motivazione e ha ritenuto implicitamente valutata e scartata l'applicazione del braccialetto elettronico come misura alternativa. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e dispone la trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti previsti.

Norme richiamate

  • art. 73 D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Oggetto del procedimento penale: reato relativo a stupefacenti (trasporto di ingente quantitativo di cocaina). La gravità del fatto è stata valorizzata come elemento fattuale rilevante nella valutazione del pericolo di reiterazione.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma centrale nel ragionamento: il pericolo di recidiva per misure cautelari deve avere i caratteri della concretezza e dell'attualità, desumibili dalle modalità del fatto, dalla personalità dell'indagato e dai suoi precedenti. La Corte ha confermato che tali requisiti possono essere soddisfatti anche quando il rischio derivi dalla gravità, dalle modalità e dal contesto relazionale del reato.

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Citato nel ricorso tra le norme invocate; dal testo non emerge un'analisi dettagliata della Corte su questo specifico comma, quindi è stato richiamato ma non decisivo nella motivazione della sentenza.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Norma menzionata nelle censure; nella motivazione della Corte non risulta un sviluppo specifico su questa disposizione, che è stata comunque considerata nel complesso del quadro normativo sulle misure cautelari.

  • art. 284 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione al possibile divieto di comunicazione con terzi come misura integrativa degli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto che l'opzione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieti accessori fosse stata implicitamente valutata ed esclusa dal Tribunale del riesame per insufficienza a scongiurare il pericolo di reiterazione.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Riferimento procedurale: la impugnazione inerente alla misura cautelare è stata proposta ai sensi dell'art. 310 (appello al Tribunale del riesame). La norma è indicata come fondamento del procedimento di riesame, oggetto del gravame.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata nella parte conclusiva: disposizione per gli adempimenti da parte del direttore dell'istituto penitenziario in relazione al provvedimento cautelare. La Corte ha disposto la trasmissione al direttore per gli adempimenti previsti.

  • Legge 16 aprile 2015, n. 47

    Richiamata in relazione alla novella dell'art. 274: la legge ha ribadito che il pericolo di recidiva richiede concretezza e attualità. La Corte ha interpretato la modifica come codificazione del principio dell'esigenza prognostica fondata su dati concreti.

Massime di principio

  • Per disporre o mantenere una misura cautelare per pericolo di recidiva è necessario un giudizio prognostico fondato su elementi concreti e attuali (modi del fatto, personalità, contesto relazionale), non sulla sola gravità astratta del reato.
  • La gravità e la modalità della condotta (es. trasporto di ingente quantitativo di droga) e l'inserimento in un contesto socio-relazionale criminale possono giustificare il mantenimento della misura cautelare anche se l'episodio è isolato.
  • La decorrenza del tempo trascorso in custodia cautelare non è di per sé sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione quando il fatto contestato ha un elevato disvalore e la pena presumibile è rilevante.
  • La possibilità di utilizzare misure alternative (arresti domiciliari, braccialetto elettronico, divieto di comunicazione) deve essere valutata concretamente: possono essere espressamente escluse se non idonee a neutralizzare il rischio di reiterazione.
  • Il rischio di reiterazione può riferirsi anche a condotte diverse da quella contestata in concreto (es. intermediazione, detenzione o cessione), non solo alla ripetizione identica dell'azione originaria.
  • Se il giudice del riesame fornisce una motivazione adeguata e fondata su elementi concreti, la Corte di Cassazione è incline a ritenere legittimo il mantenimento della misura cautelare e a rigettare le censure sull'apparente congetturale motivazione.

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