Cassazione Penale, Sentenza n. 47224/2022 del 14/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso il rigetto dell'appello cautelare contro l'ordinanza del G.I.P. che aveva negato la sostituzione della custodia cautelare in carcere per i reati di detenzione e spaccio di stupefacenti (artt. 74 e 73 d.P.R. 309/1990). Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio motivazionale per omessa indicazione di elementi concreti e attuali a sostegno della necessità della misura, sostenendo che erano emerse circostanze che avrebbero dovuto far superare la presunzione cautelare: interruzione delle condotte illecite da giugno 2020, stabile lavoro e residenza in Svizzera con allontanamento dall'ambiente criminale, rientro volontario in Italia e pronta costituzione alla polizia giudiziaria, nonché buona condotta in carcere e perdita di efficacia della misura per alcuni capi di imputazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, per i reati di cui all'art. 74 d.P.R. 309/1990, operi la presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari e dell'adeguatezza della custodia carceraria prevista dall'art. 275, comma 3, cod. proc. pen., opera- tiva fino a quando non siano dedotti elementi concreti idonei a contrastarla. Le circostanze richiamate dalla difesa risultavano già valutate in sede di applicazione della misura o non erano state dedotte davanti al giudice a quo e quindi non potevano essere rimesse in sede d'appello cautelare ex art. 299 cod. proc. pen. La Corte ha inoltre richiamato che la buona condotta in carcere e il mero decorso del tempo non sono di per sé idonei a superare la presunzione cautelare; ha sottolineato la rilevanza dei precedenti penali dell'indagato come indice di pericolosità non confutato. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
d.P.R. n. 309 del 1990 (Testo unico stupefacenti) - art. 74
art. 74 d.P.R. n. 309/1990
Il delitto di cui all'art. 74 è considerato di particolare gravità e giustifica l'operatività della presunzione cautelare rafforzata di cui all'art. 275 cod. proc. pen., comma 3
d.P.R. n. 309 del 1990 - art. 73
art. 73 d.P.R. n. 309/1990
Rilevato come capo di imputazione per il quale la custodia può risultare adeguata; la perdita di efficacia della misura rispetto a singoli capi non è sufficiente a superare la presunzione relativa senza nuovi elementi concreti
codice di procedura penale - art. 275
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.; modificato dall'art. 4 della legge 47/2015
Prevede una presunzione relativa circa la sussistenza delle esigenze cautelari e l'adeguatezza della custodia in carcere per taluni reati, che rimane efficace nel corso del procedimento fino a che non siano dedotti elementi concreti idonei a superarla
codice di procedura penale - art. 299
Regola la revoca e la sostituzione delle misure cautelari: per ottenere la modifica della misura occorrono fatti sopravvenuti o elementi nuovi e non valutati dal giudice che possano incidere sulla legittimità della restrizione
codice di procedura penale - art. 292
art. 292, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.
Stabilisce i criteri di valutazione del giudice al momento dell'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare; il decorso del tempo dalla commissione del reato spetta essere valutato in quella sede
codice di procedura penale - art. 616
Norma la condanna alle spese per ricorso inammissibile e le relative conseguenze, qui applicata con comminazione di sanzione pecuniaria
decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 - art. 23
art. 23 d.l. 28/10/2020, n. 137
Disposizione richiamata in relazione alla redazione della requisitoria del Pubblico Ministero nei procedimenti davanti alla Corte
Massime di principio
- Per reati di elevata gravità in materia di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/1990) opera una presunzione relativa a favore della custodia in carcere (art. 275, comma 3): per superarla occorrono elementi concreti, attuali e nuovi.
- La domanda di revoca o sostituzione della misura ai sensi dell'art. 299 cod. proc. pen. richiede fatti sopravvenuti o elementi non valutati dal giudice di primo grado: circostanze già considerate in sede di applicazione della misura non sono valutabili come novità.
- Il mero decorso del tempo o la buona condotta in carcere non sono di per sé idonei a far venire meno le esigenze cautelari quando opera la presunzione relativa; è necessario produrre prove concrete dell'interruzione dell'attività criminale e della cessazione del pericolo.
- Motivi nuovi o fatti rilevanti devono essere tempestivamente dedotti e documentati già davanti al giudice che ha adottato la misura: l'appello cautelare è devolutivo e non può introdurre fattispecie non discusse in primo grado.
- Precedenti penali e profili di pericolosità sociale continuano a pesare nella valutazione dell'adeguatezza della misura; la difesa deve fornire elementi specifici che contrastino questi indici per ottenere l'affievolimento della custodia.
- Se si intende invocare residenza o lavoro stabile all'estero per dimostrare l'allontanamento dall'ambiente criminale, occorre documentazione probatoria e farne esplicita deduzione nel procedimento al momento opportuno; la sola affermazione non è sufficiente.
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