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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42667/2023 del 19/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di confisca di due immobili disposta ai sensi dell'art. 240-bis cod. pen.; il ricorrente contestava che la presunzione di illecita accumulazione prevista dall'art. 240-bis operi solo quando i beni siano intestati al condannato stesso e non al coniuge, sostenendo che gli immobili erano effettivamente di proprietà del coniuge (Caterina Carbone) che avrebbe dimostrato la propria capacità reddituale con ampia documentazione; dedotta violazione di legge e vizio di motivazione per indebita inversione dell'onere della prova.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse: l'impugnazione si fondava sull'assunto che i beni fossero effettivamente riconducibili a un terzo (il coniuge), il che priva il ricorrente di una posizione autonoma per proporre il gravame. La Corte ha inoltre rilevato che, comunque, la presunzione prevista dall'art. 240-bis può operare anche con riferimento ai beni intestati al coniuge quando non risulti che gli acquisti siano riconducibili ai redditi o all'attività economica di quest'ultimo; l'ordinanza impugnata motivava adeguatamente la sproporzione tra capacità finanziaria del nucleo familiare e valore degli acquisti. La requisitoria del Procuratore generale è stata dichiarata inammissibile per tardività ai sensi dell'art. 611 c.p.p. Conseguentemente il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    La presunzione di illecita accumulazione patrimoniale prevista dalla norma può riguardare anche beni formalmente intestati a terzi (es. coniuge) se non risulta la riconducibilità degli acquisti ai redditi o alle attività economiche di tali terzi; in tal caso l'intestazione simulata può essere desunta dalla sproporzione tra capacità finanziaria e valore degli acquisti.

  • art. 611, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce il termine per il deposito della requisitoria scritta del Pubblico Ministero nelle cause in camera di consiglio; il mancato rispetto del termine rende tardiva la requisitoria e i relativi argomenti non possono essere considerati in sede di decisione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna alle spese processuali e l'imposizione di una somma a favore della Cassa delle ammende in caso di impugnazioni infondate o irrituali; applicata qui per la declaratoria di inammissibilità e per profili di colpa dell'impugnazione.

Massime di principio

  • La presunzione di illecita provenienza patrimoniale prevista dall'art. 240-bis può estendersi ai beni intestati al coniuge o ad altra persona se non è dimostrata la riconducibilità degli acquisti ai redditi o alle attività economiche del titolare formale.
  • Il soggetto condannato può trovarsi privo di interesse ad impugnare se la sua doglianza si fonda sull'affermazione che i beni siano effettivamente riconducibili a un terzo: contestare la titolarità apparente può svuotare la sua posizione processuale e rendere il ricorso inammissibile.
  • In materia di confisca per sproporzione, la valutazione della sproporzione tra capacità economica del nucleo familiare (anche precedente alle nozze) e valore delle acquisizioni è elemento decisivo per inferire simulazione nell'intestazione.
  • Chi sostiene la legittima provenienza dei beni (es. il coniuge intestatario) deve fornire prove concrete e documentazione idonea a ricondurre gli acquisti a risorse lecite e alla sua capacità reddituale al momento delle acquisizioni.
  • Le parti devono rispettare i termini processuali (es. art. 611 c.p.p. per la requisitoria) perché memorie o requisitorie tardive possono essere escluse dalla valutazione del giudice.

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