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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36698/2023 del 05/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza per violazione di legge, deducendo la nullità della pronuncia per mancata traduzione del decreto che dispone il giudizio in una lingua a lui comprensibile (arabo o francese). La difesa ha tempestivamente eccepito l'omessa traduzione nell'udienza del 10/05/2022 e ha prodotto documenti (verbale di udienza del 09/07/2021 e decreto di espulsione 2018) che attestavano l'incapacità dell'imputato di comprendere la lingua italiana. Il giudice di primo grado aveva ritenuto invece, sulla base di un verbale di identificazione e di una sottoscrizione, che fosse presumibile la conoscenza dell'italiano e aveva respinto la richiesta di traduzione.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: ha rilevato che l'omessa traduzione del decreto di citazione a giudizio costituisce una nullità generale a regime intermedio (richiamando gli artt. 143, 178 lett. c e 180 c.p.p. e la giurisprudenza). Poiché l'eccezione era stata sollevata tempestivamente e risultavano in atti documenti che attestavano la mancata conoscenza dell'italiano, la Corte ha ritenuto ingiustificata la presunzione di comprensione adottata dal giudice di primo grado. Ha pertanto annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio al Giudice di Pace di Modena per nuovo giudizio, previa rinnovazione della citazione a giudizio con traduzione del relativo decreto in lingua a lui nota, e con diversa persona fisica chiamata a giudicare.

Norme richiamate

  • decreto legislativo 286/1998, art. 14, comma 5-ter

    Norma sostanziale contestata: condotta integrativa del reato per essere trattenuto senza giustificato motivo nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine di espulsione. Utilizzata per qualificare il fatto oggetto del procedimento.

  • codice di procedura penale, art. 143

    Richiamato in materia di nullità degli atti processuali; l'omessa traduzione dell'atto di citazione rientra nelle nullità che incidono sulla regolarità della partecipazione dell'imputato al processo.

  • codice di procedura penale, art. 178 lett. c

    Indica i casi di nullità che possono essere dedotti e le relative conseguenze; qui utilizzato per qualificare la nullità derivante dalla mancata traduzione.

  • codice di procedura penale, art. 180

    Stabilisce le modalità di sanabilità delle nullità; la Corte ricorda che la mancata traduzione determina una nullità generale a regime intermedio che viene sanata se la parte compare ma che, se tempestivamente dedotta, impone la rinnovazione della citazione.

Massime di principio

  • L'omessa traduzione del decreto di citazione a giudizio in una lingua comprensibile all'imputato configura una nullità rilevante che può comportare l'annullamento della sentenza se l'eccezione è tempestivamente sollevata.
  • La nullità derivante dalla mancata traduzione è sanabile dalla comparizione dell'imputato solo se quest'ultimo non eccepisce tempestivamente la carenza; se eccepita tempestivamente, il giudice deve rinnovare la citazione con traduzione.
  • Quando in atti esistono documenti che attestano l'incapacità dell'imputato di comprendere l'italiano (es. precedenti verbali, provvedimenti amministrativi), il giudice non può fondare la decisione su una mera presunzione di conoscenza linguistica senza aver accertato concretamente la capacità di comprensione.
  • Per garantire il diritto di difesa e la partecipazione consapevole al processo, il giudice deve disporre la traduzione degli atti fondamentali ogniqualvolta vi siano elementi che fanno ragionevolmente dubitare della comprensione della lingua italiana da parte dell'imputato.
  • La mancata traduzione, se non sanata, comporta la rinnovazione del procedimento e la celebrazione di un nuovo giudizio dopo regolare notifica del decreto tradotto.

Testo integrale

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