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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43797/2023 del 30/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 11/04/2023 che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per Delfino Rocco per vari reati (tra cui partecipazione con ruolo organizzativo ad associazione di tipo mafioso, plurime estorsioni aggravate e detenzione di arma e munizionamento) e aveva invece annullato la misura per alcuni capi (cap. 3, 10 e 66) per carenza di gravità indiziaria. Il Pubblico Ministero censurava l'esclusione della gravità indiziaria per i capi 3 e 66 ritenendo la motivazione illogica; l'indagato proponeva dieci motivi di ricorso (violazioni di legge e vizi di motivazione) tra cui la rilevanza della retrodatazione della misura (contestazione a catena), la configurabilità e qualificazione di vari reati estorsivi (capi 19, 22, 26, 28, 29, 33, 34), la sussistenza delle aggravanti di cui all'art. 416-bis.1 cod. pen., la riconducibilità della detenzione di arma all'indagato e la mancanza di gravità indiziaria per il reato associativo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero (ritenendo che esso chiedeva una rivalutazione del materiale probatorio, non consentita in sede di legittimità). Quanto al ricorso dell'indagato, la Corte lo ha ritenuto fondato solo parzialmente: ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata (e l'originaria ordinanza del G.I.P. del 6/03/2023) limitatamente al capo 26 (tentativo di estorsione relativo all'estromissione da una trattativa per fornitura di prodotti ortofrutticoli), perché le indagini non dimostravano atti idonei e univoci oltre il mero accordo o l'intenzione; ha altresì annullato con rinvio l'ordinanza relativamente al capo 29 per carenza di motivazione del Tribunale, demandando l'integrazione della motivazione; per gli altri motivi proposti dall'indagato ha dichiarato l'inammissibilità o l'infondatezza, confermando la gravità indiziaria e le censure del Tribunale su gran parte degli altri capi (tra cui il reato associativo, altre estorsioni e il rinvenimento dell'arma), salvo quanto specificato.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sull'associazione di tipo mafioso; la Corte valuta la fondatezza indiziaria della partecipazione e il ruolo attribuito all'indagato sulla base del complesso indiziario, non solo su singoli reati-scopo

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante connessa al metodo mafioso e alla finalità di agevolare l'associazione; la Corte richiede elementi che dimostrino il metodo/esecutività e la finalità agevolativa, non già una mera appartenenza

  • art. 374-bis cod. pen.

    Falsa attestazione in atti destinati all'autorità giudiziaria; la Corte ha ritenuto insufficiente l'accusa fondata solo su conversazioni intercettate in assenza del documento, dell'indicazione del procedimento e del contenuto dell'attestazione

  • art. 56 cod. pen.

    Disciplina del tentativo: per configurare il tentativo occorrono atti idonei e univoci diretti ad eseguire il reato; la Corte ha annullato la qualificazione come tentativo quando emergeva solo intenzione o accordo non seguito da atti efficaci

  • art. 115 cod. pen.

    Richiamato per distinguere il mero accordo (che non è punibile) dalle condotte penalmente rilevanti; la Corte ha osservato che un'intesa senza atti esecutivi non integra il tentativo

  • art. 393 cod. pen.

    Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone; la Corte sottolinea che la qualificazione va valutata anche in base alla finalità agente e non solo alla sproporzione

  • art. 303 cod. proc. pen.

    Norme sui termini di durata della custodia cautelare; la Corte ha esaminato la rilevanza dell'eventuale retrodatazione/contestazione a catena e se la retrodatazione potesse incidere sulla misura

  • art. 407, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto della determinazione dei termini di custodia cautelare e della loro incidenza: la Corte ha rilevato che, in presenza di delitti per cui è prevista elevata pena edittale, l'esclusione di alcune aggravanti non incide sui termini applicabili

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non rivede la valutazione probatoria di merito: i ricorsi che chiedono una diversa valutazione degli stessi elementi probatori sono generalmente inammissibili.
  • Per escludere la gravità indiziaria è rilevante l'assenza di elementi chiari e specifici (es. mancata identificazione della vittima, mancanza del documento contestato o dell'individuazione del procedimento in cui sarebbe stato prodotto). Frammentarie intercettazioni senza riscontri documentali possono non essere sufficienti.
  • Il tentativo di reato richiede atti idonei e diretti in modo univoco all'esecuzione; il mero accordo o la semplice manifestazione di intenzione, senza atti concreti, non costituiscono tentativo punibile.
  • L'aggravante 'metodo mafioso' o la finalità di agevolare un'associazione mafiosa non si deducono automaticamente dalla sola appartenenza o dalla fama: occorre dimostrare modalità esecutive, modalità di pressione o un chiaro nesso finalistico con l'organizzazione.
  • La mancanza di motivazione di una decisione rispetto a un capo d'imputazione è vizio formale rilevante e può determinare annullamento con rinvio per integrazione della motivazione.
  • La prova indiziaria può fondarsi anche su convergenza di elementi circostanziali (conversazioni, condotte reiterate, ruoli riferiti) ma il collegamento logico tra fatti e deduzioni deve essere esplicitato per resistere al controllo di legittimità.
  • La contestazione a catena e la retrodatazione dei termini di custodia richiedono che i fatti successivi siano anteriori e riferibili a un'unica vicenda continuativa; la semplice detenzione pregressa non esclude di per sé la perdurante adesione al vincolo associativo.
  • L'interesse ad impugnare questioni riferite alle aggravanti può essere considerato carente se l'eventuale accoglimento non produce in concreto alcun beneficio sull'applicabilità o sulla durata della misura cautelare.

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