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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24881/2022 del 28/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Milano che li ha dichiarati colpevoli di bancarotta fraudolenta patrimoniale (distrattiva e dissipativa) per prelievi/pagamenti senza titolo e acquisiti di beni, e, limitatamente a Oliviero, anche di bancarotta fraudolenta documentale per omessa/parziale consegna delle scritture contabili. Le censure principali sono: (1) per la bancarotta documentale, che Oliviero avrebbe consegnato al curatore la documentazione in suo possesso e comunque i dati sono stati ricostruiti "aliunde", sicché mancherebbe il dolo necessario o andrebbe qualificata al più come bancarotta semplice; (2) per la bancarotta patrimoniale, che molte uscite (stipendi, pagamenti a fornitori, rimborsi soci, compensi amministratori, acquisti) sono giustificate o deliberate, che la Corte non ha specificato le somme distratte attribuibili a ciascun imputato (in particolare per Occhiuzzi) e ha fatto valutazioni contraddittorie rispetto ad alcune assoluzioni; (3) che la Corte ha illegittimamente usato motivazione "per relationem" e non ha riconosciuto le attenuanti generiche né contenuto la pena nel minimo edittale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha ritenuto legittima la valutazione dei giudici di merito secondo cui la documentazione consegnata era incompleta e presentava disallineamenti tali da rendere, se non impossibile, quantomeno molto difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari; ha confermato che la bancarotta fraudolenta documentale sussiste anche quando parte della documentazione può essere ricostruita "aliunde" e che il dolo richiesto è di natura generica (consapevolezza della tenuta incompleta delle scritture). Sul versante patrimoniale la Corte ha condiviso la valutazione di ingiustificatezza di numerosi addebiti (compensi non deliberati, rimborsi soci in violazione delle regole di postergazione, prelievi non giustificati, beni acquistati e non rinvenuti) e ha ritenuto corretta la distinzione di grado di responsabilità tra gli imputati. Infine la Cassazione ha ritenuto insindacabile la valutazione sulle attenuanti generiche e sulla misura della pena, poiché il giudice di merito ha motivato adeguatamente l'assenza di elementi positivi (ristoro, comportamento riparatorio, altri segnali di rivisitazione esistenziale) che giustificassero la loro concessione.

Norme richiamate

  • Legge fallimentare

    art. 216 co.1 n.1 e n.2; art. 219; art. 223 comma 1

    Le norme della legge fallimentare sono state interpretate nel senso che l'omessa o irregolare tenuta/consegna delle scritture contabili integra il reato di bancarotta fraudolenta documentale quando tale condotta rende impossibile o molto difficoltosa la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari; non rileva l'eventuale ricostruzione parziale "aliunde" quale causa di esclusione automatica del reato.

  • Codice penale

    art. 62; art. 62-bis; art. 133

    Art. 62 e 62-bis: le circostanze attenuanti generiche richiedono elementi positivi apprezzabili dal giudice; la loro concessione è discrezionale e non automatica e può essere negata in assenza di tali elementi (ad es. mancanza di comportamento riparatorio o ristoro). Art. 133: la determinazione della pena rimane appannaggio del giudice di merito se adeguatamente motivata.

  • Codice civile

    Il rimborso di finanziamenti soci in violazione del principio di postergazione può integrare condotte distrattive rilevanti ai fini della bancarotta fraudolenta patrimoniale.

  • Giurisprudenza consolidata (Cass. pen. Sez. 5, n. 21028/2020 e altre)

    Sez. 5, n. 21028 del 21/02/2020; Sez. 5, n. 43977 del 14/07/2017 (citazioni giurisprudenziali)

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui il reato di bancarotta fraudolenta documentale sussiste anche quando i dati possono essere in parte ricostruiti "aliunde", perché la necessità di ricostruire la documentazione presso terzi dimostra la tenuta contabile tale da ostacolare la ricostruzione. Inoltre il dolo richiesto per la bancarotta documentale è il dolo generico (consapevolezza dell'incompletezza).

Massime di principio

  • La mera consegna parziale di documenti al curatore o la possibilità che la documentazione sia in parte ricostruita "aliunde" non esclude automaticamente la bancarotta fraudolenta documentale se la tenuta/completezza delle scritture era tale da rendere difficile o impossibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.
  • Per la bancarotta fraudolenta documentale il dolo richiesto è, di regola, di natura generica: è sufficiente la consapevolezza dell'amministratore circa l'incompletezza o l'irregolarità della contabilità che rende difficile la ricostruzione, non è necessario dimostrare uno specifico fine di pregiudicare i creditori.
  • Pagamenti effettuati dall'impresa (compensi amministratori, rimborsi soci, pagamenti a fornitori o stipendi) possono costituire distrazione patrimoniale se mancano delibere o giustificazioni obiettive, se violano regole come la postergazione dei finanziamenti soci, o se portano a depauperamento dell'attivo; la causale apparente non è di per sé sufficiente a escludere l'illiceità.
  • La corte di merito ha ampia discrezionalità nel valutare le attenuanti generiche e la misura della pena: l'assenza di elementi positivi (ad es. comportamento riparatorio, ristoro) giustifica il diniego; tale valutazione è sindacabile in cassazione solo per vizio di motivazione.
  • L'utilizzo della motivazione "per relationem" è ammesso quando le censure reiterate non contengano elementi nuovi rispetto alla motivazione già data in primo grado; tuttavia, argomentazioni nuove introdotte in fase successiva devono essere specificamente valutate.

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