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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20844/2023 del 16/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Matteucci ha impugnato l'ordinanza del 26/05/2022 del Tribunale di sorveglianza di Genova che aveva rigettato il reclamo avverso il provvedimento del 15/02/2022 del Magistrato di sorveglianza di Massa. Il reclamo riguardava la dichiarata inammissibilità dell'istanza risarcitoria, promossa ai sensi dell'art. 35-ter legge 26 luglio 1975, n. 354, per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'esecuzione di una pena detentiva in presunta violazione dell'art. 3 CEDU. Il Magistrato aveva ritenuto che, essendo il ricorrente cessato di espiare la pena il 20/08/2021, la competenza fosse del giudice civile ai sensi dell'art. 35-ter, comma 3; il ricorrente invece rilevava che l'istanza era stata presentata il 26/06/2021, quindi mentre era ancora in stato di detenzione, e che la successiva scarcerazione non poteva spostare la competenza funzionale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di sorveglianza di Genova. La Corte ha affermato il principio secondo cui, in materia di rimedi risarcitori per violazione dell'art. 3 CEDU, la competenza del magistrato di sorveglianza si radica quando l'istanza è presentata da un soggetto in stato di detenzione: il criterio decisivo è la condizione di attuale detenzione del richiedente al momento della proposizione dell'istanza e non l'eventuale sopravvenuta cessazione della detenzione.

Norme richiamate

  • art. 3 CEDU

    Base della pretesa risarcitoria per trattamento inumano o degradante; la violazione di tale disposizione può giustificare un'istanza risarcitoria promossa dal detenuto.

  • art. 35-ter, legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ord. pen.)

    Disciplina la procedura risarcitoria per i detenuti o internati; la competenza del magistrato di sorveglianza per le istanze previste si determina in base allo stato di detenzione del richiedente al momento della presentazione dell'istanza. Il comma 3 è richiamato dalla giurisprudenza per i casi di soggetti già liberati, i quali devono rivolgersi al giudice civile.

  • art. 5 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente per contestare la valutazione sulla competenza; la Corte ha tuttavia ribadito che la regola discrimante è lo stato di detenzione al momento della presentazione dell'istanza, più che l'applicazione autonoma dell'art. 5.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 5, n. 1995 del 04/11/2020, Burgio, Rv. 280327)

    Precedente che chiarisce che il magistrato di sorveglianza è competente a decidere sull'istanza ex art. 35-ter presentata dal detenuto anche se, nelle more del procedimento, è cessata l'esecuzione della pena; l'istanza risarcitoria è ritenuta implicitamente compresa nella domanda di riduzione della pena e riferita ai medesimi periodi di carcerazione.

Massime di principio

  • La competenza del magistrato di sorveglianza per le istanze risarcitorie ex art. 35-ter si determina in base allo stato di detenzione al momento della presentazione dell'istanza: se il richiedente è detenuto quando presenta l'istanza, la competenza rimane del magistrato di sorveglianza anche se la detenzione cessa successivamente.
  • Se l'istanza risarcitoria è proposta da una persona già libera al momento della presentazione, secondo il comma 3 dell'art. 35-ter la competenza può essere del giudice civile; è quindi essenziale documentare la data e lo stato personale al momento del deposito dell'istanza.
  • Nei casi in cui l'istanza risarcitoria è connessa a procedure di esecuzione o di riduzione della pena (es. ricorsi che comportano la cessazione dell'esecuzione nelle more), l'istanza può essere ritenuta implicitamente collegata a quelle procedure e restare nella competenza dell'autorità penale di sorveglianza.
  • Per tutelare la competenza e evitare contestazioni procedurali, chi propone domanda risarcitoria per violazione dell'art. 3 CEDU dovrebbe indicare e provare lo stato di detenzione alla data di presentazione dell'istanza e specificare l'eventuale connessione con procedimenti esecutivi pendenti.
  • In appello o in ricorso in Cassazione è efficace richiamare precedenti consolidati che interpretano l'art. 35-ter in senso favorevole alla conservazione della competenza del magistrato di sorveglianza quando l'istanza sia stata proposta in costanza di detenzione.

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