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Cassazione Penale, Ordinanza n. 13260/2026 del 10/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per violenza o minaccia a pubblico ufficiale e oltraggio. Con un unico motivo ha denunciato erronea applicazione degli artt. 336 e 341-bis c.p., sostenendo, da un lato, che la propria condotta sarebbe stata una mera reazione istintiva, non finalizzata a minacciare il pubblico ufficiale né a coartarne la volontà; dall'altro, che la ricostruzione dei fatti sarebbe stata erronea nella parte in cui parlava della presenza di una "moltitudine di soggetti", poiché al momento del fatto sarebbero stati presenti soltanto l'assistente capo e altri agenti. La censura è stata ritenuta sostanzialmente ripetitiva di doglianze già disattese in appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che la Corte territoriale aveva già congruamente risposto alle censure: per il reato di cui all'art. 336 c.p. è sufficiente che minacce e offese siano idonee a turbare il normale svolgimento dell'ufficio, senza che sia necessario un effettivo intralcio all'attività; quanto all'art. 341-bis c.p., non vi era ragione di dubitare dell'attendibilità dei testi di polizia giudiziaria verbalizzanti, dai quali risultava che lo scontro verbale si era svolto alla presenza di una moltitudine di persone del quartiere. Conseguentemente, oltre alla declaratoria di inammissibilità, è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 336 c.p.

    Ai fini dell'integrazione del reato è sufficiente che minacce e offese siano idonee a turbare il normale svolgimento dell'ufficio; non è necessario che si realizzi un effettivo intralcio all'attività del pubblico ufficiale.

  • art. 341-bis c.p.

    Il reato di oltraggio è integrato quando l'offesa al pubblico ufficiale avviene alla presenza di più persone; nella specie è stata ritenuta attendibile la prova testimoniale della polizia giudiziaria sulla presenza di una moltitudine di persone del quartiere.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di ricorso inammissibile è posta a carico del ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Per il delitto di violenza o minaccia a pubblico ufficiale non è richiesto che l'azione realizzi un concreto e attuale arresto dell'attività d'ufficio; è sufficiente la potenzialità offensiva o impeditiva della minaccia o dell'offesa rispetto al regolare svolgimento della funzione.
  • Nel giudizio di legittimità è inammissibile il motivo che si limiti a reiterare censure già esaminate e logicamente confutate dalla sentenza di appello, senza confrontarsi in modo specifico con la motivazione impugnata.
  • Ai fini dell'oltraggio a pubblico ufficiale, la sussistenza della presenza di più persone può essere desunta da prove testimoniali ritenute attendibili, e la censura che contesti tale accertamento di fatto è inammissibile se non evidenzia un reale vizio motivazionale.
  • La mera qualificazione della condotta come reazione istintiva non esclude di per sé la configurabilità dei reati contestati, se la motivazione di merito accerta la sussistenza degli elementi oggettivi richiesti dalle fattispecie.

Come è indicizzato

MaterieMinacce
RamiDelitti contro la persona

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