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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40704/2024 del 06/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Giudice dell'esecuzione di Termini Imerese che, in sede di rinvio disposto dalla Corte di cassazione, ha rigettato la sua istanza di revoca o sospensione dell'ingiunzione di demolizione emessa il 5/9/2019 per opere ritenute abusive e già oggetto di sentenza penale di condanna (pronunciata il 3/01/2003, irrevocabile il 4/10/2005). Pagano aveva chiesto la sanatoria/condono (art. 13 L. 47/1985) ed aveva prodotto una perizia giurata ai sensi dell'art. 28 L.R. n. 16/2016, sostenendo che tale perizia avesse acquisito efficacia di titolo abilitativo e che fosse imminente il rilascio del titolo concessorio. Dopo che il Tribunale aveva inizialmente revocato l'ordine di demolizione (22/04/2022), la Procura aveva ottenuto l'annullamento in Cassazione con rinvio, richiedendo che il giudice dell'esecuzione valutasse la legittimità del titolo in sanatoria alla luce delle violazioni accertate. In sede di rinvio il Tribunale ha ritenuto che la perizia giurata e il provvedimento comunale non potessero legittimare l'opera, essendo la costruzione una nuova edificazione ricadente in fascia di rispetto/area colpita da frana e quindi non sanabile ai sensi del d.l. 269/2003 e delle norme regionali di recepimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Angelina Pagano. Ha confermato che il giudice penale (anche in sede di esecuzione) deve verificare la legittimità del titolo in sanatoria e che la perizia giurata di parte non acquisisce automaticamente efficacia di titolo abilitativo. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale secondo cui l'opera è insanabile in forza dell'art. 32 del d.l. n. 269/2003 (conv. L. n. 326/2003), comma 27 lett. d), nonché del richiamo fatto dalla L.R. Sicilia n. 15/2004 all'art. 32: il condono del 2003 esclude la sanatoria per nuove costruzioni in aree soggette a vincoli idrogeologici o paesaggistici imposti prima dell'esecuzione delle opere. La Corte ha inoltre richiamato la sentenza della Corte costituzionale n. 252/2022, che ha escluso la legittimità di interpretazioni regionali che estendano la sanatoria oltre i limiti stabiliti dallo Stato. Pagano è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 666 cod. proc. pen.

    norma procedurale invocata per chiedere la revoca o la sospensione dell'ingiunzione di demolizione; disciplina la procedura davanti al giudice dell'esecuzione

  • art. 13 L. n. 47/1985

    richiamata quale disciplina del condono edilizio originario; non applicabile in modo da giustificare la sanatoria nel caso di nuova costruzione ricadente in vincolo imposto prima dell'esecuzione dell'opera

  • art. 28 L.R. Sicilia n. 16/2016

    prevede la perizia giurata nell'ambito della procedura semplificata; la perizia di parte non ha di per sé efficacia automatica di titolo abilitativo e la sua validità deve essere verificata dal giudice alla luce della normativa statale e dei vincoli esistenti

  • art. 32 d.l. n. 269/2003 (conv. con L. n. 326/2003), comma 27, lett. d)

    prevede il divieto di sanatoria per le opere realizzate su immobili soggetti a vincoli a tutela degli interessi idrogeologici, ambientali e paesaggistici, se i vincoli sono stati istituiti prima dell'esecuzione delle opere e in assenza o in totale difformità del titolo; norma decisiva per escludere la condonabilità dell'opera

  • art. 24 L.R. Sicilia n. 15/2004

    richiama l'art. 32 del d.l. 269/2003; la Corte ha ritenuto che il richiamo recepisca non solo le forme ma anche i limiti sostanziali della disciplina statale, impedendo alla normativa regionale di ampliare i casi di condonabilità

  • art. 117 Cost.

    richiamato per ribadire la prevalenza della normativa statale in materia edilizia e di sicurezza delle costruzioni rispetto alle eventuali disposizioni regionali in contrasto

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 252/2022

    ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di una norma regionale che reinterpretava l'art. 24 L.R. n. 15/2004 in senso estensivo, confermando che la disciplina nazionale del condono 2003 e i suoi limiti prevalgono sulla normativa regionale

  • Legge Regionale Sicilia n. 37/1985

    richiamata nella discussione storica sui precedenti condoni; la Corte osserva che la disciplina regionale anteriore non può prevalere sulla normativa statale sopravvenuta (terzo condono)

Massime di principio

  • Il giudice penale, anche in sede di esecuzione, ha il potere-dovere di verificare la legittimità del titolo in sanatoria e la conformità delle opere agli strumenti urbanistici; non basta la sola perizia giurata di parte.
  • La perizia giurata redatta dall'interessato non acquisisce automaticamente efficacia di titolo abilitativo: occorre un controllo della sua conformità alle norme statali e ai vincoli esistenti.
  • Il d.l. n. 269/2003 (conv. L. n. 326/2003), e in particolare l'art. 32 comma 27 lett. d), escludono la sanabilità per nuove costruzioni ricadenti in aree soggette a vincoli idrogeologici o paesaggistici imposti prima dell'esecuzione delle opere.
  • Le leggi regionali che richiamano la normativa statale non possono eludere i limiti sostanziali imposti dallo Stato: il richiamo legislativo recepisce anche i limiti, non solo le forme procedurali.
  • La data di istituzione del vincolo rispetto alla data di esecuzione dell'opera è cruciale: se il vincolo era già vigente, la sanatoria è frequentemente preclusa per nuove edificazioni.
  • La qualità e la fondatezza delle prove (es. rilievi aerofotogrammetrici) sono determinanti; elementi tecnici contraddittori o di scarsa risoluzione possono essere ritenuti insufficienti.
  • In casi simili, il ricorrente corre il rischio di inammissibilità e di condanna alle spese e sanzioni se il quadro normativo e probatorio mostra la manifesta insanabilità dell'opera.

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