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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35924/2025 del 04/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva rigettato la richiesta di misure alternative (affidamento in prova ai servizi sociali o detenzione domiciliare) relative alla pena residua di 4 mesi per violazione dell'art. 349 c.p.; il ricorrente denunciasse violazione dell'art. 47 ord. pen. e vizio di motivazione per mancata acquisizione della relazione UEPE, sostenendo che l'atto mancante avrebbe attestato comportamento regolare e stato di tossicodipendenza, elementi indispensabili per valutare la possibilità di misure alternative, specie trattandosi di soggetto in custodia cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendo le censure infondate. Ha confermato che il Tribunale ha correttamente valutato la condotta attuale del condannato e le prospettive di reinserimento, basandosi su una relazione comportamentale acquisita durante la detenzione e su elementi fattuali molteplici (numerosi precedenti, reati commessi anche dopo precedente affidamento in prova, condotte fino al 2024, e una condanna recente per detenzione di stupefacenti con pena significativa). La mancanza della relazione UEPE non ha inciso sulla legittimità della decisione, poiché il Tribunale ha potuto fondare il suo giudizio su altre fonti informative e sull'assenza di un concreto elemento positivo di prognosi di reinserimento. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 47 ord. pen.

    Fissato il principio secondo cui per l'ammissione alle misure alternative è indispensabile la valutazione dei comportamenti attuali del condannato; non è sufficiente l'assenza di elementi negativi del passato, ma occorre riscontrare elementi positivi che consentano una prognosi favorevole di reinserimento o, quanto meno, l'avvio di un processo critico.

  • art. 349 cod. pen.

    Norma che indica il reato per cui è stato condannato il ricorrente; la gravità della fattispecie e la pena irrogata sono state valutate dal Tribunale come elementi rilevanti nel bilancio sulla idoneità delle misure alternative.

Massime di principio

  • Per l'ammissione alle misure alternative (affidamento in prova, detenzione domiciliare) la valutazione è incentrata sui comportamenti successivi ai fatti per i quali si espia la pena: è necessaria una prognosi positiva, anche solo iniziale, sull'astensione dalla commissione di nuovi reati.
  • La relazione UEPE è rilevante ma non imprescindibile: se mancante, il Tribunale può fondare la decisione su altre fonti attendibili (relazioni comportamentali carcerarie, precedenti, pendenze giudiziarie); l'assenza deve essere valutata nel contesto probatorio complessivo.
  • Precedenti numerosi, reati recenti o la commissione di nuovi reati dopo un precedente affidamento in prova aggravano la valutazione negativa sulla affidabilità e sulla pericolosità sociale, rendendo improbabile la concessione di misure alternative.
  • La Corte di Cassazione esercita un sindacato limitato sulla valutazione prognostica del giudice di merito: finché la motivazione è logicamente congrua e supportata da elementi fattuali, il giudizio negativo sulle misure alternative non viene sindacato in sede di legittimità.
  • Chi impugna per omissione di acquisizione di documenti (es. relazione UEPE) deve indicare concretamente il contenuto di tali atti e dimostrare come avrebbero inciso sulla decisione, altrimenti la censura è inidonea a scalfire la motivazione del giudice di merito.

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