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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35942/2022 del 23/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di appello sostenendo violazione dell'art. 124 cod. pen. e vizio di motivazione (assente o manifestamente illogica) in relazione alla ritenuta tempestività della querela per il reato di danneggiamento di dati informatici. Ha rilevato che la persona offesa aveva avuto conoscenza del danneggiamento al momento dell'apprensione del computer personale, anteriore rispetto alla consulenza tecnica, e dunque la querela sarebbe stata tardiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. Ha confermato la correttezza della motivazione della Corte di appello (conforme al primo grado), che ha ritenuto necessaria una consulenza tecnica per accertare il danneggiamento dei dati del server aziendale e per stabilire il momento della conoscenza effettiva del fatto dalla persona offesa. È stato ricordato che l'onere di provare la tardività della querela grava su chi la deduce e che il semplice possesso o apprensione del computer non prova di per sé che il danneggiamento del server fosse conoscibile in quel momento. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 124 cod. pen.

    Invocato dal ricorrente come presunta violazione; la Corte non ha ritenuto provata alcuna violazione idonea a modificare la decisione impugnata e non ha operato un'interpretazione che affermasse l'illegittimità del provvedimento per tale norma.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come limite alla esposizione del motivo in cassazione: il ricorso è stato dedotto nei limiti strettamente necessari per la motivazione.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Richiamato con riferimento al vizio di motivazione: la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte di appello fosse persuasiva e sufficiente a escludere il vizio denunciato, anche implicitamente respingendo le argomentazioni difensive alternative.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137 del 2020

    Richiamato nella forma procedurale per la memoria e la requisitoria scritta del Procuratore Generale; non incide sul merito della questione sostanziale.

Massime di principio

  • L'onere di provare la tardività della querela grava su chi la deduce: il ricorrente/imputato deve fornire prove rigorose della conoscenza anteriore della persona offesa.
  • La decorrenza del termine per la querela si valuta rispetto al momento in cui la persona offesa ha avuto conoscenza precisa, certa e diretta del fatto, ossia quando dispone di tutti gli elementi necessari per decidere di querelare.
  • La mera apprensione o possesso di un supporto informatico (es. computer) non prova automaticamente la conoscenza del danneggiamento di dati conservati su server aziendali; può rendersi necessaria una consulenza tecnica per individuare la portata e il momento del danno.
  • In sede di legittimità non è consentito rifare la valutazione del merito dei fatti: la Cassazione verifica la congruità e la logica della motivazione, non sostituisce valutazioni probatorie ormai pacificate in sede di merito.
  • Una motivazione è sufficiente anche se non confuta punto per punto ogni argomento difensivo, purché offra una ricostruzione coerente dei fatti che implicitamente renda incompatibili le ragioni contrarie.

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