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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25091/2024 del 26/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso; ha ritenuto la motivazione della Corte d'appello coerente con i principi di diritto vigenti, secondo i quali la condotta della ricorrente, pur non integrando penalmente il reato contestato, poteva costituire colpa grave ostativa alla riparazione alla luce delle emergenze investigative. La ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare subita dal 01/12/2009 al 28/05/2010 per accuse di concorso esterno in associazione di stampo mafioso; la ricorrente era stata definitivamente assolta con sentenza irrevocabile del 19/06/2012. La Corte d'appello ha negato la riparazione ritenendo sussistente la causa ostativa della colpa grave in ragione delle frequentazioni ambigue con Parisi Savino (capoclan) e del possesso/uso di una utenza telefonica dedicata nonché per l'intervento del genero; tali elementi, uniti all'ammissione della ricorrente di conoscere la posizione verticistica di Parisi e di aver avuto da lui un telefono per conversazioni riservate, sono stati valutati come indici di contiguità e di macroscopica negligenza idonei a legittimare l'intervento cautelare.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen. comma 1

    chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave

    La norma riconosce il diritto alla riparazione salvo che l'interessato abbia concorso a cagionare la custodia per dolo o colpa grave; il giudice della riparazione valuta se la condotta della persona, alla luce delle emergenze investigative, configuri colpa grave ostativa.

  • art. 43 cod. pen.

    Fornisce la nozione di colpa (negligenza, imprudenza, imperizia); la Corte la usa per definire i profili di colpa grave che escludono la riparazione quando la condotta, pur non volontaria, sia macroscopicamente negligente e prevedibilmente idonea a provocare l'intervento giudiziario.

  • Sezioni Unite, n. 51779 del 28/11/2013 (Nicosia)

    Stabilisce i limiti del sindacato di legittimità sull'ordinanza di riparazione: la Cassazione controlla la correttezza logico‑giuridica della motivazione ma lascia al giudice di merito la valutazione sulla sussistenza e gravità della colpa o del dolo.

  • Sez.4, n. 43302 del 23/10/2008 (Maisano)

    Precisa che la condotta di colpa grave è quella che, per macroscopica negligenza o imprudenza, crea una situazione prevedibile di intervento dell'autorità giudiziaria con adozione di misure restrittive.

  • Sez.4, n.21575 del 29/01/2014 (Antognetti)

    Affermato che la frequentazione di soggetti dediti al reato in contesti compatibili con la compartecipazione impone l'onere di chiarimenti tempestivi e che tali frequentazioni possono integrare colpa grave se indicano possibile inganno dell'autorità giudiziaria sugli indizi.

  • Sez.4, n.9212 del 13/11/2013 (Maltese) e Sez.3, n.39199 del 1/07/2014 (Pistorio)

    Confermano che rapporti con soggetti coinvolti in attività illecite, se consapevolmente intrattenuti, possono integrare comportamento gravemente colposo idoneo ad escludere la riparazione.

  • Sez.4, n.45418 del 25/11/2010 (Carere)

    Rileva che la contiguità ad un'organizzazione criminale può emergere anche da comportamenti percepibili come indicativi di compartecipazione e può giustificare la mancata riparazione.

  • Sezioni Unite, n. 32383 del 27/05/2010 (D'Ambrosio)

    Sottolinea che il giudizio per la riparazione è autonomo rispetto al giudizio di merito: la verifica della colpa grave va fatta ex ante sulle emergenze investigative e non è automaticamente superata dall'assoluzione.

  • Giurisprudenza più recente citata (es. Samyang Bakari, Messina Maria, Calzaretta)

    Conferma l'orientamento secondo cui rapporti economici o personali con soggetti dediti ad attività illecite possono costituire colpa grave ostativa alla riparazione, se emergono come indicatori di contiguità non spiegati dall'interessato.

Massime di principio

  • Il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione è escluso se emerge una colpa grave: non è necessario il dolo, ma una condotta caratterizzata da macroscopica negligenza o imprudenza che poteva prevedibilmente provocare l'intervento giudiziario.
  • Il giudice della riparazione valuta la condotta ex ante alla luce delle emergenze investigative; l'assoluzione nel giudizio penale non impedisce che la stessa condotta sia ritenuta grave colposa ai fini della riparazione, se le emergenze non sono state neutralizzate.
  • Frequentazioni o rapporti (anche economici) con soggetti notoriamente dediti ad attività criminali, soprattutto se avvenuti in contesti e tempi compatibili con la partecipazione all'attività illecita e se non adeguatamente giustificati, possono essere valutati come indici di contiguità tali da escludere la riparazione.
  • Chi richiede la riparazione ha l'onere (di fatto) di fornire chiarimenti tempestivi e credibili sulle relazioni sospette: l'assenza di adeguate spiegazioni o la presenza di elementi concreti (es. utenze dedicate, consegna di telefoni) rafforzano l'ipotesi di colpa grave.
  • In sede di cassazione il controllo è limitato alla correttezza logico‑giuridica della motivazione del giudice di merito; le valutazioni di fatto e l'apprezzamento della gravità della colpa restano in capo al giudice di merito.

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