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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38348/2022 del 11/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore contestava la illegittima concessione, da parte del G.i.p., della sospensione condizionale della pena a Roberto Buldrini quando tale beneficio non era parte dell'accordo di patteggiamento e il pubblico ministero aveva espressamente negato il proprio consenso in udienza; i ricorrenti imputati (Sumair e Lleshi) avevano invece dedotto carenza di motivazione in relazione alla mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore limitatamente a Buldrini: ha annullato senza rinvio la sentenza per quel punto, eliminando la sospensione condizionale della pena. Ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Ilir Lleshi e Muhammad Sumair (le relative doglianze esulano dalle questioni proponibili avverso il patteggiamento) e ha condannato i ricorrenti imputati al pagamento delle spese processuali e degli oneri disposti nella motivazione/dispositivo

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento); la sentenza impugnata è stata resa ai sensi di questa disposizione per l'accordo raggiunto tra parti

  • art. 73, commi 1 e 4, e art. 80 d.P.R. n. 309/1990

    Norme che definiscono e sanzionano il reato di traffico illecito di sostanze stupefacenti, rispetto al quale sono state comminate le pene concordate

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dai difensori per la mancata applicazione; la Corte ha ritenuto però che la relativa doglianza non fosse proponibile nell'ambito dell'impugnazione consentita per le sentenze patteggiate

  • art. 620, lett. l) cod. proc. pen.

    Secondo la Corte, l'annullamento senza rinvio comporta l'eliminazione del beneficio (qui: la sospensione condizionale) ai sensi di questa disposizione

  • art. 448, comma 2-bis cod. proc. pen.

    Limita le materie e i motivi proponibili con il ricorso avverso la sentenza emessa ai sensi dell'art. 444; la Corte l'ha invocata per dichiarare inammissibili i ricorsi dei due imputati le cui doglianze esulavano dall'elenco di questioni consentite

Massime di principio

  • In caso di patteggiamento (art. 444 c.p.p.) il giudice non può concedere benefici (es. sospensione condizionale della pena) che non siano parte integrante dell'accordo né che non siano stati espressamente devoluti alla sua discrezionalità da entrambe le parti
  • Se il pubblico ministero in udienza dichiara il mancato consenso a un beneficio richiesto unilateralmente dal difensore, il giudice non può accordare quel beneficio d'ufficio
  • L'annullamento senza rinvio della sentenza di patteggiamento comporta anche l'eliminazione del beneficio indebitamente concesso (art. 620 lett. l))
  • I ricorsi avverso le sentenze di patteggiamento sono soggetti ai limiti di cui all'art. 448, comma 2-bis c.p.p.; quindi molte doglianze (p.es. generiche censure di motivazione non rientranti nei motivi espressamente consentiti) possono essere dichiarate inammissibili
  • Pratica consigliata: nel negoziato difensore e PM devono chiarire in udienza tutti i profili relativi ai benefici e, se si vuole che il giudice possa valutare determinati benefici, occorre inserirli esplicitamente nell'accordo o devolvere espressamente la questione al giudice

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