Cassazione Penale, Sentenza n. 38158/2022 del 11/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Domanda di riparazione per ingiusta detenzione per la custodia cautelare in carcere dal 01/02/2014 al 14/05/2014 e arresti domiciliari fino al 07/11/2014; imputato per utilizzo fraudolento di carte di credito in concorso con Cristinel Popescu. All'arresto venivano sequestrate due carte intestate al Vasa e uno scontrino POS relativo a una transazione negata con numero parziale ...8952; perizia accertava che le carte in possesso del Vasa erano autentiche e non erano state usate per la transazione, la quale era stata compiuta con carta clonata appartenente a terzi; il Vasa fu poi assolto nel giudizio di merito, ma il giudice della riparazione ritenne che il possesso dello scontrino dimostrasse una condotta di grave imprudenza/negligenza idonea a concorrere alla misura cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso l'ordinanza della Corte di appello di Roma che aveva rigettato la domanda di riparazione. Il Collegio ha ritenuto corretta e logica la valutazione del giudice della riparazione, che ha escluso l'indennizzo sulla base dell'art. 314 c.p.p. per la ricorrenza di condotta costituita da grave negligenza o imprudenza (possesso dello scontrino connesso all'uso di carta clonata e circostanze del fermo) idonea a creare l'apparenza di responsabilità penale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e al rimborso delle spese dell'amministrazione resistente per complessivi euro 1.000.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte interpreta la norma nel senso che l'indennizzo è escluso quando la detenzione sia stata causata o aggravata da dolo o colpa grave del detenuto, valutata in termini oggettivi (componente materiale della colpa) e secondo il parametro dell'id quod plerumque accidit. Il giudice della riparazione esercita valutazione autonoma e ampia sui fatti per accertare l'esistenza di condotte ostative.
Giurisprudenza consolidata (Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013; Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 - Sarnataro)
Principi richiamati: a) il giudice della riparazione valuta autonomamente, su base ex ante, se la condotta abbia creato la falsa apparenza di illecito penale; b) la colpa rilevante ai fini dell'esclusione dell'indennizzo non coincide con la colpa penale ma è un parametro oggettivo di prevedibilità e gravità della condotta; c) è legittimo valorizzare elementi probatori del processo penale anche se non idonei a reggere una condanna.
Massime di principio
- La rinuncia o l'assoluzione nel processo penale non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo: il giudice della riparazione valuta autonomamente se la condotta dell'interessato abbia concorso, con dolo o colpa grave, a causare la misura cautelare.
- La "colpa" ostativa all'indennizzo è valutata oggettivamente (componente materiale) sul parametro dell'id quod plerumque accidit: comportamenti prevedibilmente idonei a ingenerare un intervento delle autorità possono escludere la riparazione anche in assenza di responsabilità penale.
- Il possesso di indizi materiali riconducibili all'illecito (es. scontrino collegato a carta clonata) può essere ritenuto indice di condotta negligente o imprudente sufficiente a escludere l'indennizzo se, valutato ex ante, rende credibile la misura cautelare.
- Nel chiedere la riparazione è cruciale documentare e contestare concretamente l'elemento materiale che ha determinato l'arresto (catena di custodia, attribuzione del materiale, chiarimenti sulle modalità di rinvenimento) per impedire che il giudice della riparazione valorizzi indicatori ostativi.
- L'assenza di indicazione precisa nell'imputazione (ad esempio quale carta sia stata oggetto di frode) può portare a nullità o assoluzione nel merito, ma non impedisce al giudice della riparazione di valutare se la condotta del detenuto abbia creato apparenza di colpevolezza.
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