Cassazione Penale, Sentenza n. 42269/2022 del 09/11/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla misura cautelare della custodia in carcere subita dal 21/10/2011 al 30/03/2012 nell'ambito di un procedimento per tentata estorsione in concorso; impugnazione dell'ordinanza della Corte d'Appello di Roma che aveva rigettato la domanda ritenendo che la ricorrente avesse dato causa, per colpa grave, alla misura cautelare sulla base delle dichiarazioni delle persone offese e delle dichiarazioni rese dalla ricorrente nell'interrogatorio di garanzia (mancata indicazione dell'amica e relativo indirizzo a Gallese). Il ricorso per cassazione deduce inosservanza dell'art. 314 c.p.p. e carenza/contraddittorietà della motivazione in relazione al requisito della colpa grave.
La decisione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata per vizio di motivazione, ritenendo insufficiente la valutazione della Corte territoriale circa la "colpa grave" della ricorrente. In particolare la Cassazione ha ritenuto che la motivazione fosse apodittica perché si era limitata a valorizzare le dichiarazioni accusatorie delle persone offese e la mancanza di particolari nell'interrogatorio, senza indicare in concreto condotte gravemente colpose anteriori o consequenziali alla misura che potessero dimostrare un'incidenza causale sul mantenimento della custodia cautelare. Rinvio alla Corte d'Appello di Roma per nuovo giudizio; regolazione delle spese tra le parti private demandata al giudice del rinvio.
Norme richiamate
"chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave"
Stabilisce il diritto all'equa riparazione per chi è prosciolto/assolto salvo che abbia dato causa alla custodia per dolo o colpa grave; la verifica dell'assenza di causa (dolo/colpa grave) è condizione necessaria e va accertata d'ufficio dal giudice.
Fornisce la nozione di colpa (negligenza, imprudenza, imperizia); nel contesto dell'art. 314 c.p.p. la "colpa grave" ostativa alla riparazione corrisponde a condotte macroscopicamente negligenti o imprudenti che abbiano prevedibilmente determinato l'intervento dell'autorità giudiziaria e la misura cautelare.
Richiamato in relazione all'acquisizione delle dichiarazioni della persona offesa; la giurisprudenza e il provvedimento di merito hanno ritenuto che la irreperibilità di persona senza fissa dimora potesse essere prevedibile, incidendo sulla possibilità di acquisire le sue dichiarazioni.
Massime di principio
- Il diritto all'equa riparazione sussiste se il prosciolto/assolto non ha dato causa alla custodia per dolo o per colpa grave; il giudice deve accertare tale esclusione d'ufficio.
- La "colpa grave" significa una condotta macroscopicamente negligente o imprudente che, pur non volontaria, era prevedibile e idonea a causare l'intervento dell'autorità giudiziaria e l'adozione o il mantenimento di una misura cautelare.
- Nella valutazione della colpa grave il giudice deve considerare la condotta dell'interessato sia prima sia dopo l'adozione della misura e al momento della conoscenza del procedimento a suo carico.
- Non è sufficiente una motivazione generica che si limiti a valorizzare le dichiarazioni accusatorie altrui: occorre indicare in modo concreto e specifico quali comportamenti dell'indagato abbiano inciso causalmente sulla misura cautelare.
- In caso di carenza motivazionale riguardo alla rilevanza di condotte colpose, la Corte di Cassazione annulla e rinvia per un nuovo esame di merito.
- La difesa, in situazioni analoghe, dovrebbe dimostrare che eventuali omissioni o imprecisioni nelle dichiarazioni non sono state causa efficiente della misura cautelare, e sollecitare che il giudice espliciti la catena causale tra condotta e misura.
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