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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39501/2022 del 19/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ravetta impugna la sentenza del Tribunale di Asti che lo aveva assolto dagli artt. 186, comma 7, e 187, comma 8, d.lgs. 30/04/1992 n.285. Lamenta vizio di motivazione perché il giudice nella parte motiva ha affermato che i reati non sussistono ma ha adottato nel dispositivo la formula "perché il fatto non costituisce reato"; deduce inoltre violazione di legge perché quella formula presuppone l'accertamento di una causa di giustificazione, mentre nel caso sarebbe stata accertata l'assenza dell'elemento oggettivo (non corrispondenza della condotta a quella descritta dalla norma).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse concreto ai sensi dell'art. 568 c.p.p., rilevando che il ricorrente non ha dedotto in che modo la formula assolutoria adottata gli arrechi pregiudizio extrapenale che la revisione della sentenza potrebbe eliminare. Di conseguenza la Corte non ha esaminato il merito delle censure sulla motivazione o sulla corretta formula di assoluzione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., tenuto conto della sentenza della Corte Costituzionale n.186/2000 e della mancanza di colpa grave nella proposizione del ricorso.

Norme richiamate

  • art.186, comma 7, d.lgs. 30/04/1992 n.285

    Norma del Codice della Strada riferita a guida in stato di ebbrezza (ipotesi aggravata); citata quale fattispecie contestata all'imputato

  • art.187, comma 8, d.lgs. 30/04/1992 n.285

    Norma del Codice della Strada relativa alla guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti (ipotesi aggravata); citata quale fattispecie contestata all'imputato

  • art.568 c.p.p.

    Stabilisce i requisiti di ammissibilità del ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto che il ricorso non indicava un interesse concreto e pertanto era inammissibile

  • art.530, comma 2, c.p.p.

    Disciplina la sentenza di assoluzione con formula favorevole e la sua portata; la giurisprudenza citata distingue diverse formule («perché il fatto non sussiste» vs «perché il fatto non costituisce reato») in relazione agli effetti extrapenali

  • artt.651, 652, 653, 654 c.p.p.

    Norme che collegano gli effetti del giudicato penale a giudizi civili, amministrativi e disciplinari; la Corte ha richiamato tali articoli per spiegare perché la diversa formula assolutoria può produrre effetti diversi in altri ambiti e dunque giustificare l'interesse ad impugnare

  • art.616 c.p.p.

    Consente la condanna al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende in caso di ricorso inammissibile; applicata per l'ordinamento della sanzione di euro 3.000,00

  • Sentenza Corte Costituzionale n.186 del 13/06/2000

    Richiamata per motivare la determinazione della somma da versare e per escludere la responsabilità per comportamento gravemente colposo del ricorrente nella proposizione del ricorso

Massime di principio

  • L'interesse ad impugnare una sentenza di assoluzione per ottenere una formula più favorevole deve essere concreto e collegato a pregiudizi extrapenali che la modifica del dispositivo potrebbe eliminare; senza tale allegazione il ricorso è inammissibile.
  • Le diverse formule assolutorie hanno effetti giuridici diversi in ambito civile, amministrativo e disciplinare: "perché il fatto non sussiste" è più favorevole di "perché il fatto non costituisce reato" e può giustificare l'impugnazione se dimostrato un danno extrapenale.
  • Se il motivo di impugnazione è tecnico (es. scelta errata della formula assolutoria o vizio di motivazione), il ricorrente deve esplicitare come tale vizio gli crei un pregiudizio concreto al di fuori del processo penale per superare il filtro di ammissibilità.
  • In mancanza di un'adeguata deduzione dell'interesse concreto, la Corte di Cassazione non entra nel merito e dichiara inammissibile il ricorso, con possibile condanna alle spese e al versamento alla Cassa delle Ammende.
  • È utile, prima di proporre ricorso contro una sentenza assolutoria con formula non ottimale, valutare e documentare i possibili riflessi in giudizi civili, amministrativi o disciplinari per dimostrare l'interesse a ottenere una diversa formula di proscioglimento.

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