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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35874/2023 del 28/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che li ha confermati colpevoli per i reati di usura, estorsione e tentata estorsione (con unificazione per continuazione). Le censure principali mirano a ottenere la rinnovazione dell'istruttoria (acquisizione di una consulenza tecnica di parte e escussione della persona offesa), a contestare la valutazione delle prove e la motivazione della Corte territoriale (presunto travisamento delle intercettazioni, incongruenze tra le dichiarazioni, mancata considerazione dell'ordinanza del riesame), a chiedere la riqualificazione di alcuni fatti (es. esercizio arbitrario delle proprie ragioni ex art. 393 cod. pen.) e a contestare il calcolo della pena e il mancato riconoscimento di attenuanti o l'applicazione di aggravanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto manifestamente infondati i motivi relativi alla tardiva richiesta di acquisizione della consulenza di parte e alla necessità di nuovi approfondimenti nel giudizio di appello, richiamando la limitazione dei poteri istruttori nel giudizio abbreviato d'appello e la discrezionalità del giudice nell'ammettere prove solo se necessarie. Ha inoltre escluso la rilevabilità in cassazione di una rivalutazione del merito e del parametro di valutazione delle fonti probatorie salvo vizi di motivazione evidenti; ha ritenuto corrette le valutazioni di merito sull'attendibilità della persona offesa, sulla sussistenza delle aggravanti (stato di bisogno e destinazione a attività imprenditoriale) e sulla consumazione continuata del reato di usura; ha ritenuto non sussistente né l'assorbimento di alcuni capi né la desistenza dall'attività delittuosa. Sono state confermate le condanne e la rideterminazione delle pene in appello; i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende e a rifondere le spese di rappresentanza e difesa delle parti civili/altre spese come disposto.

Norme richiamate

  • art. 441 cod. proc. pen.

    Regola il giudizio abbreviato e rinvia all'udienza preliminare per le relative disposizioni; la Corte ricorda che, una volta scelto il rito abbreviato incondizionato, la acquisizione di atti e documenti extra-fascicolo è possibile solo se ammessi prima dell'inizio della discussione e rimane nel potere discrezionale del giudice

  • art. 421, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato per affermare che i difensori possono utilizzare atti e documenti ammessi dal giudice prima della discussione; ribadisce i limiti all'uso di documenti esterni nel rito abbreviato

  • art. 416, comma 2 cod. proc. pen.

    Cita la differenza tra fascicolo del pubblico ministero e altri atti utilizzabili in dibattimento, utile per delimitare quali documenti potevano essere assunti

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Norma che regola l'integrazione istruttoria in appello nel rito abbreviato; la Corte ricorda che il potere di integrazione è limitato alle lacune strutturali e alla assoluta necessità ai fini della decisione, non può essere usato per esplorare nuove piste probatorie

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato nelle censure sulla valutazione delle prove; la Corte precisa che eventuali violazioni dell'art. 192 sono valutabili in cassazione solo nei termini di vizio di motivazione (art. 606, lett. e) ), non come nuova rilettura del fatto

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Funge da parametro per i limiti del sindacato in Cassazione: la Corte ricorda che non può rinnovare la valutazione del merito e può sindacare la motivazione solo per specifici vizi indicati dall'art. 606

  • art. 629 cod. pen.

    Norma sull'estorsione: richiamata per le contestazioni sui capi relativi alle minacce e alle condotte violente; la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione e la valutazione degli elementi costitutivi del reato

  • art. 644 cod. pen.

    Norma sull'usura e relative aggravanti (comma 5, n. 3 e 4): la Corte conferma che lo stato di bisogno e la destinazione a attività imprenditoriale possono sussistere anche in forme meno estreme e che l'usura è reato a consumazione prolungata

  • art. 393 cod. pen.

    Esercizio arbitrario delle ragioni proprie: la Corte rileva la differenza fra questa fattispecie e l'estorsione e conferma che, nel caso concreto, mancavano i presupposti per ritenere le condotte riconducibili a esercizio arbitrario

  • art. 81 cod. pen.

    Regola il cumulo giuridico/continuazione: utilizzata nella determinazione della pena complessiva e per il rispetto del divieto di reformatio in peius nella determinazione del trattamento sanzionatorio

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la liquidazione delle spese: la Corte condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla somma dovuta alla Cassa delle ammende

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per i limiti della motivazione in cassazione e per motivare la decisione sintetica della Corte, limitando la trattazione ai soli punti necessari

  • art. 569 cod. proc. pen.

    Norma sul ricorso immediato del pubblico ministero; citata nel contesto del controllo sulla determinazione della pena e delle censure del PM

  • art. 111 Cost.

    Richiamato dalla giurisprudenza invocata per ricordare il principio del giusto processo e la formazione della prova nel contraddittorio; usato per giustificare la separazione tra fase cautelare e processo

Massime di principio

  • Nel giudizio abbreviato d'appello le richieste di integrazione probatoria da parte dell'imputato sono limitate: il giudice può disporre acquisizioni solo se strettamente necessarie per colmare lacune 'strutturali' e non per esplorare nuove piste difensive.
  • La consulenza tecnica di parte preesistente al processo non è automaticamente prova "sopravvenuta": se richiesta tardivamente nel rito abbreviato può essere dichiarata inammissibile se non indispensabile alla decisione.
  • La Corte di Cassazione non è un terzo grado di merito: non può rivedere la valutazione delle prove o la scelta tra versioni contrastanti salvo che emergano vizi di motivazione manifesti, travisamento della prova o violazioni di legge espressamente ricondotte ai limiti dell'art. 606 c.p.p.
  • Le contestazioni relative all'art. 192 c.p.p. (onere motivazionale) possono essere censurate in cassazione solo come vizio di motivazione nei limiti dell'art. 606, lett. e), e non come semplice diversa valutazione del fatto.
  • L'usura è reato a consumazione protratta: atti e pagamenti compiuti nel tempo possono costituire momenti consumativi; una successiva rinuncia agli interessi non cancella i reati già consumati.
  • Lo stato di bisogno e la destinazione delle somme a attività imprenditoriale come aggravanti dell'usura devono essere valutate nel loro concreto significato e possono desumersi anche da elementi indiretti (proteste, incapacità di pagare, uso delle somme).
  • Le richieste ripetute in cassazione di questioni già ampiamente discusse e rigettate in appello, se non specifiche e argomentate rispetto alla motivazione impugnata, sono aspecifiche e portano all'inammissibilità del ricorso.
  • Il divieto di reformatio in peius e le regole sul calcolo della pena in caso di continuazione devono essere osservati; la Corte verifica che la determinazione della pena sia coerente con i principi consolidati (es. Sez. U. Ciabotti) ma non sostituisce il giudice di merito in questa funzione

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