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Cassazione Penale, Ordinanza n. 03561/2026 del 28/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Conseguentemente condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p. La decisione di merito resta quindi ferma.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna una sentenza del Tribunale di Milano relativa a una condanna per detenzione di sostanze stupefacenti, contestando: 1) il riconoscimento del concorso nella detenzione della droga rinvenuta nella camera da letto condivisa con il coniuge; 2) il mancato riconoscimento dell'ipotesi di lieve entità di cui al comma 5 dell'art. 73 d.P.R. 309/1990; 3) il trattamento sanzionatorio; 4) il mancato riconoscimento della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. La Corte rileva che le doglianze mirano in realtà a ottenere una diversa ricostruzione del fatto e una diversa valutazione del compendio probatorio, profili riservati al giudice di merito e non sindacabili in cassazione quando la motivazione impugnata sia congrua e logicamente coerente.

Norme richiamate

  • art. 593, co. 3 c.p.p.

    Le doglianze formulate come appello, una volta riqualificate in ricorso per cassazione, non possono introdurre censure di merito su fatto e prova, perché in cassazione sono deducibili solo vizi consentiti dal giudizio di legittimità.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    L'ipotesi di lieve entità va valutata tenendo conto congiuntamente di tutti i parametri normativi: qualità e quantità della sostanza, mezzi, modalità e circostanze dell'azione; se uno degli indici risulta negativamente assorbente, le altre considerazioni non incidono sull'esclusione della fattispecie lieve.

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è rimessa a una valutazione di merito, non censurabile in cassazione se sorretta da motivazione sufficiente e logica.

  • art. 616 c.p.p.

    Dalla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono ammissibili doglianze che, sotto la veste di violazioni di legge o vizi motivazionali, mirino in realtà a ottenere una nuova valutazione del fatto e delle prove.
  • Il concorso nel reato di detenzione di stupefacenti può essere integrato anche da un contributo soltanto morale o agevolativo, purché idoneo a facilitare la condotta di detenzione.
  • L'ipotesi di lieve entità in materia di stupefacenti richiede una valutazione complessiva e non atomistica dei parametri legali; la presenza di elementi particolarmente gravi o significativi può da sola escluderne l'applicazione.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è oggetto di apprezzamento discrezionale del giudice di merito e non può essere sostituita, in cassazione, da una diversa lettura del ruolo dell'imputato se la motivazione è congrua.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta automaticamente le conseguenze economiche previste dall'art. 616 c.p.p.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioniCause di non punibilità
RamiStupefacentiProcesso penaleParte generale
SottomaterieLieve entità
IstitutiConcorso di personeParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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