Sentenza n. 13500/2026 - Roma, Sezione 1Q
per l'annullamento della comunicazione prot. 23509/2023, notificata a mezzo pec il 3/3/2023 con cui il Comune di Pomezia rigettava la richiesta di avvio del procedimento ex art. 42-bis del TUES.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di avvio del procedimento di acquisizione sanante ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Le ricorrenti hanno impugnato la comunicazione comunale che negava l'avvio del procedimento ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, relativo a numerose particelle asseritamente occupate e trasformate dal Comune mediante la realizzazione di strade e altre opere pubbliche. La vicenda traeva origine da una convenzione urbanistica del 1959, da successive transazioni e da ulteriori accordi, alcuni dei quali prevedevano cessioni di aree, realizzazione di opere di urbanizzazione, comodati o facoltà del Comune di acquisire le strade. Le ricorrenti hanno dedotto: violazione del contraddittorio e dell'art. 10-bis l. 241/1990, per mancata comunicazione dei motivi ostativi; violazione dell'art. 3 l. 241/1990, carenza di motivazione, illogicità e perplessità; violazione dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001 e del principio di buon andamento, sostenendo che il Comune, accertata l'occupazione senza titolo, avrebbe dovuto acquisire i beni ai sensi dell'art. 42-bis oppure restituirli, anziché negare ogni intervento. È stata inoltre valorizzata una nota comunale del 2010, nella quale si dava atto dell'esistenza di opere pubbliche su terreni ancora formalmente intestati alla dante causa, nonché una relazione tecnica del 2017-2018 sulla ricognizione delle aree.
La decisione
Il TAR ha rigettato il ricorso. Quanto alla dedotta violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990, ha ritenuto applicabile il principio secondo cui il procedimento di acquisizione sanante non è procedimento ad istanza di parte, ma officioso; pertanto, la sollecitazione del privato non rende applicabile il preavviso di rigetto quando l'amministrazione non intenda esercitare il potere ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001. Nel merito, il Collegio ha ritenuto adeguato il riscontro comunale, osservando che l'istanza indicava numerose particelle in modo generico, senza dimostrare, per ciascuna, l'effettiva apprensione totale o parziale, le opere concretamente realizzate, la tempistica dell'occupazione, l'assenza di un titolo legittimante e la precisa situazione giuridica derivante dalla lottizzazione originaria, dalle convenzioni e dalle transazioni intervenute. La nota comunale del 2010 è stata giudicata generica e non idonea a provare, per ogni particella, lo spossessamento sine titulo; neppure la relazione tecnica del 2017-2018 è stata ritenuta decisiva, perché non formalmente recepita e fatta propria dal Comune. Il diniego è quindi risultato immune da censure, ferma la facoltà delle ricorrenti di presentare una nuova istanza circostanziata e adeguatamente documentata. Le spese sono state compensate per la complessità della controversia.
Norme richiamate
La procedura di acquisizione sanante ha natura officiosa e non configura un procedimento a istanza di parte; l'amministrazione può quindi non darvi corso, purché il relativo riscontro sia adeguato rispetto alla situazione rappresentata e alla documentazione disponibile.
Il preavviso di rigetto non si applica alla mera sollecitazione del privato ad attivare il potere officioso di acquisizione sanante, quando l'amministrazione non intenda esercitarlo.
Il provvedimento di diniego è motivato adeguatamente quando ricostruisce gli accordi e i titoli rilevanti e spiega l'insufficienza della rappresentazione delle particelle e dell'asserita occupazione senza titolo.
Il precedente giudizio avverso il silenzio è divenuto improcedibile dopo l'adozione del provvedimento espresso di diniego, successivamente impugnato con il ricorso definito dalla sentenza.
Massime di principio
- Il procedimento di acquisizione sanante previsto dall'art. 42-bis d.P.R. 327/2001 è officioso e non a iniziativa di parte; la richiesta del proprietario di esercitare il relativo potere non rende applicabile l'art. 10-bis l. 241/1990 se l'amministrazione decide di non avviare il procedimento.
- Il diniego di attivazione del procedimento ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 è legittimo quando l'istanza del proprietario individua numerose particelle in modo indistinto e non documenta, per ciascuna, l'apprensione totale o parziale, le opere realizzate, l'assenza di un titolo legittimante e la specifica situazione derivante da precedenti convenzioni, lottizzazioni e transazioni.
- La documentazione amministrativa generica sull'esistenza di opere pubbliche su terreni formalmente privati non dimostra, da sola, lo spossessamento sine titulo di ciascuna particella, né impone all'amministrazione di avviare il procedimento di acquisizione sanante.
- Una relazione tecnica predisposta da un incaricato dell'amministrazione, ma non formalmente recepita né fatta propria dall'ente, non è di per sé sufficiente a fondare la prova dell'occupazione illegittima e dei relativi presupposti particellari.
- La reiezione di un'istanza generica di acquisizione sanante non preclude al proprietario la presentazione di una nuova istanza, purché essa individui e comprovi analiticamente, per ogni particella, l'occupazione, l'opera pubblica e l'assenza di un titolo legittimante, tenendo conto degli accordi precedentemente intervenuti.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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