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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30590/2025 del 12/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Europeo Delegato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Milano del 27/12/2024 che, accogliendo la richiesta di riesame di De Marco, aveva annullato l'ordinanza del GIP del 21/10/2024 che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per De Marco (per reati tra cui artt. 416 e 416-bis c.p. e reati tributari previsti dal d.lgs. n.74/2000). Il ricorso in Cassazione si fonda su due censure principali: (1) contraddittorietà e illogicità della motivazione del Tribunale rispetto al fatto che il GIP aveva in realtà fornito valutazioni proprie, sebbene per relationem incorporando la richiesta del P.M.; (2) errata applicazione delle norme processuali (art. 272, art. 292 comma 2 lett. c), art. 309 comma 9 c.p.p.) in tema di adeguatezza della motivazione e del requisito dell'autonoma valutazione del quadro indiziario e delle esigenze cautelari.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Europeo Delegato ritenendolo fondato. Ha richiamato l'orientamento consolidato secondo cui la motivazione 'per relationem' è legittima se il giudice dimostra di aver preso cognizione e valutato criticamente le ragioni richiamate e se, quando il provvedimento si discosta dalla richiesta, emerge una autonoma valutazione. Nel caso concreto la Corte ha ritenuto che il GIP avesse effettivamente compiuto valutazioni autonome (evidenziate anche dal Tribunale stesso: rigetti e riqualificazioni per specifici capi, diversa graduazione delle misure, ecc.) e che il Tribunale di Milano avesse errato nel dichiarare la motivazione insufficiente. Perciò la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata del Tribunale e ha disposto il rinvio per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    primo comma, lett. e) e lett. b)

    Norma che indica i motivi di ricorso per cassazione: contrasto per contraddittorietà/illogicità della motivazione (lett. e) e violazione/errata applicazione di norme processuali (lett. b)).

  • art. 292 c.p.p.

    comma 1, lett. c) e comma 2, lett. c)

    Imposta l'obbligo di autonoma motivazione del giudice sulle esigenze cautelari e sui gravi indizi; la Corte interpreta che l'obbligo è assolto anche con motivazione per relationem quando emerga conoscenza critica degli atti e vi siano segni di valutazione autonoma (es. diniego parziale, diversa graduazione delle misure).

  • art. 272 c.p.p.

    Disciplina i requisiti formali e sostanziali della motivazione; nel caso è richiamata nella censura per l'adeguatezza e completezza della motivazione del provvedimento cautelare.

  • art. 309 c.p.p.

    Riguarda le misure cautelari personali e le modalità di decisione; è richiamato nel contesto dell'obbligo motivazionale relativo alla scelta e adeguatezza della misura cautelare.

  • art. 416 e art. 416-bis c.p.

    Norme sostanziali che individuano, rispettivamente, il delitto di associazione per delinquere e la fattispecie di associazione di tipo mafioso; sono tra le imputazioni a carico dell'indagato e rilevanti ai fini della valutazione della gravità indiziaria.

  • d.lgs. n. 74/2000

    art. 8 (richiamato nei capi di imputazione)

    Rilevato per i reati tributari contestati; contribuisce alla valutazione complessiva del quadro indiziario e delle esigenze cautelari.

Massime di principio

  • La motivazione per relationem è valida se il giudice dimostra di aver effettivamente preso cognizione e valutato criticamente l'atto richiamato; non è invalida solo perche' contiene parti riprese dalla richiesta del P.M.
  • Il rifiuto totale o parziale di una parte delle richieste cautelari (o diversa graduazione delle misure) costituisce indice di autonoma valutazione critica del giudice, utile a sanare la tecnica del 'copia-incolla'.
  • Quando il giudice adotta per relationem la richiesta del P.M., è comunque necessario che emergano elementi che provino la non mera adesione acritica (es. riqualificazioni, rigetti, precisazioni), altrimenti la motivazione può essere integrata dal giudice del riesame.
  • Il Tribunale di riesame può integrare o colmare carenze motivazionali dell'ordinanza cautelare solo se questa contiene elementi minimi utili; quando la motivazione è del tutto assente o priva di qualsiasi vaglio critico l'ordinanza è invece invalida.
  • Le contestazioni su circostanze aggravanti (es. transnazionalità) possono essere ininfluenti ai fini della legittimità della misura se la loro presenza/non presenza non incide sull'an o sul quomodo della cautela disposta.
  • Per il P.M.: un ricorso per cassazione per contraddittorietà o errata applicazione delle norme processuali è efficace quando si dimostra che il giudice del riesame ha frainteso o applicato in modo restrittivo i principi che consentono la motivazione per relationem.
  • Per la difesa: è utile evidenziare ogni elemento che dimostri l'assenza di valutazione autonoma (assenza di rigetti, mancanza di precisazioni su indici e esigenze cautelari) per ottenere l'annullamento della misura o l'integrazione della motivazione in sede di riesame.
  • In situazioni complesse con molte imputazioni e indagati, l'identità di struttura tra sotto-articolazioni può giustificare motivazioni analoghe per più capi, ma il giudice deve comunque mostrare di aver esaminato criticamente i singoli profili rilevanti per la misura.

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